Bambini allattati, più protetti dall’inquinamento

Bambini allattati, più protetti dall’inquinamento

Bambini allattati, più protetti dagli inquinanti

È noto da tempo come i bambini, la cui madre è stata esposta ad inquinanti ambientali durante la gravidanza, manifestino con maggiore frequenza sintomatologie allergiche respiratorie; la vulnerabilità a tali reazioni allergiche è in rapporto con l’esposizione materna secondo un rapporto dose-risposta, cioè proporzionale al grado di inquinamento subito.

Altri studi hanno altresì mostrato come l’allattamento al seno possa avere un effetto protettivo rispetto agli inquinanti, ad esempio i pesticidi, persino quando sono presenti in tracce nel latte materno stesso.

Questo studio multicentrico ha analizzato le polveri sottili presenti in 3 province della Cina, e rilevato l’incidenza di patologie allergiche respiratorie in quasi 24.000 bambini dai 3 ai sei anni, in 6 città, nell’arco di un anno (dal 2011 al 2012). Confrontando l’incidenza di queste patologie fra bambini allattati meno o più di sei mesi, si è riscontrata una minore correlazione fra inquinamento e presenza di rinite allergica o febbre da fieno, con un effetto protettivo tanto più marcato quanto più alto era l’inquinamento ambientale da polveri sottili.

L’incidenza di tali patologie nei bambini allattati più a lungo si riduceva dal 30 al 50% circa rispetto a quelli allattati per meno tempo.

La riflessione da fare è certamente che occorre attivarsi per ridurre il più possibile l’inquinamento ambientale, non solo per la salute di chi si trova in tali ambienti, ma anche per quella delle generazioni future; e allo stesso modo è fondamentale promuovere l’allattamento al seno, che è una scelta non di stile di vita quanto di salute, tanto più necessaria quando un bambino nasca con vulnerabilità di qualche tipo. Considerando che spesso si scoraggia alle madri che subiscono gli effetti dell’inquinamento di allattare, con l’argomentazione che il loro latte sarebbe poco salutare per il bambino, occorre combattere fermamente tale informazione fuorviante, alla luce dei dati della ricerca scientifica.
Questo tema è stato ampiamente trattato in due articoli che potete trovare a questo link.

Il testo integrale (in inglese) dello studio può essere letto qui.

Antonella Sagone, 22 giugno 2022

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