Quando il latte sgorga troppo in fretta

Quando il latte sgorga troppo in fretta

Quando il latte sgorga troppo in fretta

La poppata inizia molto tranquillamente. Il bambino poppa bene e rapidamente. Poi all’improvviso, dopo pochi secondi o minuti, qualcosa cambia drammaticamente: il bebè diviene nervoso, agitato, poppa in modo affannoso, si contorce o si inarca, a volte la suzione diviene dolorosa perché il bambino serra le gengive o comincia a schioccare la lingua, e infine si stacca piangendo e rifiuta di attaccarsi di nuovo.

“Non hai abbastanza latte! Si vede che il latte è finito!” Sentenzia il coro di persone intorno alla mamma. E sebbene a volte quando il bambino si stacca il latte zampilli a fontana dal seno, la madre finisce per crederci e si dispera, magari ricorrendo alla aggiunta.

Un comportamento come quello descritto può derivare da molti fattori. Uno molto comune è la confusione nel modo di succhiare, causata dall’interferenza di ciuccio e biberon; il bambino poi può stare scomodo perché non sostenuto correttamente o non accostato bene al seno.

Ma se questa scena si ripete ad ogni poppata proprio dopo un breve tempo di suzione tranquilla, e comincia proprio quando il latte zampilla più vigoroso o gocciola dall’altro seno, e magari il bambino deglutisce sonoramente e tossisce, allora la spiegazione può essere proprio l’opposto di ciò che tutti dicono: il latte non è poco, ma è “troppo”, ovvero sta fluendo dal seno più in fretta di quanto il bambino riesca a gestire.

Il problema del riflesso di discesa forte è più comune di quanto non si pensi. Si tratta di un fenomeno diverso da quello della iperproduzione (cioè produzione di latte in eccesso rispetto al fabbisogno del bambino): qui il fattore cruciale non è la quantità, ma la forza e la rapidità con cui il latte esce dal seno. Ma per comprendere meglio il problema, dobbiamo vedere come funziona il riflesso di discesa del latte.

Come funziona il riflesso di emissione del latte

Nella nostra cultura si dà una grande enfasi alla produzione del latte, funzione governata dall’ormone prolattina. Ma molto meno si conosce e si dà importanza a come questo latte prodotto venga ceduto al bambino. La fuoriuscita del latte dal seno non è un fenomeno passivo, come il biberon che gocciola se capovolto. È infatti l’effetto di un altro ormone straordinario, l’ossitocina, che fra le sue molte funzioni ha anche quella di spingere il latte fuori dal seno.

Questa funzione si chiama riflesso di emissione, o di eiezione, o di discesa, o calata, e può avvenire in media due o tre volte durante la poppata. Quando l’ossitocina viene rilasciata, dietro lo stimolo della suzione (ma a volte anche solo pensando al bambino o sentendone il pianto), il latte sgorga dal seno con più vigore e abbondanza. I globuli di grasso, che a riposo aderiscono alle pareti degli alveoli, vengono rilasciati ed è questo il motivo per cui verso dopo i primi minuti il latte diviene più ricco e calorico.

Gli studi fatti con l’ecografia hanno mostrato cose strabilianti riguardo a quello che succede nel seno sotto l’effetto dell’ossitocina: non solo si contraggono gli alveoli, spremendo il latte giù nei dotti, ma i dotti stessi si dilatano e si contraggono in modo pulsatile. Alcune donne lo sentono in modo molto netto come formicolio, pizzicore, punture di spillo, senso di pressione interna; altre donne, pur avendo il riflesso di eiezione, non hanno nessuna sensazione soggettiva, ma possono capirlo dal fatto che il bambino cambia ritmo, poppando con suzioni più lente e profonde alternate a deglutizioni. Possono esserci perdite di latte dal seno opposto a quello a cui il bebè sta poppando: è un fenomeno che varia da una donna all’altra e persino da un allattamento all’altro di una stessa donna, ed è più che altro un problema di “guarnizioni”!

Gli studi di Hartman (effettuati con ecografie durante le poppate) mostrano che nel corso di una poppata in media si hanno 3 riflessi di emissione, e che un terzo dei bambini si stacca dal seno proprio quando il latte scende. Una volta finita l’ondata ossitocinica e quindi la calata, i dotti si contraggono di nuovo e il latte, in particolare la parte grassa, “risale su” verso la parte profonda del seno.

Quando il flusso è troppo forte

Può succedere, specialmente le prime settimane, che l’effetto del rilascio di ossitocina sia particolarmente intenso, e il getto di latte che ne deriva molto vigoroso. I riflessi di emissione possono anche ripetersi molte volte nel corso di una poppata. Ci sono casi in cui ogni volta che il bambino si attacca al seno, anche se poppa delicatamente, il latte zampilla a getto. Con il passare dei mesi il problema si attenua o finisce, ma i primi mesi può essere un problema; e alcune mamme conservano un riflesso di eiezione molto intenso anche per molti mesi.

Per alcuni bambini questo non è un problema, mentre per altri il flusso è più di quanto riescano a gestire, il latte va di traverso o è talmente abbondante che faticano a prendere fiato.

C’è a volte anche un altro tipo di problema: ci sono bambini che hanno un bisogno di suzione maggiore di quanto abbiano bisogno di deglutire altro latte. E quando la loro tetta “perde” sempre, anche quando vorrebbero solo ciucciare, si infuriano, piangono e non la vogliono più.

Come i bambini reagiscono al problema

Non sempre un flusso intenso costituisce un problema. Alcuni bambini imparano a staccarsi nel momento di maggior flusso e poi riattaccarsi quando è finita la calata; altri lasciano semplicemente colare l’eccedenza di latte dal lato della bocca senza nemmeno smettere di poppare; e una volta ho visto con i miei occhi una bimba che aveva imparato a staccarsi dal seno e bere lambendo lo zampillo, come fosse a una fontanella! Questi bambini in genere crescono molto bene ma le loro poppate sono intense e brevi.

Tuttavia alcune delle strategie per gestire il flusso di latte sono meno piacevoli. Alcuni bambini vanno su tutte le furie, si inarcano, si contorcono, piangono o mordono il capezzolo; altri succhiano schioccando la lingua, nel tentativo di contrastare il flusso, e questo, oltre ad essere un modo poco efficiente di poppare, può anche essere doloroso per la mamma.

Alcuni bambini disturbati dal flusso troppo forte di latte prendono a poppare per sempre meno tempo, il “minimo indispensabile”, e fare una specie di sciopero strisciante che aumenta progressivamente. La mamma vede che il bambino non chiede quasi mai di poppare, e deve prendere l’iniziativa di offrire; dopo poco che il bambino succhia si stacca e sembra disinteressato, le poppate sono brevi e frettolose e il bambino non sembra apprezzare il seno. Alcuni bambini cominciano a succhiarsi molto il dito, per compensare il loro bisogno di suzione senza essere sommersi di latte. Sembrano tranquilli e non chiedono mai, tuttavia i pannolini diventano più asciutti e la crescita può rallentare progressivamente.

L’allattamento a richiesta non funziona nel momento in cui c’è un elemento disturbante che riduce il tempo che il bambino passa al seno; tuttavia offrire attivamente la poppata non sempre funziona e anzi può stimolare un rifiuto più intenso. Che fare dunque?

Come gestire un flusso troppo vigoroso

Una strategia è quella di staccare il bambino, aspettare che il riflesso di emissione termini, e poi riattaccarlo. Alcuni bambini crescono ugualmente bene così e se si evita loro l’esperienza spiacevole di un flusso troppo forte, non hanno problemi a poppare. A quel punto, questa situazione diviene soltanto un problema di asciugamani da tenere a portata di mano!

Occorre però monitorare attentamente pannolini e peso del bambino se si sceglie questa strategia, per essere sicure che venga data una quantità sufficiente di latte ogni giorno. Inoltre questa strategia non funziona per le donne che hanno questo problema in modo estremo, perché non appena riattaccano il bambino, il riflesso dopo pochi secondi si ripropone.


Si possono poi provare strategie per offrire il seno in un modo che renda a lui o a lei meno fastidioso il flusso di latte. Per esempio, dato che un seno molto pieno tende ad amplificare il problema del riflesso molto forte, si può provare ad a offrire il seno sempre dallo stesso lato per 4-6 ore, e poi l’altro di nuovo per 4-6 ore (naturalmente con attenzione a non raggiungere il limite dell’ingorgo, quindi l’intervallo di tempo va calibrato con attenzione). Questo sistema spesso porta a un risultato che il volume di latte risulta minore quando il bambino si attacca ripetutamente, cioè dopo un po’ di tempo il seno è più “vuoto” e dà meno fastidio al bambino.

Esistono poi posizioni più confortevoli per il bambino, che minimizzano il rischio che il latte abbondante vada di traverso. In generale, tutte le posizioni in cui il bambino è verticale o prono sopra la mamma fanno sì che il latte in eccesso coli fuori della bocca.

Ad esempio la mamma si sdraia in posizione semireclinata (come quando si sta su una sedia a sdraio), e il bimbo sopra, prono. In questo modo può poppare e il latte di troppo cola giù per il seno e non nella bocca del bambino (preparate gli asciugamani).

La posizione sottobraccio in una versione con il bambino “seduto”, cioè molto verticale e di fronte al seno, ugualmente permette di prevenire che il latte finisca in gola.

Anche la posizione distesi su un fianco, mamma e bebè uno di fronte all’altra, permette una migliore gestione del latte in eccesso, che cola lateralmente fuori della bocca del bambino.

Se la mamma vede che il bambino è in difficoltà o il latte gli va per traverso, meglio staccarlo e calmarlo prima di riproporre il seno.

Allattare fuori casa quando c’è un riflesso di emissione forte può diventare imbarazzante: il bambino si agita al seno, si stacca all’improvviso esponendo la mamma agli sguardi di tutti mentre il latte zampilla fuori… oppure il flusso abbondante cola fuori della bocca del bebè e bagna i vestiti.
Un bavaglino per raccogliere il flusso che trasborda può essere un modo discreto di gestire il latte che fuoriesce; delle buone coppette assorbilatte e uno scialle da drappeggiare davanti per sicurezza possono mettere la mamma maggiormente a suo agio.

Mantenere la visione di insieme

Non c’è mai un riflesso di emissione “troppo” forte in sé, ma sempre uno troppo forte in rapporto al bambino che sta succhiando. Ciò che per uno non è un problema, può esserlo per un altro. L’allattamento è una danza che si fa in due, e quindi solo valutando la cosa nel suo insieme si può capire l’eventuale problema e come risolverlo.

La nostra cultura suggerisce spiegazioni tristemente monotone per i comportamenti di nervosismo del bambino che poppa: il tuo latte è finito, è poco, non nutriente, è diventato acqua, si agita perché ha fame e non trova abbastanza, rifiuta il seno perché il latte ha un cattivo sapore, te l’avevo detto di non mangiare quei broccoli!

 Ed ecco che alla mamma, che in realtà scoppia di latte, viene invece proposta l’aggiunta da dare col biberon!

Occorre liberarsi dal velo dei pregiudizi per capire cosa disturba il bambino. Imparare a notare le variazioni nel flusso del nostro latte può aiutarci a capire molto meglio i comportamenti e le reazioni dei nostri bambini durante la poppata, e guidarci verso le strategie più efficaci per minimizzare il problema, in attesa che questo svanisca da sé!

Se il tuo bambino è agitato al seno e le poppate sono difficili, puoi chiedere aiuto a una Consulente professionale in allattamento materno, richiedendo una consulenza qui.

Antonella Sagone, 16 ottobre 2021

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