Bambini davanti allo schermo: manteniamo il controllo

Bambini davanti allo schermo: manteniamo il controllo

Bambini davanti allo schermo: manteniamo il controllo

In questi giorni fa molto discutere una serie televisiva con alto contenuto di violenza e di situazioni angosciose, in cui giochi infantili vengono perversamente trasformati in giochi di morte. È vista da molti giovanissimi, anche bambini, che poi riproducono nei loro giochi le morti e le violenze viste sullo schermo. Alle numerose grida di allarme e sdegno che mettono in guardia sull’esporre i bambini a contenuti così violenti e complessi, si oppongono altri che difendono i contenuti morali di fondo della trama, e sostengono come tutto dipenda da come il bambino è affiancato dall’adulto che gli permetta una chiave di lettura e di comprensione di quello che vede.

La domanda è: è giusto censurare i contenuti violenti o inappropriati ai bambini? Chi decide cosa è inappropriato? Fino a quando? Cosa succede se un bambino guarda un programma per il quale non è “pronto”?

Prima ancora di dare una risposta a queste domande, dovremmo chiederci quanto e da che età sia opportuno permettere a un bambino di guardare la televisione in generale.

L’impatto della TV sulla mente dei bambini

Dobbiamo tenere presente che un bambino percepisce ciò che vede in modo diverso da un adulto, principalmente per due motivi:

  1. Non ha filtri. Significa che ogni cosa che percepisce gli arriva alla massima intensità, a differenza di un adulto che ha imparato a selezionare ed ignorare tutti gli stimoli che ritiene marginali, non importanti. La mente di un bambino non è ancora in grado di mettere in atto queste strategie. Di fronte al bombardamento multisensoriale degli schermi, può sentirsi spaventato, disorientato, sopraffatto. Col tempo, impara strategie per ridurre questo impatto. Spesso i bambini davanti a uno schermo si fermano e “stanno buonissimi”, apparentemente calmi, in realtà quasi immobili. Questo viene frainteso come un effetto calmante dei video ma non è così. Il bambino, non potendo ridurre il flusso di stimoli che proviene dallo schermo, abbatte tutti gli altri stimoli che provengono dal suo corpo, dal movimento, dal guardarsi intorno. Invece di spegnere lo scherno si “spegne” lui; ma solo fisicamente. Se si fa una risonanza magnetica funzionale al cervello di un bambino che guarda uno schermo, si vede un’intensa attività cerebrale. Un’altra strategia del bambino è attuare un’attenzione discontinua, a “balzi”, cogliendo solo alcuni frammenti più immediati e gestibili. Questo gli fornisce una percezione ancora più parziale e caotica e rende difficile assimilare e comprendere l’esperienza. La strutturazione dell’esperienza infatti avviene meglio quando il soggetto è parte attiva: interagendo con l’ambiente, rispondendo, toccando, riproducendo. Cosa non facile da realizzare davanti allo schermo televisivo, che induce invece passività.
  2. Per il bambino il confine fra realtà e finzione è molto permeabile. Può essere per lui difficile, se non impossibile in certi casi, capire cosa di quello che vede succede realmente da qualche parte oppure no. In particolare, prima dei 3 anni (ma per molti bambini anche più tardi) il bambino non riesce nemmeno a concepire l’idea di finzione, anzi, non sa nemmeno che nella mente di ciascuno vi siano idee ed emozioni diverse dalle proprie! Quindi non può comprendere completamente il concetto di storia “inventata”. Anche quando è più grande, tuttavia, la sua comprensione della realtà è imperfetta, permeata di idee fantastiche, mentre all’inverso le fantasie del gioco e delle narrazioni possono essere percepite in modo molto intenso e realistico.

I bambini sono in grado di capire il concetto di finzione?

A volte vedendo la disinvoltura con cui i loro bambini assorbono senza battere ciglio contenuti anche forti di qualche spettacolo televisivo o video, i genitori si rilassano e presuppongono una maturità che non sempre c’è, oppure che può esistere ma essere ancora fragile nel suo equilibrio. Un episodio che è accaduto a me come genitore potrà spiegare meglio.

Mia figlia, col fatto che aveva un fratello di 7 anni più grande di lei, finiva per guardare alla TV certi film che non le avrei fatto vedere. C’era una censura a monte perché a casa nostra non sono mai stati permessi film horror o particolarmente violenti; ma anche in film “per famiglie” come Guerre stellari o Indiana Jones abbiamo in fondo braccia mozzate, venti soprannaturali che scarnificano volti fino all’osso, energumeni decapitati dalle pale dell’elicottero, eroi bruciati vivi nella lava… nonostante fossi dubbiosa avevo visto che in fondo mia figlia guardava questi film insieme al fratello con molta leggerezza d’animo e senza sembrare affatto turbata. Suo fratello le aveva spiegato che era tutta finzione e che non era che succo di pomodoro e altri trucchi e che gli attori non morivano davvero, e lei sembrava tranquilla e non batteva ciglio.

Poi un giorno, aveva sei anni, giocava in giardino con un amichetto, questo è caduto e gli si è staccata una crosta che aveva su un ginocchio, che ha cominciato a sanguinare abbondantemente, tanto da colare il sangue sul calzino bianco e macchiarlo.

Mia figlia è svenuta.

Quando si è ripresa, mi ha detto:

“Sai mamma, io quando guardavo i film pensavo che certe cose successero solo per finta, ma quando ho visto quel sangue colare ho pensato che allora anche tutte le altre cose orribili che si vedevano nei film potevano succedere veramente nella realtà, e mi sono sentita male”.

Ecco, questo episodio mi ha dato tantissimo da pensare perché spesso noi non sappiamo valutare pienamente fino a che punto arrivi nei nostri ragazzi la comprensione della realtà e dei diversi livelli di “finzione” del nostro complesso mondo multimediale. Mia figlia, nonostante si fosse cercato di accompagnarla alla comprensione di scene di fiction, nonostante avesse visto cose abbastanza selezionate, nonostante fosse intelligente e con buoni strumenti di decodifica della realtà, quel giorno ha avuto un terribile shock e non è stata in grado di gestire le informazioni in modo corretto perché la sua “comprensione” di cosa significhi “finzione” era, in realtà, semplicistica e parziale, come inevitabile in una bambina di sei anni.

Non è semplice per un bambino piccolo (e anche non piccolissimo) distinguere la fiction dalla realtà, ciò che davvero è impossibile che accada (come le bambole assassine o i cavalieri senza testa) e ciò che purtroppo potrebbe accadere anche nella realtà, quanto tali potenziali orrori possano essere realisticamente possibili, quanto preoccuparsi o no, persino quali programmi mostrino davvero la realtà (i documentari? I telegiornali? Siamo sicuri?). Domande grosse, a cui è difficilissimo rispondere!

Elaborazione concettuale ed elaborazione emotiva

Video e programmi TV sono studiati appositamente per avere una forte risonanza emotiva. Devono catturare l’attenzione, emozionare, incuriosire, “appassionare”. Notate come in un film o un cartone l’immagine sullo schermo cambi spesso, con flash di luce e buio che si susseguono rapidamente, con esplosioni sonore (voci o musica) improvvise, con immagini rapide che si susseguono molto più in fretta e senza pause rispetto alla vita reale. Sullo schermo non possono esserci tempi morti, e le pause, che sarebbero necessarie per una elaborazione dei contenuti e delle emozioni, mancano.

Anche noi adulti possiamo faticare a tenere il ritmo; ma che impatto può avere questa modalità per un bambino il cui sistema nervoso è ancora plasmabile e in piena formazione? Anche quando il bambino è più grande e in grado di effettuare una elaborazione cognitiva di quello che vede, non è affatto detto che sia in grado di farlo dal punto di vista emotivo.

A volte i bambini riproducono nel gioco sequenze di scene a forte impatto emotivo. Questo è un tentativo di gestione attiva, e non più passiva, di questi materiali così emozionanti, un tentativo di riprendersi quei tempi più lenti necessari per rielaborare e integrare le cose viste e sentite. Tali giochi non vanno quindi bloccati, tuttavia vanno sorvegliati per capire il livello di stress espresso mentre il gioco viene agito. Contenuti particolarmente violenti, o di eccessiva complessità emotiva, possono causare veri e propri traumi e vere e proprie sindromi da stress post-traumatico, con attacchi di panico, incubi notturni, fobie.

Che fare

Viviamo in un mondo completamente permeato di contenuti multimediali, e molti di questi sono violenti, sessualizzati, ansiogeni o semplicemente non adatti ai bambini. Se da un lato (ma sempre non prima dei 3 anni) si può accompagnare il bambino nella visione di contenuti controllati, sempre affiancandolo, dall’altro non bisogna aver timore di esercitare un controllo parentale sul tempo e la qualità delle esperienze di fronte allo schermo, che devono costituire comunque una porzione molto piccola nell’arco dell’esperienza vissuta da un bambino. Offriamo ai bambini occasioni altrettanto intense di sperimentare la vita e le emozioni in modo attivo, interattivo, nel mondo reale, circoscrivendo il virtuale a brevi parentesi piacevoli da sperimentare (sempre in compagnia dell’adulto e mai da soli), e facendo seguire queste esperienze con momenti successivi di conversazione, in modo da approfondire cosa il bambino ha tratto da ciò che ha visto ed aiutarlo ad elaborare, comprendere e integrare l’esperienza fatta.

Antonella Sagone, 23 ottobre 2021

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