Quando il bambino “è fuori dalla sua curva”

Quando il bambino “è fuori dalla sua curva”

Quando il bambino "è fuori dalla sua curva"

Nell’articolo Il mio bambino sta crescendo abbastanza? è stato descritto come valutare la crescita del bambino, nel contesto di una valutazione generale del suo sviluppo, e come distinguere i segni affidabili che indicano se un bambino si sta alimentando bene.

Un dato importante per valutare la crescita del bambino è il suo peso. Come sapere quanto deve crescere un bambino a una certa età? Premesso che il peso è solo uno dei tanti dati da prendere in considerazione quando si valuta lo sviluppo e la salute di un bambino, è certamente di aiuto avere degli standard di riferimento ai quali confrontare l’accrescimento del singolo bambino.

Lo strumento più usato sono le tabelle percentili o curve di crescita standard, che descrivono il ritmo di crescita dei bambini rispetto all’età e alla loro costituzione. Per ogni età (settimane, mesi o anni) si descrive l’aumento di peso distribuito secondo vari percentili, ovvero fasce che descrivono diverse tipologie di bambini, dai più minuti ai più robusti.

Un unico standard di salute

Le curve percentili sono uno strumento statistico, cioè mostrano l’andamento del peso medio rilevato in un numero molto alto di bambini. Ma per costituire un vero standard questi rilevamenti devono essere fatti con criteri rigorosi, ovvero essere universali e rappresentare davvero la popolazione di bambini sani e cresciuti secondo le raccomandazioni di salute.  A questo scopo le curve devono essere ricavate da dati tratti da una popolazione di bambini molto ampia e assortita in modo da rappresentare tutte le tipologie di bambini sani, di diverse etnie, costituzione fisica, area geografica.

Le curve utilizzate in passato non rispettavano queste premesse: le statistiche erano state fatte semplicemente su bambini occidentali provenienti da Paesi industrializzati, in un’epoca in cui l’allattamento materno era ai suoi minimi storici e l’alimentazione prevalente era con la formula, introducendo cibi solidi molto precocemente, a 3-4 mesi di vita. Le curve che ne risultavano erano perciò caratterizzate da un aumento di peso più lento all’inizio, e invece nei mesi successivi rispecchiavano il peso maggiore dei bambini alimentati artificialmente. Questo ha portato spesso a delle valutazioni errate nella crescita dei bambini. Queste vecchie curve sono solamente descrittive, cioè sono la “fotografia” di come crescevano in quell’epoca i bambini occidentali nei Paesi industrializzati; ma non possono essere prese a modello fisiologico a cui cercare di somigliare.

Le nuove curve OMS sono il frutto di statistiche fatte su bambini alimentati in modo sano e fisiologico, che significa allattamento esclusivo per sei mesi, poi graduale introduzione di cibi solidi (con il latte materno come alimento preponderante almeno fino al primo anno). I soggetti inoltre sono bambini sani e nati a termine, cresciuti in famiglie di non fumatori e altri parametri che garantiscono una salute di fondo. Queste statistiche sono state fatte prendendo a campione migliaia e migliaia di bambini di popolazioni molto diverse per razza, tenore di vita, distribuzione geografica; eppure mostrano una distribuzione del peso molto simile, a dimostrazione del fatto che l’elemento più determinante nello sviluppo è l’allattamento al seno. Una descrizione approfondita dello studio multicentrico che ha permesso di costruire le nuove curve si trova su questa pagina dell’OMS. Le curve OMS si definiscono prescrittive, cioè mostrano come un bambino dovrebbe crescere secondo la fisiologia umana, e quindi queste sì sono da prendere a modello per tutti i bambini, compresi quelli alimentati con la formula, in quanto rappresentano un modello di salute. Infatti è vero che la cultura e le abitudini di società diverse sono differenti; ma la biologia umana è sempre la stessa in ogni parte del globo. Una delle notevoli scoperte che ha fatto l’OMS nel suo studio su come crescono i bambini è stato proprio che nonostante razze diversissime, tutti i bambini, se alimentati al seno e accuditi bene, crescono negli stessi modi.

Purtroppo, nonostante le curve OMS siano in vigore dal 2005, c’è ancora chi non ha compreso la loro universalità, e quindi continua ad applicare le vecchie curve, facendo riferimento a queste come fossero uno standard, finendo per allarmarsi e consigliare aggiunte di formula a bambini che invece stanno crescendo proprio come dovrebbero… è emblematico di come il mondo vada alla rovescia, il fatto che le vecchie curve, che rappresentano il bambino nutrito artificialmente, vengano talvolta tutt’ora usate come curve prescrittive, cioè si pretenda che l’andamento del peso dei bambini sani alimentati, come natura vuole, al seno si uniformino a quelle curve, mentre le nuove curve OMS, costruite sullo standard fisiologico dell’allattamento materno, vengano considerate al contrario descrittive, cioè “riservate solo” ai bambini allattati al seno!

A ciascuno la sua curva

La crescita di un bambino va vista caso per caso guardando la sua personale curva. I bambini non crescono tutti allo stesso modo, dipende dalla costituzione. C’è una differenza abbastanza ampia, specie i primi mesi, nell’aumento di peso fra i bimbi minuti e quelli più robusti, che può arrivare anche fino a 200 grammi di differenza a settimana). Quindi per valutare il singolo bimbo bisogna sapere di che peso è nato e come è cresciuto nei mesi precedenti.

Facciamo alcuni esempi. Il bimbo di Chiara è un po’ sotto il 50° percentile, mentre la bimba di Paola è un po’ oltre. Il figlio di Daniela è intorno all’85° percentile, mentre quella di Rita è sotto il terzo. Che significa questo? Semplicemente che i primi due sono in compagnia di una buona maggioranza dei bambini della loro età, mentre la figlia di Rita e il figlio di Daniela fanno parte di un gruppo meno numeroso di scriccioli e di torelli: bambini di costituzione diversa, ma sempre ugualmente normali e sani.

I percentili di crescita quindi non sono altro che delle statistiche che ci mostrano come diversi tipi di bambini sani e ben accuditi crescono nel tempo.

Accade invece spesso che questi standard vengano male interpretati e che si cerchi in tutti i modi di far “cambiare percentile” a bambini sanissimi che stanno semplicemente crescendo secondo la loro personale tabella di marcia. Quando un bambino nasce e cresce su un percentile basso, come quello di Rita, ci si dispera e si cerca di farlo mangiare di più per portarlo verso la media; mentre quando il bambino si trova dalla nascita a un percentile alto, si rimprovera la mamma di allattarlo “troppo” (o si accusa il suo latte di essere “troppo grasso”) e lo si mette “a dieta”!

Tutto questo non ha senso: perché il 50° percentile dovrebbe essere più auspicabile di qualsiasi altro percentile? È come se dicessimo che, dato che la media delle donne porta il 37 di scarpa, chi porta il 35 o il 39 ha il piede sbagliato e deve adattarsi!

Qual è il vantaggio, per un bambino minuto, di un peso maggiore di quello che ha fisiologicamente? Se un bambino nasce intorno al 3° percentile e si mantiene su quel percentile, è semplicemente un bambino sano che appartiene a quel 3% di bambini sani che crescono così, cioè sono minuti per costituzione. Se il bambino che stava al 3° percentile, a forza di sforzi per farlo mangiare, salisse – per dire – fino al 50°, sarebbe un dato preoccupante perché significherebbe che è sovrappeso rispetto alla sua costituzione. Allo stesso modo, far rallentare la crescita di un bambino robusto che assume esclusivamente latte materno, significa nutrirlo meno di quanto necessita secondo il suo programma di crescita.

Non ha nessun valore positivo o negativo essere sopra o sotto la media. La media è solo un valore matematico, il punto di mezzo di una gamma normale… metà del mondo, per definizione, è sotto la media e l’altra metà è sopra!

Ma se il bambino rallenta la sua crescita?

I primi giorni il neonato perde un po’ di liquidi in eccesso e si verifica quello che viene definito il calo fisiologico. Questo è normale ma dovrebbe restare contenuto entro il 7% del peso di nascita, e un calo repentino è comunque un segnale di attenzione. Dal terzo giorno, il neonato dovrebbe cominciare a riprendere peso e bagnare abbondantemente i pannolini di pipì, segno che si sta alimentando adeguatamente; e si auspica che recuperi il peso della nascita entro circa una settimana o due al massimo.

Potete trovare qui maggiori dettagli sull’andamento del peso nei primissimi giorni.

Successivamente al recupero del peso di nascita, il bambino andrebbe pesato regolarmente (inizialmente ogni settimana e successivamente ogni due settimane). Le curve e le tabelle percentili OMS sono un riferimento a cui può essere confrontato l’andamento della crescita di un bambino; per informazioni su come usarle potete leggere qui.

Se si osservano le curve percentili, si nota che sono, appunto, delle curve e non delle linee rette: questo significa che la crescita di un bambino è rapida nelle prime settimane, e poi via via col passare dei mesi diviene meno veloce. Tutto questo è fisiologico: se i bambini continuassero a crescere anche oltre i primi mesi col ritmo che avevano da neonati, a un anno sarebbero obesi e non potrebbero nemmeno alzarsi in piedi!

Quindi è del tutto normale che al quarto mese i bambini crescano circa i 2/3 di quanto crescevano da neonati.

Nel secondo anno di vita, poi, i bambini crescono molto meno e in modo non lineare, cioè non è detto che aumentino di peso ogni mese. È sempre l’osservazione del peso, dell’altezza e di tutti gli altri parametri di salute nel tempo a indicarci se un bambino si sta sviluppando bene ed è in salute.

L’elemento di preoccupazione nasce solo quando un bambino che appartiene a un certo percentile all’improvviso comincia a crescere meno o si ferma o prende a crescere secondo il ritmo di un percentile molto più in basso, “tagliando” almeno 2 fasce percentili. Allora è un segnale che qualcosa non va e bisogna capire cosa sta succedendo.

Le regolette su “quanto deve crescere un bambino” in una data età, o le formule semplici come “deve raddoppiare il peso a 5 mesi e triplicarlo a un anno” sono inutili e pericolose, perché oltre ad essere basate su dati non aggiornati, sono troppo generiche e non tengono conto della grande varietà nei ritmi di crescita dipendenti dalle diverse costituzioni dei bambini; per questo motivo, tali regole generiche possono portare a valutazioni falsate e conseguenti interventi errati. Uno stesso aumento di peso può essere adeguato per un bambino e non adeguato per un altro: dipende dal bambino, dal suo corredo genetico.

In sintesi

Per concludere, come valutare correttamente il peso di un bambino e che fare se si hanno dubbi sulla sua crescita?

  1. Non ci sono curve per i bambini allattati al seno e curve per quelli allattati artificialmente: ci sono curve (OMS) che costituiscono un modello, perché sono state costruite osservando come crescono bambini nutriti e accuditi in modo fisiologico. Quindi anche il bambino che prende il biberon deve essere confrontato con quel modello, che è lo standard di salute.
  2. Non c’è un peso “buono per tutti i bambini” a una data età; per capire se un bambino sta crescendo bene, occorre osservare la sua crescita nel tempo collocandola secondo la sua costituzione, rappresentata nelle tabelle dal percentile di nascita e successivi pesi mensili.
  3. Non è che il 50° percentile sia il giusto, il 75° sia meglio ancora, e il 3° o il 10° significhino che il bambino non sta crescendo come dovrebbe. Le tabelle mostrano come i bambini sani crescono, con ritmi diversi a seconda della loro costituzione; quindi i torelli crescono secondo le curve dei percentili più alti e gli scriccioli crescono secondo le curve dei percentili più bassi, ma sono tutti e due sani e normali.
  4. Se un bambino sta rallentando la sua crescita, occorre per prima cosa valutare il suo allattamento: molti problemi possono essere risolti migliorando l’efficacia di attacco e suzione al seno del bambino, facendo allattamento a richiesta (libero accesso del bambino al seno ogni volta che lo cerca) ed evitando gli interferenti come ciuccio e biberon.
  5. Se in un bambino che cresce poco la gestione dell’allattamento è corretta, la suzione (valutata da una IBCLC) è adeguata e il bambino bagna e sporca bene i pannolini, occorre approfondire il suo stato di salute generale e l’andamento successivo di peso e altezza: non tutti i rallentamenti di crescita sono causati da una scarsa alimentazione!
  6. Se il bambino non si sta alimentando bene, e i correttivi per recuperare il suo allattamento richiedono del tempo, nel frattempo deve ricevere aggiunte in modo da nutrirsi adeguatamente: idealmente di latte materno, altrimenti con sostituti adeguati (formula per lattanti).

L’allattamento al seno, anche se sta declinando per qualche motivo, può essere recuperato; è importante affrontare i problemi senza tergiversare, e non cercare di improvvisare: gestire il recupero della lattazione è una faccenda delicata e richiede l’affiancamento di una persona competente in allattamento. Una Consulente professionale in allattamento materno (IBCLC) è  qualificata e può aiutare la mamma a tornare ad allattare efficacemente al seno, affiancando il lavoro del pediatra.

Antonella Sagone, 13 giugno 2020

2 Replies to “Quando il bambino “è fuori dalla sua curva””

  1. Salve, come bisogna intervenire invece se dopo un inizio difficoltoso in cui la bimba non ha preso peso inizia a recuperare seguendo però una curva di crescita più bassa rispetto al peso di nascita? In particolare, nata al 50esimo percentile, calo fisiologico al 12%, dopo un mese in cui non prende peso e inserimento di qualche aggiunta si assesta sulla curva del 15esimo percentile e da lì continua regolare dal compimento dal secondo mese in poi, grazie a qualche aggiunta, fino ad oggi che ha 6 mesi ed è finalmente allattata quasi esclusivamente al seno). Sarebbe stato giusto aumentare le aggiunte per farle recuperare il suo percentile di nascita? O è stato meglio darle più latte materno -a richiesta e curando l’attacco- dato che ha avuto comunque un aumento regolarissimo sulla sua “nuova curva di crescita”?

    1. salve Chiara,
      non c’è una risposta generica a questa domanda. Nel suo caso, potrei risponderle solo dopo una valutazione completa della suzione e dalle gestione delle poppate. A volte il peso nascita risulta sopravvalutato a causa di una ritenzione di liquidi (ad esempio se la mamma ha ricevuto molti liquidi IV durante il travaglio) ed ha un calo maggiore del dovuto (come nel suo caso) per poi riprendere a crescere regolarmente ma in un percentile più basso. Nel suo caso, sembra sia intervenuto anche un altro fattore per cui il trasferimento di latte non era sufficiente e la crescita è continuata in modo stentato, per cui c’è da capire cosa sia effettivamente successo. Succede molto spesso che alla mamma venga detto che la suzione è adeguata quando non lo è affatto. Ovviamente la prima opzione è recuperare l’allattamento e aumentare l’offerta di latte materno, correggendo eventuali problemi di suzione, eliminando gli interferenti (come ciuccio e tettarelle), aumentando la frequenza delle poppate e/o utilizzando il tiralatte; a volte l’integrazione è temporaneamente necessaria, ma probabilmente lei non ha ricevuto comunque tutto l’aiuto possibile per recuperare l’allattamento al seno, oppure l’intervento è stato tardivo per cui il recupero è stato più lento. La sua perseveranza è stata ammirevole! Adesso lei potrà procedere sostituendo i biberon con il cibo solido, in modo da continuare ad allattare al seno a richiesta affiancando l’allattamento ai pasti solidi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *