Ritrovare la via dell’amore incondizionato (I parte)

Ritrovare la via dell’amore incondizionato (I parte)

Ritrovare la via dell'amore incondizionato (I parte)

Una persona è amata e rispettata e ne è felicemente consapevole.

Un’altra persona invece è perseguitata e lo sa bene: è in una situazione difficile e fa di tutto per uscirne. È sofferente, ma sana di mente.

C’è poi un individuo che è convinto di subire vessazioni, abusi, oppure di essere costantemente minacciato, nonostante intorno a lui tutti siano invece amorevoli e preoccupati del suo benessere: questa condizione viene abitualmente etichettata come “paranoia” ed è un disturbo psichiatrico importante.

C’è un altro, infine, che è stato, o continua ad essere, perseguitato e abusato; tuttavia è vittima di una regola non detta che gli impedisce di esserne consapevole. Mentre chi è convinto erroneamente di essere perseguitato possiede una ben precisa diagnosi psichiatrica, non c’è un termine per definire chi è perseguitato ma non lo sa. Questa assenza non solo di diagnosi ma anche di percezione del problema è di per sé un sintomo, e si verifica perché la società intorno a lui condivide lo stesso tabù a riconoscere la vera natura delle vessazioni che a quell’individuo sono inflitte “per il suo bene”.

La pedagogia nera

Questo modello relazionale, insieme violento e manipolatorio, viene indicato, in ambito educativo, con il termine di “pedagogia nera”. La psicoanalista Alice Miller ha ben illustrato le drammatiche conseguenze di questo approccio. Esso si sviluppa all’interno di una relazione asimmetrica, in cui la “vittima” è emotivamente dipendente dal suo persecutore, avendo bisogno di lui (o lei) per ricevere sicurezza, riconoscimento, affetto, sostegno. All’interno di questa relazione l’amore diviene condizionato, cioè si trasforma in una merce di scambio, una ricompensa che viene elargita solo se il bambino si adegua alle aspettative dell’adulto e si “guadagna” la sua approvazione. Il bambino in poche parole viene amato non per ciò che è, ma per ciò che fa, pensa o sente, quando cioè questi comportamenti, pensieri ed emozioni sono graditi all’adulto. Il bambino non può odiare o ignorare l’adulto, né può sottrarsi alla relazione con lui, perché ha un disperato bisogno della sua presenza, e quindi, quando fallisce nel soddisfare le sue richieste, l’unica scelta che gli resta è odiare o ignorare se stesso, i suoi bisogni, le sue emozioni e i suoi pensieri, negarli, e costruirsi una personalità modellata secondo le aspettative dei suoi cari.

Quando nonostante i suoi sforzi Il bambino non riesce a soddisfare le aspettative degli adulti, perché si tratta di pretese eccessive o inappropriate rispetto alla sua età o  alle sue abilità, oppure perché i suoi bisogni primari sono così intensi da non poter essere ignorati e repressi completamente, non resta che la strada della ribellione, e l’adesione a un modello  negativo, anche questo altrettanto fasullo ma comunque aderente alla rappresentazione a lui proposta dagli adulti. Meglio essere biasimati e disprezzati piuttosto che essere invisibili!

Una condizione ancora più devastante è rappresentata in quelle famiglie nelle quali le richieste fatte ai bambini sono contraddittorie, altalenanti, incongrue o paradossali. in queste situazioni, ad esempio nelle relazioni definite come “doppio legame”, le richieste e i messaggi rivolti al bambino sono così contraddittori che qualsiasi cosa lui o lei faccia, non potrà che scontentare l’adulto. A quel punto non gli resterà che la strada della malattia fisica o mentale, per sfuggire  al paradosso e sottrarsi alla persecuzione.

Eredità pesanti

E siamo così tornati alla situazione descritta in apertura di questo articolo.

Gli individui cresciuti nell’infanzia all’interno di questa trappola emotiva si strutturano all’interno di costrutti rigidi, che impediscono loro di riconoscere trappole emotive simili a quelle della loro infanzia, quando le incontrano nella loro vita. Il modello patologico di adattamento che hanno appreso da bambini continua ad attivarsi tutte le volte che subiscono un abuso o un tentativo di manipolazione da parte di chi è più potente di loro o più importante per loro.

 Queste persone hanno una forte spinta all’omologazione, un forte bisogno di inclusione e approvazione, e sono abituate a conformarsi secondo le aspettative degli altri, in particolare di coloro che rappresentano la cultura dominante e l’autorità costituita. Ed è proprio questo uno dei meccanismi che protegge e rafforza gli approcci educativi manipolatori e violenti tramandandoli da una generazione alla successiva.

 Infatti questi adulti, che da bambini hanno subito la pedagogia nera, tendono a riprodurla nei confronti dei loro figli non solo perché utilizzano la propria esperienza come modello, e perché gli è interiormente vietato guardare a questi approcci con occhio critico, ma anche perché continuano a subire pressioni ad avallare modelli pedagogici violenti. Madri e padri ricevono, da figure autorevoli o dalla comunità intorno a loro, così esortazioni, consigli e critiche che ribadiscono tali modelli, oppure biasimo, svalutazione e rifiuto quando se ne discostano.

La famiglia, specchio e radice della società

Il dramma rappresentato nel microcosmo familiare non è che un frammento di un quadro sistemico molto più ampio. La famiglia è insieme specchio della società nella quale si è sviluppata, e germe della società futura. In questo senso è il nodo di trasmissione di un’ideologia, una visione dell’esistenza, un insieme di regole e valori morali, che i genitori rappresentano verso i figli. In direzione inversa madri e padri si fanno poi portavoce delle istanze dei figli verso la società. in questa loro funzione di mediazione, traduzione, filtro e trasmissione, i genitori si trovano in una posizione delicata e cruciale che regola tanto la tradizione quanto il cambiamento nel più ampio tessuto sociale.

Come in un frattale, entro il quale si può riconoscere il principio di invarianza di scala, il macrocosmo sociale e il microcosmo familiare si riflettono e si riproducono con gli stessi schemi, paradigmi, meccanismi e dinamiche.

Una società democratica, fondata sulla rappresentatività dei poteri e l’equilibrata distribuzione dei beni e dei servizi secondo i bisogni della cittadinanza, si rispecchierà quindi, su un piano ideale, in famiglie aperte e che danno spazio ed ascolto alle istanze di tutti i loro membri, Inclusi i bambini; la trasmissione dei valori avverrà attraverso l’esempio e la condivisione delle responsabilità.

Una società autoritaria e rigidamente gerarchica si rispecchierà nella tipica famiglia patriarcale, e al suo interno la disciplina sarà imposta e l’obbedienza esaltata come valore sommo; premi e punizioni saranno il mezzo attraverso il quale esercitare la coercizione, proprio come nella dittatura, di cui sono la riproduzione in scala minore, i comportamenti leciti vengono mantenuti attraverso i benefici sociali da un lato e la repressione da parte degli agenti di ordine pubblico dall’altro.

Ma che dire dei regimi liberisti, basati sul mercato globale di cose e persone? Essi hanno bisogno di guidare in modo altrettanto saldo i comportamenti e le scelte dei cittadini, ma non possono imporre queste cose con la forza, per cui adottano strategie suggestive e forme più sottili di condizionamento. La pedagogia nera è il prodotto di questa eredità conservatrice e lo strumento attraverso il quale si perpetua e si consolida il totalitarismo.

 Così come nella pedagogia nera la negazione dell’amore e le imposizioni vengono presentate come effettuate per il bene del bambino, e la persecuzione del bambino è negata e camuffata sotto una veste di apparente amorevolezza e retorica morale, allo stesso modo  nel regime totalitario la sottrazione dei diritti fondamentali e gli abusi  vengono mascherati sotto un’apparente vernice di democraticità e  una vuota retorica sui benefici elargiti ai “bravi cittadini”. E mentre nei regimi dittatoriali l’obbedienza viene ottenuta inducendo nella popolazione la soggezione e la paura verso i governanti, nei totalitarismi l’obbedienza si ottiene manipolando le coscienze e portandole a fare proprie le ideologie di regime, e dirottando l’odio e la paura all’esterno o verso i gruppi di dissenso.

Nelle dittature, tutti vedono che il Re è nudo, ma non osano dirlo ad alta voce; nei totalitarismi, la maggioranza lo vede vestito anche se va in giro nudo come mamma lo ha fatto.

Conclusioni

Siamo molto più condizionati di quanto crediamo. Nella nostra vita abbiamo subito e subiamo innumerevoli pressioni; e quanto più precoci sono stati i condizionamenti, tanto più impegnativo è prenderne coscienza e interrompere il perpetuarsi della violenza.

E se siamo già consapevoli, se abbiamo scelto la strada dell’integrità, della compassione, dell’amore incondizionato, dobbiamo accettare il fatto che susciteremo disorientamento, scetticismo e anche ostilità in chi è su un’altra lunghezza d’onda. Riuscire a trasmettere e diffondere la consapevolezza, lavorare per la pace e la connessione è un compito non facile ma possibile, se ci manterremo coerenti, cioè se il nostro sapere e il nostro fare sarà congruente con il nostro modo di essere.

Ne parleremo nella seconda parte di questo articolo!

Antonella Sagone, 21 maggio 2022

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *