Quando il latte “torna su”

Quando il latte “torna su”

Quando il latte "torna su"

La poppata è andata senza problemi, il bambino è rilassato, si appisola sereno… ma dopo un po’ di tempo, ecco che invece si risveglia con uno strillo e comincia a piangere, e i tentativi di calmarlo, anche offrendo il seno, sembrano non avere un effetto duraturo. “Ha le colichette”, si diceva una volta; ma oggi la diagnosi più gettonata è “il bambino ha il reflusso”.

Senza dubbio, alcuni bambini sono infastiditi quando un po’ di latte torna su; ma si tratta di un fenomeno non così frequente come sembrerebbe, a giudicare dalla facilità con cui viene diagnosticato.

Il problema è che spesso questa diagnosi viene usata come diagnosi “ombrello” per ogni pianto o disturbo che non si riesce ad interpretare.

Un bambino può rigurgitare spesso, o piangere ed essere nervoso durante o dopo la poppata, per tanti motivi: il latte che sgorga troppo in fretta, una fase di crescita rapida accompagnata da una richiesta intensiva di poppare, una suzione difficoltosa a causa di posizioni scomode o dell’interferenza di ciucci o tettarelle, coliche o altri disagi tutti da capire.

In alcuni casi, si attribuisce il comportamento del bambino a una presunta “pesantezza” del latte; e si festeggia il ruttino o il rigurgito con l’affermazione “ha digerito”. In realtà, a parte che il latte materno è perfettamente digeribile, il reflusso non c’entra nulla con la digestione, non è un problema di digestione ma di “tenuta” della valvolina alla bocca dello stomaco. Se le guarnizioni non tengono bene, il latte torna su.

Rigurgito, reflusso, malattia da reflusso (GERD)

Nel bambino in allattamento esclusivo al seno, occorre distinguere fra rigurgito e reflusso, e ancora fra reflusso occasionale e malattia da reflusso.

Il rigurgito è semplicemente un po’ di latte che torna su. Può succedere per semplice debolezza (temporanea) della valvola alla bocca dello stomaco, e succede specie se questo è molto pieno, oppure quando torna su un po’ d’aria. Se la mamma ha un riflesso di emissione molto forte può succedere che il bimbo mandi giù più latte di quello che gli serve perché ha bisogno di succhiare; niente di sbagliato, i rigurgiti servono anche a quello, a eliminare il surplus, e allattare a richiesta è valido anche in questo caso. Se il bambino rigurgita dopo la poppata, più o meno abbondantemente, ma per il resto è sereno e tranquillo e cresce regolarmente di peso, allora non c’è nulla da “aggiustare”, è solo un problema di bucato, per fortuna transitorio! Si fanno più lavatrici e finisce lì. Il rigurgito non è dannoso, anzi benefico (porta a diffondere il microbioma gastrico nell’esofago e nella bocca). Il latte semidigerito inoltre è ricco di certi polisaccaridi che svolgono una funzione protettiva contro le infezioni “tappezzando” le mucose dello stomaco. E i rigurgiti sono utili per proteggere anche la parte superiore del sistema digerente, cioè dallo stomaco alla bocca. Come sempre, la natura pensa a tutto!

Alcuni genitori sono preoccupati che rigurgitando il bambino possa “non trattenere nulla” e quindi nutrirsi male. Il rigurgito molto abbondante e frequente difficilmente crea un problema di accrescimento di per sé, perché il latte materno si assimila molto rapidamente e quindi anche se il bambino rigurgita assimila comunque; tuttavia nel dubbio basta controllare i pannolini (quello che entra deve uscire!) e l’aumento di peso settimanale per accertarsi che il bambino si stia alimentando a sufficienza (per verificare se il bambino mangia abbastanza potete leggere questo articolo). Poppate più piccole e frequenti e posizioni verticali dopo i pasti sono raccomandate perché in questo modo lo stomaco non si riempie oltre misura e trattiene meglio.

Il reflusso, a differenza del semplice rigurgito, ha una componente acida, che causa fastidio quando il latte semidigerito torna su. Il bambino è irrequieto dopo un po’ che ha mangiato, fa smorfie, “rumina”, è chiaramente disturbato dalla risalita di succhi gastrici, può avere un rigurgito visibile (la cosiddetta “ricottina”) ma spesso invece non lo ha, perché deglutisce di nuovo quello che torna su con tante smorfie, piange e non sembra placarsi con la poppata. Questo “ruminare” è uno dei sintomi che fanno pensare a questo disturbo. Questo fenomeno non causa particolari danni se è occasionale, ma se provoca agitazione, irrequietezza e rifiuto del seno o poppate agitate, si cerca di gestirlo con posizioni verticali dopo la poppata e sempre cercando di fare pasti piccoli e frequenti.

La malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) è una condizione molto spiacevole e nociva per il bambino; si tratta di un eccesso di acidità abbinata al rigurgito frequente. Sia i succhi gastrici che risalgono l’esofago, che i semplici gas acidi, che possono venire inalati, causano infiammazioni croniche delle mucose, sia dell’esofago che del tratto respiratorio superiore, con laringiti, faringiti e bronchiti ricorrenti, oltre ad essere estremamente disturbanti per il bambino (e per la mamma, che assiste un piccolo inconsolabile anche quando lo mette al seno).

Quando il bambino soffre di reflusso o di GERD può avere due tipi di comportamento: cercare ancora di più il seno, anche perché il latte materno è emolliente e allevia temporaneamente il fastidio degli acidi gastrici; però questo aumenta il contenuto di liquidi nel suo stomaco. L’altro tipo di reazione è opposto: il bambino associa il reflusso con la poppata e tende a rifiutare di mangiare. Cioè inizia uno sciopero strisciante, poppando poco e di rado, diciamo il minimo sindacale per non morire di fame. Comincia a crescere poco e la mamma impazzisce per trovare modi per convincerlo a poppare.

Le poppate al seno comunque non peggiorano la situazione (come spesso si dice) ma anzi sono lenitive del dolore, ma non risolutive, perché il problema continua a ripresentarsi.

Che fare?

I cosiddetti addensanti, tanto spesso consigliati come aggiunta alla formula per renderla meno fluida, nella speranza che questo renda più difficile il ritorno in bocca del contenuto dello stomaco, sono di scarsa efficacia e hanno il difetto di essere nutrizionalmente sbilanciati (perché di fatto, sono delle “farine”); e sicuramente se poi il latte torna su comunque, rimane nocivo per le mucose, perché il problema dell’acidità persiste. Inoltre in un bambino allattato al seno dare addensanti significherebbe rinunciare all’allattamento esclusivo e all’esclusività della suzione al seno per mettersi a tirare il latte, miscelarlo con gli addensanti e poi darli tipo “aggiunta” dopo ogni poppata… una grossa interferenza per un obiettivo poco efficace.

Un altro consiglio che viene dato spesso è distanziare le poppate, pensando che lo stomaco si giovi di periodi di “riposo”. In realtà, come sa chiunque soffra di gastrite, fare pasti abbondanti e distanziati peggiora la situazione, che viene gestita meglio facendo solo brevi e frequenti spuntini.

Distanziare le poppate inoltre aumenta la componente acquosa del latte, cosicché il bambino per saziarsi deve assumere molto più volume di latte a ogni poppata (e con lo stomaco pieno il reflusso è più facile), mentre con poppate più brevi e ravvicinate lo stomaco si riempie meno, e soprattutto diviene più ricco di grassi: un “addensamento” del tutto naturale, senza ricorrere ad addensanti che sbilanciano totalmente l’equilibrio nutrizionale del latte.

Quando il reflusso causa infiammazione o problemi respiratori (per i gas acidi che tornano su e vengono inalati) e allora è un problema medico; il pediatra, dopo valutazione medica, potrà prescrivere un antiacido, che non inibisce il rigurgito, ma lo rende meno acido e quindi non causa più dolore e infiammazione. Se si diminuisce l’acidità non importa se il latte torna su, perché non irrita più.

In conclusione

Come fare a capire se un bambino soffre davvero di reflusso? Se è irrequieto dopo un po’ di tempo dalla fine della poppata, sembra disturbato o infastidito, piange quando rigurgita, sembra “ruminare” con espressione di disgusto, si può sospettare che ci sia questo tipo di problema. Se mettendolo al seno si calma e poi resta tranquillo, è più probabile che avesse solo bisogno di un altro po’ di latte, per nutrirsi, dissetarsi o per motivi non nutritivi. Se invece la poppata non lo calma, se la situazione si presenta frequentemente, la cosa migliore è consultare subito una consulente professionale in allattamento materno, che valuterà in generale la crescita del bambino, la gestione delle poppate e potrà capire se si può sospettare il reflusso, oppure se invece il problema è diverso, e dipende da fattori come un flusso di latte troppo forte che infastidisce il bambino o gli fa ingurgitare aria, un allattamento non a richiesta (in quel caso, il bambino in realtà ha solo bisogno di poppare più spesso), o altri fattori.

Quando i sintomi del reflusso sono evidenti, e a maggior ragione se il bambino ha spesso tosse o piccole bronchiti, è opportuno rivolgersi al pediatra per una diagnosi e l’eventuale terapia medica, mentre l’allattamento continuerà a richiesta e con poppate frequenti finché il bambino, crescendo, non maturerà e supererà questo disturbo.

Antonella Sagone, 3 ottobre 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *