Ossitocina e stress

Ossitocina e stress

Ossitocina e stress

L’ossitocina è un ormone chiave in tutta la vita riproduttiva della donna (e anche dell’uomo): scatena l’orgasmo, induce le contrazioni uterine durante le mestruazioni, il travaglio e il parto, e il riflesso di eiezione del latte a seguito dello stimolo della suzione del bambino o anche del tiralatte. Questo ormone è strettamente legato allo stato emotivo materno, infatti il riflesso di discesa del latte si può indurre anche solo sentendo il pianto o pensando al bambino; è favorito da uno stato di benessere, confort, dal contatto pelle a pelle, ed è invece ostacolato dallo stress, dall’ansia, dal disagio fisico o psicologico, dall’imbarazzo, dalla scomodità. Ormoni come l’adrenalina o il cortisolo, legati alle situazioni di pericolo o disagio, ne inibiscono gli effetti.

Questo studio è stato condotto da ricercatori svedesi in collaborazione con centri di ricerca e università di molte parti del mondo, inclusa Australia, Regno Unito, Spagna, Norvegia, Germania, Polonia, Olanda e anche Italia. Questa revisione sistematica di tutte le ricerche che hanno indagato i livelli di ossitocina in risposta alla suzione e ad altre condizioni ha riscontrato che l’Ossitocina, che ha carattere estremamente pulsatile (5 volte all’ora) nell’immediato postparto, e che si attesta su livelli basali più stabili via via che la lattazione procede. Maggiore è la pulsatilità precoce, e più abbondante è il flusso di latte e anche la durata dell’allattamento al seno. La relazione con gli ormoni dello stress è a doppio senso: alti livelli di ossitocina riducono l’ACTH e il cortisolo e quindi lo stress, favoriscono la socialità e riducono l’ansia. IL parto cesareo, in particolare di emergenza, riduce il rilascio di ossitocina. Pertanto gli interventi e lo stress dovrebbe essere ridotto al minimo durante il parto, e nei casi in cui sia stato necessario intervenire con il cesareo, è di fondamentale importanza favorire il massimo confort e limitare lo stress della neomamma, favorendo al massimo il libero e frequente accesso del neonato al seno.

Un abstract (in inglese) dello studio può essere letto qui.

Antonella Sagone, 16 marzo 2022

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