Perché il ciuccio interferisce con l’allattamento?

Perché il ciuccio interferisce con l’allattamento?

Perché il ciuccio interferisce con l'allattamento?

Il ciuccio è un oggetto di uso talmente comune da essere considerato l’accessorio per neonati che più di ogni altro rappresenta la primissima infanzia. La sua immagine viene usata come icona per rappresentare i bambini; è spesso presente nei pacchi dono che la mamma riceve dalla dimissione dall’ospedale, e a volte addirittura richiesto nel “corredo” da portare con sé al ricovero per il parto; è spesso accessorio di bambole e bambolotti; viene conservato come ricordo del bebè assieme al primo dentino e alla ciocca di capelli. Chiamato in Inghilterra “pacifier”, il calmante, è considerato indispensabile per chi si prende cura del bambino, come se senza ciuccio fosse impossibile per un adulto calmare un bambino agitato.

Un accessorio non indispensabile

Eppure, il ciuccio non è affatto un bisogno del bambino. Non è un oggetto previsto dalla natura. Per il bambino, non c’è nulla nella suzione di un ciuccio che non possa essere ottenuto anche dalla suzione al seno o, in alcuni casi, dalla suzione del dito o dalle coccole della mamma.

Detto in altre parole, i presunti “vantaggi” o “utilità” del ciuccio sono anche erogabili direttamente dalla mamma. È la suzione, non il ciuccio, a prevenire la SIDS (morte improvvisa del lattante). è la suzione, e non il ciuccio, a calmare il bambino, ridurre le sensazioni dolorose, favorire il sonno.

Se il bambino vuole succhiare e ha a disposizione il seno, popperà e oltre ad avere i vantaggi della suzione riceverà ogni volta anche una dose di latte materno con tutti i benefici nutritivi e non nutritivi che comporta. Se quel bambino vuole solo succhiare e non ha bisogno in quel momento di latte, effettuerà la suzione non nutritiva al seno oppure si staccherà e si succhierà il dito o la manina.

 

Le scelte informate includono la conoscenza dei rischi

Non è giusto demonizzare il ciuccio, ma è importante che le madri che decidono di usarlo sappiano a quali rischi si va incontro, in modo da poter fare le loro scelte liberamente e con cognizione di causa.

Il ciuccio interferisce con l’allattamento al seno in molti modi: non solo perché può alterare il modo in cui il bambino succhia, rendendo la suzione meno efficace o dolorosa per la mamma. Ogni volta che il bambino desidera succhiare e gli si offre un ciuccio, si dirotta quella suzione che avverrebbe al seno. Questo significa che quel bambino assumerà meno latte materno, avrà meno benefici, e la mamma avrà il seno meno drenato e produrrà meno latte.

Nella pratica, un uso quotidiano del ciuccio, anche solo per pochi minuti, significherà un allattamento non più a richiesta, il che nella fase di allattamento esclusivo può comportare il rischio di cattiva calibrazione e comunque di minor assunzione di latte e minor accrescimento; e nella fase successiva, in cui si introducono i cibi solidi, può comportare una diminuzione troppo rapida della suzione al seno, con declino della lattazione e fine precoce dell’allattamento, e i pasti che finiscono per sostituire le poppate invece di affiancarle.

Usando quotidianamente il ciuccio ci può essere una o più di queste conseguenze:

  • riduzione della frequenza delle poppate e quindi riduzione della stimolazione del seno, da cui calo della produzione e minor apporto di latte
  • rallentamento della crescita del bambino
  • deformazione delle arcate dentali (palato stretto, malocclusioni)
  • deglutizione anomala, aumento delle apnee notturne
  • confusione di suzione, con una o più di queste conseguenze: bimbo irrequieto al seno, che non sa più poppare bene, gli sfugge dalla bocca, o fa cose strane, si sentono schiocchi o morde, o piange e si inarca, si attacca e stacca, ciuccia a “frullo d’ali” e tende ad assopirsi dopo poco, si stacca e piange
  • la mamma sente dolore, capezzoli infiammati o ragadi, ingorghi
  • sciopero del poppante, rifiuto del seno
  • accorciamento della durata dell’allattamento esclusivo e svezzamento anticipato, perdita di interesse per il seno
  • Candida al seno, mughetto in bocca al bambino.

Ma allora, perché tanta determinazione a difenderlo?

Allora, se tutto ciò che serve è già in dotazione alla mamma, e il ciuccio ha così tanti rischi, perché viene offerto al bambino? Perché quando si suggerisce di evitarlo si suscitano tante reazioni a sua difesa?

La risposta è: perché le madri sono sole nel quotidiano accudimento del loro bambino. Ed anche, perché si trasforma questo accudimento in una “mission impossibile”, a causa delle pretese che la nostra società impone o suggerisce. 

Essere sole significa che questo allattare, accudire, coccolare, giorno e notte, viene fatto dalla mamma spesso fra quattro mura e comunque in assenza di una comunità che la supporta, di altre mamme che sono empatiche, solidali, anzi con spesso critiche e dichiarazioni di sfiducia; e comunque manca il villaggio per occuparsi delle altre cose mentre la mamma fa la mamma. La mamma di oggi deve accudire il bambino 24/24 – 7/7 senza mai un altro paio di braccia a sostituirla mentre fa pipì o si fa una doccia o schiaccia un sonnellino; e non c’è qualcun altro che intanto si occupa del figlio più grande o della bolletta da pagare alle poste, del lavoro fuori casa, la spesa da fare o la casa da mantenere. In un villaggio, ogni mamma avrebbe altre donne vicino, donne che allattano anche i loro piccoli, e un altro paio di braccia o di tette si troverebbero sempre, per non far aspettare un bambino mentre la mamma è indaffarata con gli altri bimbi.

La mamma è esaurita non perché allatta o perché accudisce il figlio, ma perché si pretende da lei che lo faccia senza sosta e senza sostegno, sempre. E così a volte ricorre al ciuccio, e quando le si dice che non è una buona idea lo prende come un “Sei una cattiva madre, invece di quel coso di gomma dovresti essere tu ad occuparti del bambino… ancora una volta.”

Ecco perché tanta indignazione, levate di scudi, controaccuse, reazioni difensive, oppure atteggiamenti “neutrali” e timore di “far sentire in colpa le mamme”. Tutto nasce da un equivoco, e l’equivoco è questo:

Il ciuccio non è un sostituto della mamma. È un sostituto delle altre mamme, donne, persone che dovrebbero affiancare la mamma dividendo con lei il carico di accudire il bambino e far fronte alle incombenze quotidiane.

La soluzione non è convincere tutte le mamme a non usare mai il ciuccio. La soluzione è ricreare quel tessuto sociale, quella rete di sostegno da mamma a mamma che le permette di ricevere comprensione, sostegno, riconoscimento. Non servono consigli: serve una mano.

Antonella Sagone, 29 gennaio 2021

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