Ingorghi e mastiti

Ingorghi e mastiti

Ingorghi e mastiti

Come si verificano problemi al seno? In questa prima parte si può trovare una descrizione delle varie condizioni in cui si può trovare il seno durante l’allattamento, e per quali cause.

La produzione di latte si basa sul meccanismo domanda/offerta: più il bambino succhia e drena il seno, più velocemente si produce altro latte; più il latte si accumula nel seno, e più la produzione rallenta. Questo fa sì che in generale il seno produca di volta in volta quello di cui ha bisogno il bambino, e che ogni madre produca la quantità di latte che di giorno in giorno serve a suo figlio.

A volte però, in circostanze particolari, questo meccanismo si inceppa e il seno, non abbastanza drenato, si congestiona e diventa teso e dolorante. Questo può avvenire in modo esteso (ingorgo) come anche localizzato (dotto bloccato).

A questo punto la mamma riceve una quantità di consigli, spesso assurdi o poco fattibili, e quasi sempre contraddittori: fai impacchi caldi, fai impacchi freddi, fascia il seno, prendi le pasticche per mandare via il latte, attacca di più il bambino, no non attaccarlo o gli passi l’infezione, usa il tiralatte per drenarti il seno, no, non usarlo per carità o peggiorerai… e così via!

Vediamo allora un po‘ di informazioni su ingorgo, dotto bloccato, mastite e ascesso, in modo da chiarirsi un po’ le idee.

Ingorgo

Gli ingorghi sono causati da una eccessiva pienezza del seno, che non viene drenato a sufficienza; la stasi di latte causa poi infiammazione e gonfiore dei tessuti (edema), che rendono dolorosa la palpazione e ostacolano il flusso di latte. Se il seno è molto gonfio, il capezzolo può scomparire o appiattirsi e per il bambino può essere estremamente difficile attaccarsi correttamente al seno prendendo un “buon boccone” di areola; questo non fa che peggiorare la situazione creando un circolo vizioso che va interrotto al più presto.

Gli ingorghi possono facilmente avvenire all’avvio della lattazione, quando 2-3 giorni dopo il parto la produzione di latte aumenta massivamente (in questo caso tipicamente sono a entrambi i seni); ma si possono comunque verificare in qualsiasi momento dell’allattamento, quando si crea anche temporaneamente uno squilibrio fra domanda e offerta, e la produzione eccede la richiesta del bambino.

Il seno ingorgato è caldo e duro, doloroso alla pressione, e il latte non esce o esce a fatica. Ci può essere un lieve rialzo della temperatura (a questo proposito, una mamma che allatta non dovrebbe mai misurare la temperatura sotto l’ascella, perché in allattamento è naturalmente più calda e può falsare i risultati!).

La cosa fondamentale in un ingorgo è sbloccare la situazione drenando il seno; il latte che si estrae può essere dato al bambino. È molto importante non lasciare che il bambino succhi solo il capezzolo e sia attaccato male, perché questo, oltre ad essere inefficace per risolvere l’ingorgo, causa facilmente lesioni al capezzolo. Le ragadi sono una porta di ingresso alle infezioni e quando questo avviene già in ospedale può causare una mastite infettiva da batteri particolarmente “agguerriti”, una condizione particolarmente severa.

Dotto bloccato

La differenza fra ingorgo e dotto bloccato si vede dalla localizzazione ed estensione della zona interessata. L’ingorgo interessa un’area più ampia del seno, c’è un gonfiore esteso e l’indurimento di una zona del seno, mentre il dotto bloccato è un nodulino e la zona è più circoscritta, può anche capitare che sia in profondità e non si riesca a palpare ma i sintomi sono gli stessi: disagio, malessere, indurimento di una zona del seno, difficoltà del latte a drenarsi da quell’area.  Il dolore è più localizzato, e può somigliare a quello di una contusione, come per un livido.

Il dotto tipicamente si blocca a causa di una compressione localizzata: una bretella o ferretto di reggiseno che stringe, un calcio sul seno del bimbo mentre è sul fasciatoio, aver premuto troppo con il dito sul seno per “far respirare il nasino” del bimbo che poppa (pratica non necessaria se il bambino è ben posizionato).

Importante dunque indossare reggiseni comodi e senza ferretto, che non comprimano il tessuto ghiandolare, ed evitare compressioni del seno, con particolare attenzione la notte, quando ci si può addormentare con il proprio corpo o con la testa del bambino che pesa sul seno.

Mastite

Se l’ingorgo o il dotto bloccato evolve con febbre alta, sintomi come di influenza e arrossamento sulla pelle significa che si sta sviluppando una mastite. La mamma si sente spossata, può avere brividi o sudorazioni, dolori alle articolazioni, febbre sopra i 38 e mezzo, ed è spesso emotivamente provata, può piangere o sentirsi veramente a terra. Tutto questo dipende non solo dal fatto che sta male, ma anche che i sintomi depressivi sono una conseguenza dello stato infiammatorio. Ci può essere indurimento di una zona nel seno ma a volte il problema è in profondità e il seno potrebbe apparire morbido, ma è molto dolorante alla pressione nella zona interessata. Sulla pelle possono comparire arrossamenti, chiazze rosee rotondeggianti e a volte persino con striature arrossate che si diramano dal punto “caldo”.

Non sempre quando c’è febbre c’è un’infezione. Esistono mastiti infettive e non infettive, le prime sono solo una situazione infiammatoria, che si risolve in genere in un paio di giorni drenando il seno, allattando, col riposo e con impacchi caldi / freddi. Se invece la mastite è infettiva (cosa tipica delle mastiti ricorrenti, che sono spesso la stessa infezione mai curata bene e quindi che si ripresenta con ricadute, oppure delle mastiti conseguenti a una ragade che si è infettata) va curata con i farmaci appropriati, e in quel caso l’antibiotico a volte può essere necessario e va preso per un periodo più lungo che per altre infezioni (in genere almeno una settimana), altrimenti non si elimina il focolaio di infezione. Quel tipo di mastite persiste anche dopo giorni che si applica la giusta cura.

Deve essere chiaro che la mastite è un quadro patologico e quindi non è indicato il “fai da te”, ma occorre rivolgersi a un medico che sia anche ben preparato sull’allattamento, che possa fare una diagnosi precisa e dare le cure appropriate caso per caso. L’uso dei farmaci comunque non prescinde da tutti gli accorgimenti che possono essere messi in atto per ripristinare una condizione fisiologica dell’allattamento, come vedremo più in dettaglio nella seconda parte di questo articolo.

Processi infiammatori e depressione

Depressione e infiammazione sono un circolo vizioso, nel senso che a livello neurologico e chimico sono mediati dalle stesse cellule (del sistema neuro-endocrino-immunitario) e dagli stessi mediatori chimici prodotti dal nostro corpo.

In parole povere, gli stati infiammatori “buttano giù” moltissimo (e questo sentirsi a terra, depressa, abbattuta, disperata, piangere, è tipico proprio della mastite e fa parte della diagnosi); dall’altro lato, stati di depressione o di stress incidono sul nostro sistema immunitario e ci rendono più vulnerabili sia alle infezioni, sia alle reazioni infiammatorie: e infatti spesso la mastite scoppia in quei momenti in cui c’è uno stress, una giornata pesante, un eccesso di affaticamento senza adeguato riposo… e la cura per la mastite include OBBLIGATORIAMENTE il riposo, proprio per questo motivo (d’altronde, se si ha un’infezione con febbre, il medico non ordina forse di stare a riposo?)

Come sempre non ci sono controindicazioni a dare il latte al bambino, anche se a volte può essere il bambino stesso a rifiutare il seno ingorgato o con mastite.

Quando infatti c’è un’infiammazione nel seno, come in caso di ingorgo o mastite, a volte il latte ha un sapore più salato. Questo è causato non solo dalla stasi del latte, ma anche dal fatto che il seno fabbrica anticorpi e fa affluire cellule immunitarie proprio nella zona dell’infiammazione, e anche il latte diventa più ricco di fattori immunitari. Questo non significa che quel latte non sia buono e non vada dato al bambino. Può capitare che il bimbo non lo gradisca ma se lo prende non ha nulla che non vada, anzi è un latte particolarmente ricco di fattori protettivi.

Ascesso

Quando una mastite non viene curata per tempo, può svilupparsi un’infezione che alla fine può causare un ascesso. È una cosa che non dovrebbe MAI verificarsi, perché è segno che all’origine la fisiologia ha subito forti interferenze, e che non si sono ricevute cure tempestive ed appropriate ai primi sintomi di disagio.

L’ascesso si presenta con un’area del seno gonfia e arrossata, circoscritta, come una protuberanza cedevole al tatto, e la pelle appare lucida. Occorre rivolgersi immediatamente al medico e possibilmente al pronto soccorso per le cure del caso, che possono essere farmacologiche ma quasi sempre richiedono anche un drenaggio chirurgico.

Quasi sempre si può continuare ad allattare, ma quando temporaneamente non fosse tecnicamente possibile, è importante continuare a drenare il latte dal seno interessato, mentre si può continuare ad allattare dall’altro seno.

Cause

Ingorghi e dotti bloccati possono essere causati da un mancato drenaggio (e quindi una stasi) del latte nel seno; oppure possono derivare da un fenomeno di compressione.

  • Stasi del latte: nei primi tempi la produzione può essere molto abbondante, perché ancora non si è calibrata sulla richiesta del bambino; è importante attaccarlo spesso e controllare l’efficacia del suo attacco e della suzione ed eventualmente correggerla il prima possibile. Anche successivamente, tuttavia, può accadere che il seno si riempia troppo, se il bambino improvvisamente fa un intervallo molto più lungo del normale. Può succedere la prima volta che fa una pausa notturna più lunga, oppure quando comincia a mangiare cibi solidi se questo comporta la diminuzione drastica delle poppate (cosa che non dovrebbe accadere), o infine con l’inizio del nido e/o il ritorno al lavoro della mamma.
  • Compressione: se il bambino pesa sul seno e magari ci si addormenta sopra, o il seno in quella posizione risulta in qualche modo compresso, può verificarsi un blocco di un dotto, da cui l’infiammazione. Lo stesso può avvenire se dormendo ci si gira a pancia sotto comprimendo un seno sotto il proprio corpo. Cinghie, spalline, bretelle, reggiseni stretti possono causare compressione, e così anche pressione eccessiva delle dita sul seno. Il blocco del dotto può infine essere causato da un trauma come un urto o un calcio del bambino. Anche seni molto pesanti possono causare piccole stasi di latte e quindi piccoli ingorghi specie nella zona sotto la piega del seno; una fascia per sospenderlo o un asciugamanino piegato sotto il seno per tenerlo più sollevato possono aiutare.
  • Ostruzione di un poro del capezzolo: se lo sbocco del dotto sul capezzolo si ostruisce, tutta la zona “a monte” del seno non drena più e la stasi di latte causerà infiammazione. Un capezzolo si può ostruire per una crosticina di una ragade, una vescichetta da latte (piccola e trasparente, si vede il liquido bianco all’interno), o del latte addensato che fa da “tappo”.
  • Ragadi infette: alcune volte la mastite si presenta senza sintomi precedenti di ingorgo o dotto bloccato. Se ci sono ragadi, la causa può essere un’infezione batterica che dalla lesione sul capezzolo è risalita nel seno. Si tratta di una condizione seria che spesso va curata con antibiotici e/o farmaci appropriati, che devono essere prescritti dal medico. Esistono cure antibiotiche compatibili con l’allattamento per cui è importante che la terapia non si interrompa troppo presto ma continui per tutto il tempo necessario.
  • Affaticamento e stress: la stanchezza è una componente importante per le mastiti! Specie se le mastiti sono ricorrenti, occorre riflettere se non si sta chiedendo troppo alla mamma. Situazioni stressanti e stanchezza causano un aumento di cortisolo nel sangue, e influiscono sul sistema neuro-endocrino-immunitario, favorendo processi infiammatori. Riposare non è un optional in caso di ingorgo o mastite!

Conclusioni

L’ingorgo e la mastite possono presentarsi in qualsiasi periodo dell’allattamento, e avere molte cause diverse. È molto importante che la mamma abbia cura di drenare il seno se ha sintomi di eccessiva pienezza, se sente disagio o dolore più o meno localizzato. Il drenaggio del seno, il riposo e la prosecuzione dell’allattamento sono fondamentali per una rapida risoluzione di questi problemi.

Nel prossimo articolo passeremo in rassegna tutto quello che può essere fatto per prevenire i problemi del seno, e per una loro cura pronta ed efficace. 

Antonella Sagone, 9 aprile 2022

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