E adesso che è più grande che latte gli do?

E adesso che è più grande che latte gli do?

Quando il bambino inizia a mangiare cibi solidi, spesso i genitori subiscono pressioni perché comincino a dargli una colazione a base di latte. Nella nostra tradizione, il latte di mucca era considerato infatti un alimento indispensabile per la crescita dei bambini, e spesso si continua a suggerirne l’uso quanto prima persino nei bambini che sono ancora allattati al seno o che comunque sono ancora molto piccoli.

Ma è così necessario introdurre latte di altri animali, o sostituti vegetali del latte, in un bambino che sta ancora poppando al seno? E se non prende il latte della mamma?

Vediamo allora di capire, riguardo ai “latti”, cosa è necessario, cosa è possibile anche se non obbligatorio, e cosa può essere non indicato.

Niente è come il latte materno

Si sottovaluta spesso la ricchezza e l’equilibrio nutrizionale del latte materno, specialmente dopo i primi mesi. In realtà questo rimane, a parità di quantità, l’alimento più ricco e di qualità superiore a tutti gli altri. Spesso nell’ansia di far mangiare al bambino “tutta la pappa” si fa decrescere troppo prematuramente l’interesse del bambino per il latte della mamma, con uno scadimento di qualità nell’apporto nutrizionale, che porta a volte anche a visibili effetti negativi sul peso e sulla salute del bambino.

I latti di altre specie sono messi a punto per nutrire i cuccioli di quella specie; l’unico latte appropriato per il bambino umano è il latte della propria madre. A volte si sostituisce il latte di mucca, o di capra, o in certe popolazioni di asina o di cammella, a quello materno quando il bambino è più grande; senza discutere la scelta alimentare, che fa parte della cultura, bisogna comunque sapere che in realtà il latte di mucca o di pecora è comunque un altro alimento, che come tanti va a integrare la dieta del bambino ma non deve sostituire una poppata di latte materno.

Non c’è un solo singolo alimento che sia “veramente necessario” nella dieta di un bambino grandicello (o di un adulto), perché l’importante è avere un assortimento vario e ricco di cibi, cambiandoli spesso. Il latte animale non è che una possibilità, da assumere con moderazione se proprio si vuole, ma di cui si può benissimo fare a meno e che non ha un valore speciale rispetto ad altri cibi, anzi è meno raccomandabile perché privo di fibre e nutrizionalmente squilibrato. Non sostituisce il latte materno né la formula, se al bambino di due anni o più piace, gli si può dare, proprio come gli si darebbe un piatto di carne o di pesce o di lenticchie o una frittata: più o meno salutari, più o meno nutrienti, ma comunque un cibo fra tanti e non indispensabile.

Quando il bambino comincia a nutrirsi con cibi diversi dal latte, idealmente dovrebbe in questa fase affiancare questi cibi col latte materno; una volta che mangi cibi solidi in abbondanza può continuare a prendere il latte della mamma finché non perde spontaneamente interesse a poppare, e a quel punto restano i cibi solidi e non c’è bisogno di nessun sostituto del latte, i nutrienti li prende dall’assortimento dei vari cibi.

Se un bambino di meno di un anno ha bisogno di integrare o sostituire il latte della mamma, l’unica alternativa è un latte formulato di tipo 1, e sono generalmente derivati dal latte vaccino. I latti formulati vegetali (ce ne sono derivati dalla soia o dal riso) sono adeguati quanto il latte formulato a base di latte vaccino e sono gli unici da considerarsi, a qualsiasi età, come sostituto del latte materno. Nessun prodotto commerciale da banco e nessun preparato casalingo potrà mai nemmeno lontanamente raggiungere l’assortimento completo e nelle giuste proporzioni dei nutrienti ed oligoelementi indispensabili per la salute del bambino che non sta assumendo latte materno. L’idea che si debba continuare a vita o quasi con un “superfood” analogo al latte umano, e quindi cercare nel latte di altri animali questo superfood, è una cosa priva di senso. Coi preparati casalinghi si rischia quasi con certezza di provocare squilibri: questi preparati inevitabilmente avranno sostanze in eccesso, altre non biodisponibili, e possono causare gravissime carenze che possono minacciare la vita dei lattanti o causare o danni non reversibili, in particolare al loro sistema nervoso.

In questo documento congiunto di istituzioni sanitarie italiane ed europee si raccomanda di non introdurre precocemente latti diversi da quello umano o formulato e di evitare le preparazioni casalinghe: “Il latte di mucca (o di altri mammiferi) non diluito, il latte condensato, i latti totalmente o parzialmente scremati, o le preparazioni casalinghe di questi prodotti, non devono essere usate nei lattanti sotto l’anno. Dopo il primo anno, se si usa latte di mucca, deve trattarsi di latte intero, non totalmente o parzialmente scremato. Questi prodotti devono essere evitati almeno fino a dopo i due anni d’età” (punto elenco pag.29).

C’è latte e latte: al di là di certi confronti grossolani del latte umano con gli altri latti (da cui però già si può notare come per alcuni aspetti ci siano notevoli differenze quantitative), esistono le differenze qualitative fra tipi di grassi, di proteine, di zuccheri. Per non parlare di tutta la parte non nutritiva del latte materno! Vediamo allora queste differenze.

Latti animali

Il nostro organismo non ha bisogno di latte di altri mammiferi: tutti gli elementi in esso contenuti possono essere ricavati, senza le componenti negative dei latti animali, da una alimentazione normalmente variata e sana. Il calcio è in moltissimi vegetali e in molte acque, oltre che in altre fonti, le proteine sono ovunque, e per il resto nei latti animali c’è ben poco di salutare: molto sodio, molti grassi saturi, molte proteine con effetti allergenici, alcune sostanze sospettate di innescare reazioni autoimmuni come in certe patologie (ad esempio il diabete), per non parlare di “clandestini” indesiderati che vengono introdotti attraverso l’alimentazione animale negli allevamenti intensivi (ormoni, pesticidi, vitamine sintetiche eccetera).  

Latte vaccino. Presenta una serie di problematiche di diversa natura:

  • nel latte animale ci sono zuccheri, e fra questi il lattosio: l’enzima che scinde il lattosio viene prodotto da tutti i cuccioli di mammifero ma con la maturazione si perde questa capacità e l’enzima spesso non è più presente o sufficiente in bambini più grandi e negli adulti, questo crea problemi intestinali perché il lattosio arriva integro nell’intestino e causa la proliferazione di certi batteri, candida eccetera;
  • i grassi del latte vaccino sono diversi da quelli del latte umano, e formano cagli molto grandi e di difficile digestione. Inoltre i grassi vaccini sono saturi, il che causa seri problemi a lungo termine alla salute, in particolare patologie cardiovascolari e neurologiche. I grassi saturi ostacolano l’assimilazione dei grassi insaturi e degli omega, importantissimi per il sistema nervoso;
  • le proteine del latte vaccino sono spesso responsabili di reazioni allergiche;
  • alcune sostanze del latte vaccino sono sospettate di essere parte importante in reazioni autoimmuni. La beta-caseina per esempio causa in soggetti predisposti reazioni autoimmuni contro le cellule del pancreas che producono l’insulina.

Latte di capra. Nel 2017 un gruppo di pediatri tedeschi ha messo in guardia i genitori riguardo alla pratica di offrire ai loro bambini latte di capra, che secondo la credenza popolare sarebbe nutriente quanto il latte di mucca ma con meno rischi di allergia.

La commissione sulla nutrizione della German Association for Paediatrics and Youth Medicine  ha sottolineato che la digeribilità dei prodotti a base di latte di capra non è stata appurata attraverso studi clinici controllati. L’idea che alimenti contenenti latte di capra siano più facili da digerire non ha fondamento, le informazioni su questi prodotti sono insufficienti, e quindi non dovrebbero essere raccomandati per la prima infanzia.

Questi pediatri si sono espressi criticamente anche riguardo alle pubblicità e al marketing sulla presunta minore allergenicità del latte di capra rispetto a quello vaccino, specificando che i risultati dei test in vitro e degli studi clinici mostrano che in pratica non c’è nessuna differenza fra i due; anzi, emerge che i bambini allergici al latte vaccino possono manifestare reazioni allergiche persino più acute al latte di capra.

Le raccomandazioni delle associazioni pediatriche quindi sono di smettere di definire il latte di capra come “latte di seguito” o latte adatto ai bambini

Latte d’asina. Negli ultimi 5 anni si è fatto un gran parlare del latte d’asina come alternativa al latte vaccino. Studi condotti anche con il patrocinio dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze avrebbero rilevato una migliore tollerabilità di questo latte in confronto a quello di mucca. Questi studi sono stati utilizzati per il rilancio commerciale del latte d’asina nella grande distribuzione, e con molta superficialità c’è chi ha dedotto che questo latte potesse essere utilizzato come sostituto del latte materno perché “il più simile a quello umano”. Ora è importante prima di tutto chiarire che gli studi pilota relativi al latte d’asina non parlano di alternativa alla formula né tantomeno al latte umano. Si parla di alternativa al latte vaccino, e di bambini di età superiore all’anno di vita.

Infine, studi promossi fra l’altro da istituzioni che promuovono le risorse zootecniche locali, come anche dalle stesse aziende che allevano le asine e commerciano i loro prodotti, non si possono certo definire studi con una evidenza scientifica, in quanto non sono studi indipendenti. Certo che il Meyer può collaborare a questi studi, ma chiarissimamente lo fa per trovare alternative commerciali al latte vaccino che così tanti problemi di allergie causa nella popolazione infantile. E se quello di asina è meno allergenico, ben venga per chi proprio vuole continuare a dare latte animale ai propri figli. Ma questo non costituisce una garanzia di adeguatezza come sostituto della formula, meno che mai del latte umano!

Latte di balena. Il latte di balena è concentratissimo: 50% di grassi e 15% di proteine. Le piccole Orche riescono ad arrotolare la lingua come fosse una cannuccia per succhiare questo latte senza dispersioni anche quando sono sott’acqua.

Certo converrebbe usarlo come latte condensato per farci la formula per lattanti, si risparmierebbe molto… però prima bisogna riuscire a mungere un’orca!

Latti vegetali

I cosiddetti latti vegetali sono bevande vegetali e quindi sono prodotti totalmente diversi dai latti animali (che sono a loro volta diversissimi fra loro). A differenza dei latti animali, che sono semplicemente il prodotto animale pastorizzato ed omogeneizzato, quelli vegetali contengono molte sostanze non presenti nella pianta d’origine, utilizzate per integrarne i nutrienti e per migliorarne il sapore, come ad esempio l’aggiunta di varie vitamine, di calcio, di zuccheri, di oli vegetali o di emulsionanti, aromi e stabilizzanti. Per questo la normativa attuale ha giustamente vietato di chiamarli latti sostituendoli con il termine “bevande”. Inoltre i latti vegetali sono, salvo rare eccezioni, a lunga conservazione e quindi hanno subito trattamenti termici importanti.

Latte di soia. È il più ricco di proteine, ed è inoltre naturalmente ricco di vitamina B2 e di grassi polinsaturi. Contiene isoflavoni, sostanze analoghe agli estrogeni con proprietà antiossidanti.

Latte di mandorla, pistacchio, nocciola. Le bevande derivate da frutta a guscio sono molto ricche di grassi benefici (insaturi). Hanno un’alta diluizione e spesso molti zuccheri aggiunti, sono quindi dissetanti e gradevoli al gusto ma scarsi di proteine. Il latte di cocco invece contiene grassi saturi.

Bevande di cereali. Le bevande ottenute da cereali, come il riso o l’avena, sono naturalmente ricche di zuccheri e di vitamina B2, ma mancano di grassi (importanti nella dieta dei bambini) e di proteine.

Così come i latti animali, le bevande vegetali quindi non possono considerarsi affatto un alimento “completo” come il latte umano: non basta chiamarli “latte” e non basta che siano liquidi bianchi! Usarli in sostituzione del latte materno o della formula può, specie in un bambino piccolo, causare carenze anche molto gravi.

Se in un bambino che invece sta già mangiando altro si vuole introdurre una bevanda vegetale, non in sostituzione del latte materno ma come bibita, va bene qualsiasi latte, avena, mandorla, riso (più leggero e dolce), soia (più proteico), non c’è una regola per cui uno va bene e l’altro no. Il punto è non considerare il latte mattutino come un pasto “completo” come poteva esserlo una poppata al seno o un biberon di formula; è semplicemente un modo come un altro di fare colazione.

Per riassumere

  • L’unico sostituto nutrizionalmente adeguato del latte materno, a qualsiasi età, è la formula per lattanti di tipo 1;
  • il latte vaccino è sconsigliato sempre prima dell’anno compiuto, perché crea varie problematiche (allergie, sensibilizzazioni, risposte autoimmuni, eccetera), e perché è un alimento molto sbilanciato;
  • dopo l’anno se si vuole gli si può dare anche latte vaccino, ma non sarà comunque un alimento completo ma solo uno dei tanti e nemmeno dei più salutari;
  • in ogni caso, il cervello in crescita dei bambini ha bisogno di grassi, quindi dare al bambino latte vaccino (non formulato) scremato oppure diluito è un grosso errore dietetico;
  • Il bambino più grande, se svezzato, può ricavare i nutrienti dalla varietà di cibi che mangia, nel loro insieme, e non deve per forza assumere un qualche tipo di latte. Quello di “quale latte dare” è un problema inesistente. Il bambino nell’arco della giornata mangerà cibi nutrienti che nell’insieme soddisferanno il suo fabbisogno, e non c’è bisogno che un singolo cibo costituisca un pasto “completo”.

In conclusione

C’è a volte nella nostra cultura la preoccupazione di “far bere latte” ai bambini, e se si toglie la bianca bevanda andiamo in panico: “E cosa gli do allora per colazione? dove li intinge mio figlio i biscotti?” D’altro canto, spesso alle madri viene suggerito di poter sostituire tranquillamente una colazione di latte materno con del latte vaccino, o di soia, o con una tazza di latte di riso, come fosse la stessa cosa… ma i vari “latti” sono intercambiabili solo sotto il profilo del gusto, e non sotto quello nutrizionale. Un bicchiere di latte di soia non è intercambiabile con uno di latte vaccino, o di riso, o di mandorla, o di capra, eccetera… né tantomeno sostituire una poppata al seno. Va considerato che spesso, e specialmente quando il bambino è grandicello e mangia già cibi solidi, si suggerisce di integrare il latte materno con molta leggerezza, sottovalutandole il valore biologico, oppure per incapacità a risolvere difficoltà nell’allattamento. Quindi il focus dovrebbe spostarsi su come proteggere l’allattamento materno, promuoverlo in modo esclusivo nel primo semestre e poi almeno nei primi due anni e, piuttosto che suggerire facili e spesso inappropriate sostituzioni, proteggere la fisiologia.

Antonella Sagone, 29 maggio 2021

2 thoughts on “E adesso che è più grande che latte gli do?”

  1. Valentina ha detto:

    Buongiorno Antonella, una domanda: da quello che so è possibile usare il latte vaccino in piccole quantità per preparare cibo sotto all’anno (ad esempio il purè), nell’articolo si dice invece che non va utilizzato, vorrei capire bene. Modero un gruppo di autosvezzamento e cerco di tenermi aggiornata. Grazie mille

  2. Antonella Sagone ha detto:

    Ciao Valentina
    ovviamente piccole quantità di latte vaccino produrranno minori danni di grandi quantità; ma non si può definire una soglia sotto la quale dare latte vaccino a bambini sotto l’anno sia da considerarsi sicuro, perché dipende molto dalla risposta individuale. Alcuni bambini lo tollerano bene, altri hanno reazioni di intolleranza, ad esempio sanguinamento occulto intestinale, altri ancora possono avere reazioni allergiche anche gravi, in certi casi anche a piccolissime quantità.
    Quindi il concetto è evitare di rischiare, dato che queste reazioni con la crescita del bambino spesso si attenuano.
    Ecco alcune ricerche che mostrano come in una certa proporzione di bambini (circa uno su tre) si manifesta sanguinamento intestinale quando riceve latte vaccino (e non se riceve latte formulato).
    Nella prima, effettuata su bambini di 5-6 mesi, l’aumento di sangue occulto nelle feci è stato clamoroso, infatti si è decuplicato: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/2295949/
    nella seconda, effettuata su bambini di 9 mesi circa, è “soltanto” raddoppiato: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10891018/
    nella terza ricerca, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18209584/ su bambini fra i 9 e i 12 mesi (la fascia di età sulla quale mi facevi la domanda), ancora si rileva sanguinamento intestinale, ma la cosa interessante qui è che il latte vaccino sembra incidere maggiormente sullo stato del ferro, cioè causare carenza, nei bambini non allattati al seno; i bambini allattati al seno hanno cioè ugualmente, in una certa proporzione, perdita di sangue nelle feci quando ricevono latte vaccino, ma sembrano compensare meglio la carenza perché assorbono probabilmente meglio il ferro che introducono con il latte materno e i cibi solidi.

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