Il sostegno dopo il parto: cosa conta davvero

Il sostegno dopo il parto: cosa conta davvero

Il sostegno dopo il parto: cosa conta davvero

Qualche giorno fa ho lanciato una nuova rubrica sulla mia pagina Facebook. Si chiama “la domanda del giorno” e raccoglie i punti di vista, il sentire e i vissuti dei miei lettori e lettrici su vari argomenti.

La domanda d’esordio è stata: Dopo il parto, qual è la frase che ti hanno detto, che ti ha più sostenuto e “fatto la differenza”?

 Sono rimasta molto colpita dalla quantità di risposte ricevute in poco tempo. Quanta voglia di raccontare! E quante diverse sfaccettature può avere il sostegno a una donna che ha appena partorito…

Ma si può dire che tutte queste risposte avevano una cosa in comune: rimettevano la mamma al centro, comunicavano fiducia e rispetto per la sua competenza, fornivano vera empatia.

Il bisogno di riconoscimento

Ed ecco alcune frasi che, nei ricordi delle madri, sono state come un balsamo nel momento dei dubbi o della malinconia. Sono tutte molto simili fra loro e le sintetizzo qui:

  • Hai fatto bene a fidarti del tuo istinto!
  • Sei tu la mamma, nessuno può fare meglio di te
  • Sei la mamma perfetta per la tua bambina
  • Grazie di avermi fatto assistere il tuo parto
  • Tu sei e sai esattamente ciò di cui tuo figlio ha bisogno
  • Ascolta te stessa

Dopo una nascita, chi viene in visita non ha occhi che per il neonato. La mamma e i suoi sbalzi di umore vengono un po’ relegati in secondo piano. Quello che la mamma ha appena fatto è una cosa enorme: dare alla luce un nuovo essere umano. Il travaglio e il parto hanno messo in atto sensazioni, energie e una potenza che non si sapeva nemmeno di possedere. Ci sono state emozioni forti, e non sempre ci sono bei ricordi di quei momenti. La donna che è appena diventata madre è scombussolata e piena di incertezze e fragilità, ma anche di una nuova consapevolezza della forza che è in lei.

Di fronte a questi dubbi e incertezze, affrettarsi a rassicurare, aggiustare e consigliare (quella che io come consulente definisco “la triade del male”), non dà il dovuto spazio a tanta grandezza.

A volte le cose non vanno bene, e sentirsi consigliare altro può essere vissuto come una minimizzazione o una critica per ciò che si è fatto. L’impegno della madre va riconosciuto, e dalle risposte alla mia domanda emerge che le parole che più hanno rinvigorito e sostenuto le mamme sono state quelle in cui veniva riconosciuta la competenza, la forza, l’impegno, l’istinto della mamma.

Non minimizzare

Quanto è importante, davanti a una persona angosciata, non minimizzare e rassicurare frettolosamente, ma accogliere i suoi sentimenti!!

“Ma tu come stai?” si è sentita dire una donna che aveva appena partorito. Queste parole ancora le ricorda con gratitudine. Mentre tutti gli altri, alla visita in ospedale, erano calamitati dal neonato, queste parole rivolte proprio a lei le hanno allargato il cuore e l’hanno fatta sentire contenuta e compresa.

A volte il parto è traumatico e la donna è frastornata, ferita interiormente e a volte anche nel corpo, può essere sopraffatta da flash retrospettivi che le ripropongono i momenti difficili durante il travaglio o la nascita di suo figlio, e può faticare a connettersi con il neonato a causa di queste emozioni.

L’ansia di “aggiustare tutto” pervade i presenti, che si affrettano a dirle che “l’importante è che tu e il tuo bambino stiate bene” e la invitano a dimenticare i momenti brutti dell’esperienza appena vissuta. Ma questo non è possibile e nemmeno salutare. Occorre piuttosto un abbraccio, fisico o emotivo, un contenimento, qualcuno che semplicemente stia lì e chieda alla mamma come si sente, e sia disposta poi ad ascoltare in modo compassionevole e non giudicante.

Sostenere non è rassicurare né aggiustare qualcosa. Diverse mamme hanno risposto alla mia domanda sottolineando quanto sia stato importante per loro sentirsi capite, per poter davvero elaborare i traumi del parto e andare oltre.

Per le stesse ragioni non è una buona idea, se si vuole sostenere una neomamma, sottolineare le cose positive (che pure ci sono e vanno rilevate) prima di aver accolto le preoccupazioni che causano ansia. Nella maternità non è tutto rose e fiori, e diverse madri hanno sottolineato quanto sia stato importante per loro ricevere una descrizione realistica di cosa significa prendersi cura 24 ore al giorno di un minuscolo nuovo essere umano. Sottolineare ciò che va bene è un sostegno quando non è accompagnato dalla negazione delle difficoltà, anche di quelle semplicemente soggettive.

Certe volte le persone pensano che sia di aiuto consolare chi è in difficoltà con l’allattamento, dicendole che non fa niente se fallirà e passerà alla formula, sarà ugualmente un’ottima madre.

E ci mancherebbe!!!

Ma spesso questo commento viene dalla frustrazione di chi vorrebbe aiutare a risolvere e difficoltà ma non ha gli strumenti per farlo. O da chi ha un allattamento fallito nel suo passato e sta lenendo i suoi propri rimpianti.

Dobbiamo operare per diffondere il più possibile la conoscenza della fisiologia dell’allattamento, e proteggerlo dalle interferenze, perché il sostegno alla mamma e al bambino passa anche attraverso un aiuto concreto e competente. Vogliamo davvero aiutare una mamma il cui progetto di allattamento non sta andando per il verso giusto? Piuttosto che dirle che non fa nulla, offriamole una consulenza di allattamento!

E quando le ansie della mamma potrebbero essere motivate?

Va bene non allarmare inutilmente la mamma, ma è anche importante che, se esiste un problema di allattamento, venga il prima possibile identificato e risolto. Ecco un’altra buona ragione per cui affrettarsi a rassicurare può essere una specie di autogol. Infatti se si è convincenti è anche possibile che la mamma si persuada e smetta di agitarsi. SI sentirà sbagliata, si giudicherà troppo ansiosa, però sarà contenta che suo figlio sta bene e l’allattamento va bene così. Tranne poi trovarsi più avanti, a volte, con il problema aumentato, e più difficile da risolvere. Rispettiamo quindi il sentire della mamma: può darsi che non abbia capito il motivo per cui ha la sensazione che qualcosa non vada (proprio per questo esistono i consulenti professionali in allattamento materno!); ma qualcosa ci sarà, e anche fosse solo mancanza di informazione o difficoltà a connettersi con il bimbo dopo un parto difficile, ha bisogno di comprensione, sostegno e aiuto, e non di qualcuno che la rassicuri in fretta.

Sapere che è normale

Tutto è nuovo per la neomamma, e manifestazioni che in realtà sono fisiologiche e frequenti nel neonato possono allarmarla o disorientarla. Lo stereotipo del bimbo paffutello (avete notato che nelle pubblicità il bebè non è mai veramente un neonato ma sempre un po’ più grande?) che mangia, dorme e sorride non collima con la creatura grinzosa, con la testa spesso deformata dal parto, che agita a scatti braccia e gambe, rabbrividisce e sussulta e diventa rosso per un nonnulla. Né collimano con lo “standard” le frequenti e caotiche poppate al seno e gli innumerevoli risvegli notturni.

Diverse mamme hanno raccontato che la cosa che più le ha rilassate è stata l’informazione che tutto ciò che faceva suo figlio, o anche il tumulto di emozioni del puerperio, erano cose normali. Ricordare alla mamma che è il primo figlio, che l’incertezza è normale, che occorre darsi tempo può essere un’informazione cruciale per non andare nel panico e cominciare a costruire serenamente la propria competenza.

Meglio ancora sarebbe se questo messaggio di normalità venisse dalla frequentazione di altre mamme, di un gruppo di sostegno in cui la neomamma possa vedere con i suoi occhi come davvero sono e interagiscono fra loro le mamme e i neonati nella vita di ogni giorno.

Non solo parole

Quanto viene sottovalutato l’aiuto pratico! Le parole di incoraggiamento, certo, hanno il potere di dare una straordinaria energia e risvegliare la forza che ogni madre ha dentro di sé. Ma questo non significa che non ci si possa anche rimboccare le maniche! Dire “segui il tuo istinto” può andar bene quando non ci sono ostacoli, ma risultare disperante per una mamma che magari in quel momento è in totale confusione. A volte le informazioni date a voce, e qualche parola di incoraggiamento, sono quello che serve; ma altre volte la stanchezza e il caos nella vita della neomamma prende il sopravvento e le rende impossibile recepire informazioni e suggerimenti.

Una mamma in difficoltà, a volte, ha solo bisogno di qualche premura: di un paio di braccia che la aiutino tenendo il bambino mentre va in bagno, o le rifacciano un letto, le porgano un bicchiere d’acqua mentre sta allattando, le portino la spesa o le cucinino qualcosa di buono o anche, semplicemente, le aggiustino un cuscino dietro la schiena per stare più comoda quando allatta.

“Vuoi qualcosa da mangiare?” può essere una frase che si ricorderà per sempre con affetto!

Ed ecco cosa le mamme che hanno risposto alla mia domanda ricordano con calore e gratitudine:

  • Dormire e al risveglio trovare la tavola piena di ogni ben di Dio cucinato, da consumare e congelare.
  • Qualcuno che ti aggiusta i cuscini.
  • Un caldo abbraccio.

Una volta che ci si è presi cura con gesti amorevoli della mamma, potrà venire anche il tempo delle parole, dell’ascolto e dell’incoraggiamento; ma prima, mettiamoci comodi!

Empowerment

Quanto viene sottovalutato ciò che le madri fanno!

Non si tratta solo di “prendersi cura” di un esserino inerme e fragile. Non si tratta di adempiere a una serie di incombenze. Si tratta di cambiare il mondo. La madre cresce la generazione del futuro e con le sue scelte determina la forma di questo futuro.

Una mamma racconta come un’amica le fece notare come l’allattamento a termine e l’alto contatto siano una forma potentissima di rivoluzione, forse la rivoluzione: dato che ho scritto un libro che si intitola La rivoluzione della tenerezza, non posso che essere d’accordo!

Ed ecco un’altra frase potente per far emergere la forza e la potenza di ogni madre: “Quando penserai di non riuscire a fare qualcosa, quando sarai in difficoltà, ricordati sempre che hai partorito. Puoi fare tutto!”

Restituire all’evento del parto la sua dimensione sacra ed epica può essere una salutare iniezione di autostima e permettere alla donna di attingere alla sua riserva interiore di potere e di energia vitale.

Può davvero fare la differenza!

Antonella Sagone, 24 luglio 2021

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