Qualcosa su di me

Antonella Sagone - Qualcosa su di me

Antonella Sagone - IBCLC - Formazione - Perinatalità e Allattamento Materno
Foto realizzata a Montespertoli, vicino a Firenze

Sono stata una figlia desiderata e mi sono avventurata con meraviglia e curiosità nel mondo, distribuendo attenzione con imparzialità a persone, galline, ragni, baobab, margherite, nuvole e sassi.

Mi porto dietro un destino da “non omologata” e non omologabile, e per quanto abbia sempre desiderato ardentemente far parte del gruppo, le regole delle interazioni sociali fra bambini mi erano oscure. Ero sensibile a cose che per gli altri erano nulla, avevo pensieri che, se espressi, venivano etichettati inevitabilmente come “strani”, scrivevo poesie che mi esponevano alla derisione, inventavo storie fantastiche e venivo rimproverata di vivere fra le nuvole. E fra le nuvole mi sono rifugiata per anni, uscendone con molta fatica, grazie a una chitarra e a un amore.

Forse, come lo è stato per me e altri, è solo questione di trovare “la propria tribù”, cioè l’ambiente giusto, dove ci siano almeno un paio di amici sulla stessa lunghezza d’onda… e capire anche che non sempre ci si trova in comunità di persone che comprendono il nostro modo di essere, il che non fa di noi delle persone sbagliate, ma solo che si trovano momentaneamente nel “posto sbagliato”.

Nel libro “donne che corrono con i lupi” l’autrice parla di questo concetto attraverso la favola del brutto anatroccolo, deriso da tutti perché considerato un anatroccolo riuscito male, mentre era soltanto un piccolo di cigno!

E come anatroccolo e cigno sono morta e rinata più e più volte.

Ho vagabondato affascinata dai più diversi rami del sapere e del fare, finché nella maternità (mia e altrui) ho trovato il mio porto e un senso profondo che non trovavo altrove. I miei figli, le altre madri e i loro bambini, sono stati i miei maestri facendomi crescere come persona e come professionista.

Alla fine ho compreso che la mia stranezza non era uno sbaglio ma solo l’espressione della mia unicità, che – proprio come l’unicità o se volete la “stranezza” di ciascuno – è esattamente ciò che di nuovo il mondo ha bisogno di ricevere e l’individuo ha bisogno di dare.

 

Credo che ogni vita serva a un diverso fine. Si va fondamentalmente per imparare qualcosa, raggiungere una maggiore comprensione ed evolversi; ma a volte si va anche per svolgere una funzione di affiancamento e sostegno per altri, perché quando hai acquisito qualcosa non te la puoi tenere per te ma la devi restituire al flusso dell’Universo. Le due cose possono andare insieme ovviamente, mentre dai ricevi, sempre.