I pericoli delle lodi

I pericoli delle lodi

I pericoli delle lodi

“Papà, ho preso dieci in storia!” – “Hai fatto la metà del tuo dovere”.

Ecco cosa succedeva un paio di generazioni fa in molte famiglie. Nei genitori di un tempo (ma la tradizione perdura ancora in alcuni casi) c’era questa convinzione che i successi non andassero lodati, per non alimentare la vanità o la superbia; e che anche in una cosa ben fatta si dovesse trovare la pecca, per coltivare nei propri figli la modestia e spronarli a fare sempre meglio e superare i propri limiti.

Penso che questo sia stato corrosivo per molte generazioni, instillando la convinzione profonda di non essere mai “abbastanza”, e la sensazione che ricevere complimenti fosse quasi da impostori, quasi come rubarli a qualcun altro che li merita di più.

Di contro, al giorno d’oggi si fa un ampio uso di lodi, per esprimere la soddisfazione e l’approvazione quando un bambino si comporta secondo le aspettative dell’adulto e incoraggiarlo a continuare per quella strada; oppure per rassicurarlo ed accrescere la sua autostima.

Tuttavia c’è chi dice che le lodi alla fine siano deleterie per l’educazione e lo sviluppo emotivo del bambino; che come il biasimo, anche la lode finisca per ferire invece di gratificare.

Com’è possibile? Perché mai un complimento dovrebbe rendere infelice? Non si può più allora nemmeno dire “bravo!” al proprio figlio quando fa bene qualcosa?

Una lode può essere dissonante con il vissuto del bambino

Perché lodiamo o biasimiamo i bambini? Ci possono essere molte ragioni che ci spingono a farlo.

  • Vogliamo comunicare al bambino la nostra soddisfazione per quello che consideriamo un comportamento virtuoso, qualcosa che speravamo che riuscisse a fare, e quindi vogliamo celebrare ciò che vediamo come una conquista, una tappa raggiunta.
  • Vogliamo far capire al bambino in che direzione andare, quali comportamenti sono accettati dalla società e quali non sono ammissibili, e utilizziamo lodi e rimproveri per guidarlo nella direzione voluta.
  • Siamo preoccupati del suo morale, notiamo magari che si perde facilmente d’animo, che non ha fiducia nelle sue capacità e possibilità di migliorare, oppure è stato vittima di derisione da parte dei coetanei, e vogliamo fargli cambiare idea e rinforzare la sua autostima.
  • Abbiamo vissuto un’infanzia condita da rimproveri e da scarso apprezzamento, e vogliamo che a nostro figlio invece non manchi la gioia di ricevere riconoscimento per le sue doti.
  • Tutte queste sono ottime motivazioni; però le lodi a volte possono non essere la strada giusta per celebrare un successo.

Il problema dell’uso delle lodi sta nel fatto che non tengono conto della percezione emotiva del bambino stesso. Anche se talvolta possono compiacerlo, altre volte suonano incongrue e pertanto ingiuste.

A volte il nostro entusiasmo per ciò che il bambino fa non coincide con la percezione del bambino stesso: possiamo considerare un successo, ad esempio, aver finito un pasto, mentre il bambino ha semplicemente soddisfatto il suo appetito di quel momento; oppure possiamo lodare il bambino per la sua intelligenza in un momento in cui lui invece si sente in difficoltà e si ritiene uno sciocco… contraddire la sua percezione non lo conforta, anzi lo disorienta e lo fa sentire poco capito. In questi casi una lode può essere percepita come ingiusta, imbarazzate o acuire il senso di incomprensione.

Peggio ancora quando la lode è comparativa, cioè si esalta una dote del bambino nei confronti degli altri.

Un esempio potrà chiarire meglio.

Un ricordo

Fin da bambina adoravo leggere. Avevo imparato a quattro anni, ed a sei leggevo i miei primi libri. In seconda elementare leggere per me non era già più un fine, ma un mezzo.

Un giorno, in classe, stavamo leggendo ad alta voce qualche riga a turno di un brano piuttosto noioso.  La bambina prima di me stentava a decifrare le parole, sillabava, non sapeva intonare correttamente in base alla punteggiatura. La maestra l’interruppe accusandola di non concentrarsi; poi toccò a me. Non avevo alcun problema, tanto che mentre leggevo pensavo ai fatti miei. Alla fine la maestra disse: “Avete visto come si legge? Lei sì che è brava, perché fa attenzione alla lettura. Quando invece siete distratte lo capisco subito, perché sbagliate l’intonazione.”

É difficile dire cosa ho provato. Io amavo la mia maestra, e desideravo le sue lodi. Nello stesso tempo mi rendevo conto che aveva detto una sciocchezza, che di lettura se ne intendeva ben poco. Ponendomi ad esempio in quel modo davanti al resto della classe, mi spingeva poi a disprezzare le mie compagne, meno brave di me, e loro ad invidiarmi per le mie capacità e per le lodi ricevute. Mi sono sentita superiore a tutte, anche alla maestra. Ma nello stesso tempo, falsa, perché se fossi stata onesta, come ogni giorno ci esortavano ad essere, avrei dovuto ricusare le lodi e confessare che ero distratta, certo più della compagna che leggeva così a fatica. Falsa, e vigliacca, perché le lodi ingiuste fatte a me erano nello stesso tempo le ingiuste critiche al resto della classe.

Ho taciuto, confusa. Quel piccolo grumo dolceamaro che ho provato era il germoglio che, più avanti, avrebbe dato in noi bambini i suoi frutti velenosi: invidia, superbia, ipocrisia.

Naturalmente le insegnanti, quando lodano o rimproverano, sono animate dalle migliori intenzioni; il che non impedisce però che queste imbarazzanti situazioni, prima o poi, si verifichino.

L’uso strumentale delle lodi

I modi così diversi fra loro di usare critiche e lodi, o persino la decisione di evitarle, come nell’esempio che apre questo articolo, hanno in comune un aspetto: le lodi sono usate come uno strumento per modellare il comportamento o i modi di sentire del bambino verso le aspettative che nutriamo su di lui. Sono insomma lodi strumentali. Sono espressione di un amore condizionato a ciò che il bambino fa o prova.

L’uso strumentale di critiche e lodi spinge il bambino, che ha un immenso bisogno della nostra approvazione, a modellarsi secondo l’ideale dell’adulto, rinunciando alla sua autenticità e costruendosi una personalità di facciata, un falso sé con il quale col tempo si identificheranno. I “buoni comportamenti” verranno messi in atto non perché sono percepiti come “la cosa giusta da fare”, ma per ottenere le lodi tanto desiderate. E se il bambino non riesce a soddisfare le aspettative, allora si conformerà all’immagine negativa che gli rimandiamo, diventando oppositivo, provocatorio, rinunciatario.

Risalire ai bisogni e alle emozioni

Per capire come reagire ed esprimere il nostro sincero apprezzamento, una strada può essere quella di fare un passo indietro, e risalire alle emozioni e ai bisogni che i comportamenti esprimono; questo può essere fatto sia rispetto al bambino che a noi stessi.
Un bambino può avere bisogno di apprezzamento, riconoscimento, comprensione, fiducia, e soprattutto ha bisogno di amore incondizionato. Ricevere semplicemente lodi spinge il bambino a conformarsi per avere conferme e amore dai genitori e dagli insegnanti, perdendo spontaneità e smorzando lo slancio e il piacere che tutti i bambini provano già in sé quando si cimentano nell’esplorazione delle loro potenzialità.

L’adulto può avere bisogno di riposo, di sicurezza, di tempo, e anche lui desidera riconoscimento per il suo impegno da parte degli altri adulti, apprezzamento e fiducia. Tutti questi motivi possono spingerlo a usare strumentalmente le lodi per avere un bambino che “ascolta” e che non crea problemi ma anzi gratifica l’adulto trasformando il suo impegno educativo in un “successo”. Anche questa è una trappola che alla fine condiziona la relazione col proprio figlio o allievo, togliendo spontaneità, sincerità e piacere e indirizzando le azioni a scopo educativo, perdendo di vista emozioni e bisogni del bambino.

I bambini hanno bisogno di riconoscimento e di essere “visti”: basta pensare a tutte le volte che chiamano la mamma o il papà per dire loro: “Guardami!” Ma possiamo andare incontro a questo loro bisogno in modi che non siano limitanti.

Risalire alla radice dei bisogni e dei sentimenti può aiutare a trovare un modo non manipolativo di esprimere apprezzamento ed affetto.

Il potere della descrizione

Una chiave per uscire da questo apparente vicolo cieco può essere riscoprire il potere della descrizione pura e semplice. Possiamo descrivere ciò che il bambino fa o le emozioni che leggiamo sul suo viso; possiamo anche descrivere i nostri bisogni e le emozioni che proviamo quando sono soddisfatti.

  • Evitiamo di elogiare l’ovvio: alcune tappe evolutive del bambino, come essere capace di mangiare da solo o di controllare le evacuazioni, sono naturali e non hanno bisogno di essere incoraggiate o premiate. Il bambino che finisce un pasto ha semplicemente soddisfatto la sua fame, ed è “bravo” quanto quello che ha lasciato una parte del cibo, giustamente non forzando il suo appetito; un bambino che riesce a farla nel vasino è ugualmente bravo di uno che ancora la fa nel pannolino, sono semplicemente a due stadi diversi di controllo nervoso degli sfinteri. Lodare i bambini per le tappe fisiologiche dello sviluppo sovraccarica di significati un processo evolutivo normale, inserendo dinamiche che hanno poco a che fare con cose come la cura di sé o la convivialità dei pasti.
  • Non facciamo paragoni. Ogni progresso o abilità del bambino ha valore di per sé e non rispetto a ciò che fanno gli altri. Ogni bambino è unico e può essere misurato solo rispetto a se stesso e al suo percorso evolutivo.
  • Non cerchiamo di “riparare” i sentimenti del bambino quando si sente inadeguato. Piuttosto prendiamoci del tempo per ascoltarlo e farlo sentire compreso, aiutandolo a mettere a fuoco ciò che lo mette in crisi.

E ora le idee positive!

  • Descriviamo i sentimenti: “Ti vedo soddisfatto di questa torre che hai costruito”. “Quando vedo che hai rimesso a posto i tuoi giochi mi sento felice, perché così posso riposarmi o avere più tempo per divertirci insieme”.
  • Descriviamo il percorso fatto dal bambino: “Ti sei impegnata così tanto per arrampicarti su quest’albero, e alla fine ci sei riuscita!”
  • Facciamo da specchio: “Ti vedo molto emozionato a nuotare fra le onde, deve essere una bella sensazione per te”.
  • Mostriamo interesse: “Oh guarda questo disegno che hai fatto. Spiegami meglio, cos’è questo? Raccontami”.
  • Descriviamo semplicemente, con attenzione ai dettagli: “Hai usato tanti colori per questo disegno. Hai messo qui il celeste e vicino il nero, e hai disegnato tanti animali”.
  • Accogliamo i vissuti problematici senza giudizi o consigli: “Eri preoccupato di non riuscire a vestirti da solo, e ora ti sei messo da solo le scarpe. Non ti vedo soddisfatto perché non sei riuscito ad allacciarle”.
  • Interessiamoci veramente al bambino, in modo da potergli mostrare che lo abbiamo davvero osservato: “Per costruire questa capanna hai incastrato il cuscino del divano fra le due poltrone, e hai fermato il lenzuolo sopra con dei pesi”.
  • Riconosciamo i benefici delle conquiste fatte: “Stai cominciando a riconoscere le parole scritte. Presto potrai leggere da sola quello che vuoi”.

Per esprimere apprezzamento basta guardare sempre il bambino: ci farà capire di cosa ha bisogno in quel momento. L’attitudine con cui esprimiamo il nostro compiacimento è l’elemento chiave che distingue una lode sincera da una manipolazione. La questione delle lodi ci porta alla radice della domanda fondamentale: qual è il ruolo dell’adulto nel crescere ed educare un bambino? Il nostro scopo è quello di scoraggiare i comportamenti indesiderati e incoraggiare quelli desiderati? Di cercare di suscitare nei bambini i sentimenti che riteniamo migliori?

Forse il ruolo dell’adulto è più modesto e più fondamentale insieme: affiancarli semplicemente mentre sperimentano la vita, proteggendoli dai pericoli veri e offrendo loro comprensione, ascolto ed esempio, con la fiducia che questo li guiderà verso i comportamenti virtuosi e nello stesso tempo permetterà loro di esprimere la loro unicità.

Antonella Sagone, 8 agosto 2020

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