Allattare a richiesta: non solo nutrimento

Allattare a richiesta: non solo nutrimento

Allattare a richiesta: non solo nutrimento

Che cosa significa allattare a richiesta? Tutti ne parlano; ma in pratica?

A volte si sente dire: “Do il seno tutte le volte che il bambino ha fame”. Oppure: “Lo allatto tutte le volte che piange”. O anche, a volte, la donna si sente consigliare di allattare a richiesta, sì, ma senza superare un dato intervallo minimo fra le poppate, altrimenti “usa il seno come fosse un ciuccio”.

C’è questa idea che il seno serva solo per mangiare, mentre per tutte le altre necessità il bambino debba sbrigarsela in altro modo: con il ciuccio, con la tisana, o semplicemente imparando a prendere sonno o calmarsi da solo.

Ma la natura non funziona così. Il latte materno ha molte funzioni e non solo quella nutritiva, e il seno è un modo completo per accudire il bambino.

Allattare a richiesta non richiede regole condizionate da orari o interpretazioni di ogni pianto per capire se è “da fame” oppure per altri motivi. In effetti, è una faccenda molto semplice. Allattare a richiesta significa offrire il seno ogni volta che il bambino mostra di voler poppare. Ovvero quando il neonato è attivo, agitato, o semplicemente cerca con la bocca, si succhia le manine, fa schiocchi con la lingua, suzioni a vuoto, oppure è un po’ nervoso, niente di più naturale che prenderlo in braccio; ed ecco, si gira verso il seno, e se la mamma lo offre il bebè si attacca felicemente. Ecco, questo è allattamento a richiesta. Non ha a che fare con la frequenza, durata o altre modalità delle poppate, è un concetto semplice. Al segnale del bambino segue l’offerta del seno.

A richiesta significa quindi che il bambino ha libero accesso al seno, tutte le volte e per quanto tempo desidera. Non c’è una regola che dice di dare un solo seno per volta, o di dare un seno per tot minuti, o di arrivare al seno per esclusione, dopo aver cercato di calmare il bambino cambiandolo, cullandolo o offrendogli alternative.

Non solo cibo

In effetti, la vera rivoluzione, il cambio di prospettiva, è capire e accettare l’idea che l’allattamento non è solo un modo per nutrire. Non si ripeterà mai abbastanza! La natura non fa differenza fra fame e coccole, dato che quale sia il motivo per cui il bambino si attacca, ogni volta prende il latte che gli serve!

Ridurre il significato delle poppate a semplici “pasti” ha causato tanti danni e incomprensioni sulla funzione dell’allattamento e la fisiologia della lattazione.

E con “non solo nutritivo” non si intende soltanto l’aspetto psicologico, di conforto e coccole (che pure c’è ed è fondamentale): stiamo parlando della modulazione del sistema neuro-endocrino immunitario del bambino, che permette al suo organismo di svilupparsi in modo fisiologico e sano, proteggendo così il bambino da innumerevoli malattie e problemi di salute non solo nell’immediato, cioè durante la fase dell’allattamento, ma anche quando sarà più grande e persino nell’età adulta; e allo stesso modo proteggendo sua madre da molte patologie, come tumori agli organi riproduttivi, osteoporosi e malattie cardiovascolari – tanto per nominarne alcune.

Allattare a richiesta è il modo fisiologico di accudire il bambino, soddisfacendo tra l’altro tutto il suo bisogno di suzione. Infatti succhiare il seno, che è un tessuto morbido (a differenza di qualsiasi altro oggetto), permette il modellamento corretto delle sue arcate dentali e strutture orali. Solo in questo modo il potenziale dell’allattamento viene attivato completamente.

Il bambino non va al seno solo per nutrirsi: va per dissetarsi, curarsi, assumere ormoni, enzimi, anticorpi, fattori di crescita, tranquillanti, per sviluppare la sua mandibola, per calore, contatto, conforto…. l’elenco è lunghissimo. Ecco perché allattare non può che essere a richiesta, ovvero libero accesso al seno, quando il bambino vuole e per tutto il tempo che vuole.

E se il bambino è “buono” e non chiede di poppare? Se dorme molto, non piange ed è molto tranquillo?

Non è sempre un gran vantaggio, ma potrebbe essere il segnale che quel bambino non si sta alimentando adeguatamente e che stia “risparmiando le forze”; è bene in quel caso controllare tutti i segni (peso, pannolini) per verificare che riceva un sufficiente apporto di latte (per capire se un bambino si sta nutrendo abbastanza, vedere qui).

L’allattamento a richiesta, per funzionare, ha bisogno che il bambino chieda! Se la richiesta è scarsa e il bambino si sta alimentando poco, l’allattamento dovrà essere a offerta, cioè sarà la mamma a svegliare il bambino e farlo poppare un numero sufficiente di volte.

Seguire i segnali

Una certa resistenza ad allattare “a richiesta” nasce da una reazione al termine, che dà l’idea di un dare e un ricevere a senso unico, di un bambino che pretende e una mamma che acconsente a donarsi al bambino senza riserve.

Questa idea distorta della relazione di allattamento deriva in parte anche dalla brutta “traduzione” del termine inglese per descriverla. La relazione di allattamento è più una danza per due, in cui mamma e bambino interagiscono sulla base dei segnali che si mandano reciprocamente. In Inglese, infatti, viene usato il termine breastfeeding on cue, allattare seguendo i segnali.

E i segnali del bambino sono molti e differenziati. Non esiste solo il pianto, che è un segnale tardivo dei bisogni del bambino. Esistono i movimenti del corpo e del viso che mostrano il desiderio di essere preso in braccio, di stare a contatto e di trovare il seno; esistono le espressioni di tensione e rilassamento, l’intensità degli sguardi, i sorrisi e i corrucciamenti, i piccoli segnali sonori che manifestano l’interesse del bambino per la mamma e la sua voglia di interagire e di iniziare un “dialogo”. Non c’è pericolo di interpretare male questi segnali: con un neonato la cosa più semplice, al primo segno di disagio o agitazione, è offrire il seno. Seguendo i segnali non si può sbagliare o “imporre” una poppata, perché il bambino ottiene il latte dal seno solo se attivamente poppa. Se non è quello che vuole, la risposta non verbale è chiarissima: smetterà di poppare, volterà la testa, respingerà il seno o guarderà la mamma senza succhiare attivamente, per poi staccarsi.

A volte la mamma si chiede come fare a capire se il bambino ha bisogno veramente di poppare. Si tratta di un falso problema; come per tanti altri aspetti nell’accudire un bambino, si va per tentativi e si osserva come si comporta. La mamma può porsi alcune domande.

  • Mio figlio sta cercando il contatto con gli sguardi e i movimenti del corpo?
  • Se gli sfioro le guance gira la testa aprendo la bocca?
  • Quando l’avvicino al seno cosa fa?
  • Come si svolge la poppata?
  • Sento dolore?
  • Il ritmo di suzione cambia durante la poppata? È veloce o lento, calmo o frenetico?
  • Quale comportamento o segnale dà conclusione alla poppata? Si stacca da solo o lo stacco io dal seno?
  • Quando si verifica il pianto, quando avviene? Durante la poppata, dopo un certo tempo?

Seguendo i segnali del bambino, tutto avviene naturalmente, e se la mamma interpreta male, il bambino lo farà capire con molta chiarezza permettendole di “correggere il tiro”.

Con il tempo la mamma imparerà sempre meglio a capire il suo bambino senza bisogno di regole o manuali. Le regole e gli schemi hanno il grande difetto, dal punto di vista pratico, di non essere abbastanza flessibili da seguire il rapido sviluppo del bambino. I bambini crescono in fretta, cambiando molto spesso ritmo, frequenza, e quindi ci sono periodi tranquilli e altri di allattamento intensivo anche di notte, ci sono giornate sì e giornate no… tutto questo non è il segnale di un problema, fa parte del normale andamento dell’allattamento, e forzarlo dentro uno schema non fa che complicare la vita del bambino e dei suoi genitori.

La legge della domanda e dell’offerta

Allattare al seno a richiesta piuttosto che a orari non è una questione di scelte o di stili di vita: è l’unico modo di effettuare un allattamento secondo la fisiologia, e permettere di realizzare il suo pieno potenziale di salute.

La produzione di latte è governata dalla frequenza ed efficacia con cui il seno viene drenato. Questo significa che se il bambino aumenta la frequenza o durata delle poppate, la produzione di latte aumenta, mentre se poppa di meno la produzione declina. Un seno troppo pieno smette di produrre latte (il che è un bene altrimenti la mamma soffrirebbe di continui ingorghi!); se viene svuotato bene la sintesi del latte accelera. Viene comunque prodotta la quantità di latte che serve a quel bambino. Il latte si produce secondo la richiesta, di giorno in giorno. Se un bambino, anche avanti nell’allattamento, quando le poppate si sono diradate, riprenderà a poppare di più per qualche motivo (ad esempio perché ammalato), il latte aumenterà di nuovo.

Se invece si cerca di diradare il numero di poppate o la loro durata, pensando di dover “regolarizzare” il bambino, cullandolo o cercando di prolungare gli intervalli con l’offerta di ciuccio o tisane, la produzione gradualmente declinerà e l’allattamento finirà prima del suo termine naturale.

Dal versante opposto, non è necessario né utile cercare di aumentare il latte con integratori: se il bambino poppa liberamente e con efficacia e cresce regolarmente, non occorre lasciarsi prendere dall’ansia delle quantità. La cosa importante non è produrre latte il più possibile, ma assicurarsi che il bambino stia assumendo il latte che lui ha bisogno di assumere. Non esistono quantità fisse buone per tutti i bambini, né quantità fisse giuste per ogni poppata. Noi adulti mangiamo forse mezzo chilo di cibo a pasto? O tre etti? Ogni pasto è diverso, c’è la volta che mangiamo tanto, e altre che beviamo solo un sorso d’acqua, o facciamo uno spuntino… Per i neonati è la stessa cosa! È assurdo pretendere che mangino sempre 100 grammi a poppata (o un qualsiasi altro valore arbitrario). Questi criteri nascono dall’alimentazione artificiale e ad orari, in cui è uno schema a stabilire il numero di poppate al giorno. Inoltre mentre la formula artificiale è sempre uguale per diluizione e composizione, il latte materno cambia la sua concentrazione dei vari nutrienti secondo il momento della poppata (all’inizio c’è la parte più acquosa, ricca di zuccheri e proteine e anticorpi, alla fine c’è la parte più grassa e calorica). Quindi secondo la durata della poppata o la sua frequenza, il bambino assumerà diverse concentrazioni dei vari nutrienti, e questo è uno dei motivi per cui a volte la poppata dura di più e a volte di meno, e variano le quantità di latte nelle diverse poppate.

A chi critica dicendo che così c’è il caos e il bambino prende il vizio di cercare il seno troppo spesso, chiedete di fare questo piccolo esercizio: segnare su un foglietto, dal mattino quando ci si alza fino alla sera successiva, tutte le volte che ci si mette in bocca qualcosa – cibo, acqua, bibite, caffè, caramelle, gomme americane, sigarette, o quant’altro… Ci si aspetta che un bambino faccia solo sei o sette pasti al giorno, ma se si tiene il conto, verrà fuori che noi adulti facciamo intervalli ben inferiori alle 4 ore, e contando le volte in cui ci mettiamo in bocca qualcosa, raggiungiamo sei o sette volte già nell’arco della mattinata… specie contando le volte in cui semplicemente beviamo, fumiamo o prendiamo un caffè! Perché un bebè dovrebbe attingere alla fonte di cibo, acqua e conforto molte meno volte di un adulto?

Giorni di frequenza e “sleep regression”

L’allattamento al seno è a richiesta per tutta la sua durata: è così che funziona, madre natura non ha previsto gli orologi, e poppare spesso permette all’allattamento al seno di dare tutto il suo completo potenziale non solo nutritivo, ma anche di salute e di benessere per il bambino che cresce. Il neonato allattato al seno e a richiesta fa in genere non meno di 8 poppate al giorno, spesso molto di più – ed è perfettamente fisiologico così. Pertanto può mangiare tanto o poco secondo quello che gli serve; la produzione di latte è su misura per quel bambino, in ogni momento della sua vita e della sua giornata.

Non solo è normale che un bambino, anche non più neonato, poppi molte volte al giorno, ma anche che ci siano periodi in cui le poppate aumentano di frequenza. Questo può succedere sia di giorno che di notte.

Nei primi mesi, e in particolare nelle prime 6-8 settimane di vita (in cui il seno si sta calibrando per raggiungere la produzione di latte necessaria a quel bambino) il fatto che il bebè in certi giorni sembri inquieto e voglia poppare “in continuazione” non è necessariamente un segno allarmante ma semmai indica che si sta attivamente adoperando per ottenere tutto il latte che gli serve, e stimolare la produzione. È normale che i neonati si agitino e cerchino spessissimo il seno, e in alcuni giorni, detti giorni di frequenza, possono stare attaccati in continuazione.

I bambini non progrediscono in modo lineare, poppando sempre meno spesso il giorno o la notte, ma si comportano in modo da andare incontro ad ogni momento al loro fabbisogno fisico ed emotivo. Purtroppo quando il bambino è nervoso, riprende a svegliarsi la notte o richiede molto più spesso il latte, la prima cosa che una mamma si sente dire è che il latte non basta più, oppure che non è più nutriente. Tutto questo è assolutamente falso: esistono innumerevoli studi che mostrano come il latte sia sempre in grado di soddisfare la fame e sempre adeguato nutrizionalmente.

Perché allora in certi momenti il bambino sembra dirci che non è soddisfatto?

Il problema è che inseriamo i comportamenti del bambino in uno schema su come dovrebbe essere e comportarsi, e questo schema non è affatto reale, non corrisponde alla fisiologia e alla natura dei bambini.

Verso i 5-6 mesi succede tipicamente che i bambini si sveglino di più e chiedano più spesso di poppare; questo viene chiamato a volte sleep regression, un termine che non mi piace perché sembra sottintendere che si sia interrotta una progressione positiva e che il bambino abbia “perso” chissà quale acquisizione. Ma i motivi dei risvegli sono tanti e se il bambino è allattato a richiesta non si tratta di un problema di nutrimento. La dentizione, scatti di crescita, balzi in avanti nella maturazione (per esempio stare seduti, prendere gli oggetti, gattonare), maturazione del sistema nervoso provocano questo apparente passo indietro; ma è fisiologico anche se può sconvolgere il sonno e gli equilibri che parevano ormai consolidati. Ed è anche questa una fase: ci sono alti e bassi, ma non sarà per sempre così.

Suzione non nutritiva

Un bambino può poppare in molti modi diversi, più vigorosamente o in maniera più delicata e superficiale. Una suzione vigorosa drena il seno più efficacemente mentre quella più rapida e leggera, all’inizio della poppata, stimola il riflesso ormonale che determina poco dopo un aumento nel flusso del latte dal seno. Altre volte, il bambino semplicemente tiene il seno in bocca e fa un leggero “frullio” ogni tanto. Questi diversi modi si succhiare modulano la velocità con la quale il latte esce dal seno e attraverso un maggiore o minore drenaggio determinano la velocità con la quale, dopo la poppata, altro latte verrà prodotto. Tutto questo fa parte di un meraviglioso meccanismo di regolazione condotto insieme dalla mamma e dal bambino.

A volte si fa la distinzione nel bambino fra suzione “nutritiva” e suzione “non nutritiva” riferendosi a queste variazioni. Questa distinzione raramente è di utilità, dato che non incide sul perfetto meccanismo dell’allattamento a richiesta sapere che tipo di suzione sta effettuando il bambino in un dato momento. L’idea che il bambino a volte poppi per mangiare e altre volte per consolarsi o soddisfare la suzione è semplicistica e nasce sempre dall’antico fraintendimento, che il latte sia una forma di nutrimento. Nell’alimentazione artificiale, il bambino trova nutrimento al seno e conforto al bisogno di suzione con il ciuccio o il suo dito. Ma la mammella non è né un biberon né un ciuccio, ma il mezzo per accudire un bambino completamente. Il punto è che il seno offre sempre nutrimento, conforto, idratazione, calore, l’effetto calmante della suzione, anticorpi, ormoni, sonniferi e così via. Non importa per quale motivo un bambino cerca il seno e si attacca, ogni volta riceve il pacchetto completo. E la natura è predisposta in modo che se il bambino può accedere al seno tutte le volte che vuole poppare, quale che sia il motivo, la mammella verrà stimolata nel modo corretto per una piena produzione di latte, e questo latte verrà dato al bambino nella giusta quantità.

Se ci si incomincia a lambiccare su quale sia il motivo per cui il bambino vuole poppare, è pressoché inevitabile che la nostra cultura influenzi la decisione se attaccare il bambino o meno, facendo classifiche di motivi di serie A o di serie B per poppare, considerando ad esempio il nutrimento come indispensabile e il conforto come un optional, e andrà a finire che il bambino popperà meno di quanto deve. E il risultato sarà non solo che riceverà meno coccole o meno suzione, ma anche meno nutrimento di quanto sarebbe stato con un allattamento totalmente a richiesta.

Conclusioni

Attraverso l’allattamento la mamma e il suo bambino si mantengono connessi, modulano la loro relazione, proteggono la loro salute e sviluppano il legame affettivo e la reciproca comprensione. Non si può pensare all’allattamento come a un sistema organizzato per nutrire il bambino, né alle poppate come eventi circoscritti e periodici equivalenti ai pasti degli adulti: nella relazione di allattamento c’è molto di più.

Ecco perché i momenti in cui un bambino va al seno si snodano ogni giorno in modo diverso, variato e flessibile, modificando i ritmi e le modalità nel corso del tempo e dello sviluppo psicofisico del bambino.

Vedremo nel prossimo articolo come questi cambiamenti nella relazione di allattamento si verificano con un bambino che cresce, comincia a mangiare i cibi solidi e può diventare capace di camminare e di chiedere il seno a parole. Il significato di “allattare a richiesta” cambierà con i cambiamenti del piccolo e della sua famiglia, ma sarà sempre un modo di seguire i segnali, e una forma di comunicazione speciale fra la mamma e il suo bambino.

 Antonella Sagone, 4 luglio 2020

11 Replies to “Allattare a richiesta: non solo nutrimento”

  1. Interessantissimo. Avrei voluto avere questo articolo a disposizione nei primi mesi di vita di mio figlio, durante i quali consigli, opinioni e giudizi erano troppo frequenti!
    A quando il prossimo articolo? Dario ha appena compiuto un anno e il seno continua ad accompagnarlo!
    Grazie e buona giornata,
    Daniela

    1. Grazie Daniela! La prossima settimana pubblicherò l’articolo che parla dell’allattamento a richiesta in un bambino più grandicello

  2. Gentile dottoressa, grazie per questo bell’articolo. Avrei dovuto averlo all’inizio dell’allattamento, che pertanto ora arriva a due anni e mezzo (prima delle ninne, ormai raramente ad altri momenti della giornata)!

    So, che non è completamente pertinente, ma in prospettiva di una famiglia che non è fatta solo di mamma e bimbo ma dove esiste anche un papa’: che ruolo può avere i modo sano e incluso? noi non siamo ancora riusciti a coinvolgerlo bene nel rituale della ninna, visto che si addormenta al.seno, anche se non più ogni volta. Il papà non lo vuole, se sono fuori piange fino ad addormentarsi… penso che lì abbiamo sbagliato in qualche modo

    Ho un’amica che partorirà tra breve, più feminista di me, che ci tiene molto ad un’educazione equilibrata. Come faccio a consigliarle, come vorrei, l’allattamento.a richiesta come lo descrive lei, se poi il papà sarà in qualche modo escluso? A prescindere dal fatto che non bisogna dare consigli non richiesti, dare consigli brutti sarebbe ancora peggio. (i papà in questione sono francesi, venendo da una cultura molto lontana da un allattamento fisiologico, le mamme tedesche, da noi è molto più diffuso, ma certo le conoscenze sono magari ancora scarse..)

    Grazie della pazienza e magari di una risposta
    Cordialmente
    Eva

    1. gentile Eva,
      si tratta del problema di una cultura che ha poca familiarità con l’allattamento e la sua normalità. Purtroppo nei paesi occidentali (in alcuni più che in altri) la cosa normale è allattare a orari, dare il biberon, svezzare precocemente e separare la notte mamma e bambino.
      Che l’allattamento sia di ostacolo a una relazione fra padre e figlio è un falso problema. Ci sono tanti modi per entrare in relazione con il proprio bambino, e non è indispensabile secernere latte per ottenere la sua attenzione! Se il bambino al momento si nutre e rilassa meglio e dorme poppando (come la natura ha previsto per i bambini piccoli) questo non sarà sempre così; nel frattempo il papà può coccolarlo in tanti altri modi. Potreste creare ad esempio un rituale del risveglio in cui ai primi accenni di risveglio lo prende su il papà e si prende dei momenti tutti per loro. un mezzo meraviglioso per coccolare (e anche addormentare!) un bebè poi è usare una fascia. Consultate una consulente del portare per prenderne una adeguata e sapere come annodarla bene in modo da distribuire correttamente il peso (per voi e per il bambino); il papà potrà mettere il bimbo in fascia quando è nervoso e non affamato, o semplicemente quando è quieto e ha voglia di coccole, per portarlo in giro in casa o fuori mentre svolge le sue normali attività. I bambini adorano stare coi genitori mentre fanno le loro cose e non chiedono di meglio che far parte delle loro vite! E nella fascia i bimbi si rilassano moltissimo e si addormentano beatamente.

  3. Grazie dottoressa,molto interessante! Mia figlia ha 10 mesi e continuiamo con allattamento a richiesta!..non beve acqua..solo il mio latte per dissetarsi e a settembre andrà al nido…la pediatra mi aveva detto di non preoccuparmi perché col caldo avrebbe cominciato a bere…ma non sta andando così….

    1. salve Alessandra!
      dipendentemente dal volume di latte che sua figlia assume, potrebbe non avere bisogno di altra acqua dal bicchiere. Il latte materno contiene più del 90% di acqua, e a seconda di come il bambino poppa ne può ottenere anche di più; infatti la prima porzione di latte che ottiene dal seno è quella più diluita, per cui spesso l’estate i bambini fanno poppate più frequenti ma più brevi perché in questo modo ottengono una maggior quota di acqua dal latte materno.
      In ogni caso, per controllare se sua figlia sta assumendo abbastanza liquidi può controllare i pannolini: se ne bagna almeno 5-6 al giorno, se le urine sono chiare (praticamente trasparenti), significa che è ben idratata. Quando un bambino si idrata poco, le urine cominciano ad essere più concentrate e scarse e assumono un colore giallo più o meno marcato; in quel caso sarebbe opportuno che assumesse una maggior quota di acqua, a parte o attraverso poppate aggiuntive al seno.
      Ecco una mia nota di approfondimento su questo tema:
      https://www.facebook.com/notes/antonella-sagone/bisogna-dare-acqua-al-bambino-se-fa-caldo/10210355383909288/

    1. certamente! puoi darlo con tutti i riferimenti, aggiungendo il link al mio sito in modo che possano accedere anche alle altre informazioni contenute nelle mie pagine!

  4. Buongiorno dottoressa, complimenti e grazie per il suo articolo chiaro, incoraggiante, ma allo stesso tempo per me provocante nel senso che provoca in me tante emozioni e riflessioni sulle mie esperienze di allenamento. Sto allattando la mia seconda bambina e da poco ho iniziato un percorso con una consulente ibclc. Già l’allattamento del mio primo bambino non è stata una bella esperienza come speravo e anche questa volta non si svolge serenamente.. Io riscontro difficoltà soprattutto il pomeriggio in cui non riesco a produrre sufficiente latte nonostante la continuo ad attaccare. Lei inizia a piangere e faccio fatica a calmarla. Io ovviamente sono poco serena e faccio fatica a rimanere calma.. Il mio pensiero è continuamente in tensione perché ho sempre paura che lei attaccandosi al seno non riceva sufficiente latte e sia affamata e delusa.. Volevo chiederle se qualcun’altra mamma ha avuto un problema come il mio e se possibile qualche consiglio.
    La ringrazio per l’attenzione e le auguro buon lavoro.
    Margherita Pavanello

    1. Margherita, situazioni come la tua sono proprio il pane quotidiano del nostro lavoro come IBCLC. è molto frequente purtroppo perché andiamo a intervenire spesso dove un problema è già insorto, per recuperare allattamenti difficoltosi. Se la consulente che ti sta seguendo è una certificata IBCLC avrà certamente le risorse per capire prima di tutto se un problema esiste, e poi per darti gli strumenti per gestirlo. Ogni allattamento è diverso, quindi non collegare le difficoltà del primo con quelle attuali, nel senso che ogni situazione va vista di per sé per affrontarla nel migliore dei modi, attraverso una consulenza approfondita.
      Le crisi serali sono frequenti e vanno interpretate, cioè il pianto è le poppate frequenti possono essere una strategia tipica in molti bambini, come possono essere il segnale di una difficoltà da capire, ma non legata a un “esaurimento” del latte nel corso della giornata (che non ha fondamento dal punto di vista della fisiologia) ma da altri meccanismi che vanno analizzati.
      Puoi comunque verificare intanto se al di là dei momenti di agitazione della tua bimba, lei sta assumendo latte a sufficienza, guardando la sua crescita e i pannolini che bagna. trovi molti dettagli nelle mie FAQ e in altri articoli su questo sito: https://antonellasagone.it/2020/06/06/il-mio-bambino-sta-crescendo-abbastanza/
      https://antonellasagone.it/2020/06/13/quando-il-bambino-e-fuori-dalla-sua-curva/
      o facendo ricerca sul sito con la parola chiave “peso”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *