Di quali parole ha bisogno un bambino?
Un giorno a una conferenza mi fu fatta una domanda.
Se potessi tornare indietro nel tempo e incontrare te stessa bambina, cosa le diresti?
La domanda era fortemente evocativa e mi ha proiettato in un istante in un periodo molto particolare della mia infanzia. Ero ancora una bambina ma cominciavo ad avere consapevolezza del mondo adulto, e desideravo intensamente essere parte del gruppo dei miei coetanei. Tuttavia per quanto mi sforzassi venivo sempre percepita come “strana” dagli altri e la solitudine era la mia compagna più fedele. Nella mia ingenuità esprimevo i pensieri, le idee fantastiche, le sensazioni e le domande che mi traboccavano nella mente, ma la reazione era di sorpresa, fastidio, perplessità e derisione.
Imparai a tacere. Ricordo ancora il momento in cui, dopo l’ennesima reazione di ilarità, presi solennemente la decisione interiore di non mostrare più la mia interiorità. Dovevo avere circa otto o nove anni.
Certo, mia madre forse avrebbe potuto in parte comprendere il mio senso di estraneità; ma anche se era lei stessa fuori dalle righe e abbastanza amorevole da accogliere la mia essenza, ciò nondimeno si sarebbe attivata per trovare una soluzione ai miei struggimenti, avrebbe esaminato criticamente le mie problematiche e mi avrebbe offerto soluzioni: non era quello che volevo, quindi tacqui anche con lei.
Quel giorno, a quella conferenza, il mio sguardo interiore si è posato con tenerezza e compassione sulla mia bambina interiore, e ho silenziosamente pensato una frase.
Cosa dire a un bambino
I bambini si sentono dire una quantità di cose. La maggior parte delle frasi che si rivolgono ai bimbi piccoli sono futili o peggio critiche o svalutanti; spesso sono ordini o divieti, a volte prediche o domande retoriche. Certe volte l’adulto non si rende conto di usare parole delle quali il bambino non ha conoscenza, o conosce solo il significato più elementare, e quindi le frasi dell’adulto sono facilmente fraintese.
Ma che parole dire a un bambino, invece, perché si senta veramente amato, compreso, confermato, rafforzato, quali parole per aiutarlo a capire la complessità del mondo nel quale sta crescendo?
Gli adulti amano in modi imperfetti i loro bambini, ma al di là di tutte le parole inutili o dolorose che a volte riversano su di loro, la cosa importante è offrirgli anche e costantemente quelle frasi che possano aiutarli a restare connessi e ricevere un sostegno emotivo.
Ho quindi rivolto la stessa domanda ai genitori che mi seguono sui social, e le loro risposte mi hanno commosso, sorpreso e fatto riflettere.
Pochissime sono state le risposte amare e sarcastiche. Non tutti sono stati abbastanza fortunati da avere genitori sufficientemente buoni o semplicemente presenti. Una domanda come questa può aprire ferite antiche e far riemergere dolori che ancora non si è in grado di elaborare.
La maggior parte delle risposte dei genitori, però, è stata sorprendentemente omogenea, e cioè di conferma, incoraggiamento, sostegno.
Alcuni hanno offerto a quella bambina del passato dei saggi consigli: il senso di fondo è quello di voler risparmiare ai noi stessi gli errori fatti. “Non puoi cambiare gli altri”; “Cercati un partner, non un caso clinico”; “Fai l’università, non ti fermare al diploma”.
Ah, lo avessimo saputo prima… questo sentimento molto comprensibile è però ingenuo, in quanto è proprio il percorso per prove ed errori che fa crescere e maturare gli individui fin dalla loro infanzia. E infatti diversi genitori hanno detto “Non aver paura di sbagliare”, “quando sbagli, riprova!”
Meglio agire e poi pentirsene, che restare fermi e non mettersi in gioco per timore di non essere all’altezza di aspettative, magari troppo alte, del mondo adulto.
E infatti ecco l’altro gruppo di frasi di chi ha voluto dirsi proprio questo concetto: “Vai bene così come sei”. Anche se a volte questo concetto è espresso in modo rassicuratorio, le buone intenzioni sono chiare. “Ce la puoi fare”; “Non preoccuparti più”; “Andrà tutto bene”; “Sei abbastanza”.
Molte sono frasi di conferma e riconoscimento: “Avevi ragione tu”; “Sei una meraviglia”; “tutto ciò che sentivi era vero”.
Diverse persone hanno espresso il desiderio di trasmettere alla loro versione infantile semplicemente tenerezza e amore, magari anche senza parole, con un semplice abbraccio, oppure con queste frasi: “Sarai amata”; Ti capisco”; “Sono qui con te”; “Parla, ti ascolto”; “Meriti di essere amata per quello che sei”.
Infine, “Tutto quello che è stato – ha osservato una mamma – mi ha reso quella che sono. Amo la mia vita attuale… forse è meglio non dire niente, non vorrei cambiare qualcosa”.
I bisogni emotivi dei bambini
Quello che diciamo al nostro sé bambino è ciò di cui ogni bambino del presente ha bisogno. Nel raccogliere queste frasi mi si è stretto il cuore, perché narravano storie di mancanze: di ascolto, di riconoscimento, di fiducia, di rispetto, di presenza e soprattutto di amore incondizionato.
Quest’ultimo è una merce talmente rara che molti non sanno nemmeno di cosa si parli. Troppo spesso l’amore diventa merce in uno scambio che pretende, in cambio dell’affetto, che il bambino rinunci a un pezzettino di autenticità del suo sé e si modelli secondo le aspettative degli adulti. E i bambini lo fanno, perché l’amore dei genitori è troppo importante e vale qualsiasi prezzo.
Ma perché richiederlo?
Perché sminuire la bellezza che nasce dall’unicità del bambino reale che abbiamo di fronte? Perché pensare al bambino come una pianta che, se non interverremo costantemente potando, concimando, raddrizzando, crescerà inevitabilmente storta?
Ciascuno di noi, in un momento di introspezione e guardando alla propria infanzia, guardando il percorso che l’ha portato ad essere ciò che è, può facilmente vedere quali parole lo hanno sostenuto e guidato e quali invece, anche se nate dall’intento di guidare e migliorare, hanno invece mortificato gli slanci vitali, paralizzato la spinta a cimentarsi con le sfide della vita, bloccato parti importanti di sé, spento la speranza di trovare amore e soddisfazione.
Pensiamoci, prima di dire ai nostri figli parole troppo affrettate.
Ed ora in chiusura, tornando alla piccola bambina di otto anni che ero, e alla mia diversità che così spesso mi faceva sentire in una bolla impenetrabile, so con chiarezza che cosa mi sussurrerei all’orecchio:
“NON SEI SOLA”.