Allattare dopo l’anno è un atto di egoismo materno?

Allattare dopo l’anno è un atto di egoismo materno?

Allattare dopo l'anno è un atto di egoismo materno?

A volte le madri che allattano bambini ai primi passi vengono rimproverate e accusate di farlo per “egoismo”. Anche i professionisti coltivano spesso questo pregiudizio; in nessun percorso formativo (medico, infermieristico, psicologico, pedagogico, giuridico…) è inclusa una conoscenza approfondita dell’allattamento al seno e della sua fisiologia.

L’idea che l’allattamento sia una cosa “da neonati” è così radicata nella nostra cultura, che si ritiene impossibile che sia il bambino a volerlo; e i sottili segnali con cui il bambino esprime il bisogno del seno, prontamente colti dalle madri, sfuggono a un osservatore esterno, a cui sembra che sia la mamma a prendere l’iniziativa e quasi imporre la poppata al bambino.

Questo equivoco nasce anche dal fatto che il modello di nutrizione ormai universalmente diffuso è rappresentato dall’alimentazione artificiale: un atto in cui l’adulto fa qualcosa al bambino (gli mette in bocca il biberon e lo fa mangiare) e il bambino è passivo (manda giù). Si pensa che sia lo stesso col seno, ma invece nell’allattamento al seno è il bambino che decide, che chiede, che ottiene il seno, che poppa attivamente e si stacca quando ne ha abbastanza. Imporre al bambino il seno è un evento impossibile: quando si prova a dare il seno e al bambino non va, come ha sperimentato ogni donna che ha allattato, il bambino semplicemente non si attacca, respinge il seno, o se si attacca, non succhia con efficacia o si stacca dopo brevissimo tempo.

Chi decide di svezzare?

“Non si può lasciare sulle spalle di un bambino una decisione così grande come quella di terminare l’allattamento!”, è un altro rimprovero che spesso viene rivolto alle madri che allattano un bambino grandicello. In questa visione, così come non si percepisce il ruolo attivo del bambino a iniziare e interrompere una poppata, allo stesso tempo si misconosce il suo ruolo attivo anche nella scelta se continuare o no la relazione di allattamento.

Questo discorso sulle “grandi decisioni” rivela molto sulle credenze inconsapevoli di chi fa obiezioni alla mamma. Si pensa che un bambino non smetterebbe mai di sua spontanea volontà e continuerebbe a poppare all’infinito, e che per smettere di allattare si debba “decidere” di farlo, quindi il povero bambino non ce la farebbe mai da solo ed è l’adulto che deve troncare prima o poi la relazione di allattamento.

Immaginiamo se si dicesse che camminare è una “decisione” che l’adulto deve prendere altrimenti il bambino continuerebbe a gattonare per sempre… e che a un certo punto l’adulto deve impedirglielo o non camminerà mai… non sarebbe ridicolo?

SI è ben consapevoli del fatto che il mettersi in piedi e camminare è un processo fatto di piccoli passi, di tentennamenti e di progressivo abbandono di una modalità motoria a favore di un’altra. L’allattamento invece viene visto come una faccenda di tutto o niente, una condizione che va troncata di netto, negando la sua natura di processo in continua evoluzione (e successivamente, involuzione). Si ignora che la fine di un allattamento non è il risultato di uno strappo doloroso ma si tratta, semplicemente, di una progressiva perdita di interesse.

Ho l’impressione che spesso non si comprenda il concetto di svezzamento spontaneo e allattamento a termine. Quando si dice che ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi bisogni, sembra che siamo tutti d’accordo. Ma poi il pensiero dominante sembra ritenere che non sia possibile che nei bisogni di un bambino di più di due anni ci possa ancora essere la tenerezza dell’allattamento, per cui la “logica” spiegazione è che sia la mamma a volerlo. Questo non corrisponde all’esperienza delle madri che non distolgono attivamente il bambino dal poppare, ma nemmeno, dopo una certa età, lo inseguono per allattarlo! Naturalmente ci sono anche bambini che a due anni si svezzano da soli o accettano di buon grado lo svezzamento graduale da parte della mamma, e questo va benissimo; così come ci sono bambini che accettano di dormire nel loro lettino con buona pace di tutti. Nessuno dice che si deve allattare per forza fino a una certa data, ma l’esperienza mostra che nella maggior parte del mondo, nella maggior parte della popolazione umana, e nei secoli, guardando il passato, nella maggior parte della storia umana, i bambini si nutrono e si confortano al seno nei loro primi anni di vita, così come cercano le braccia materne, le coccole e tanti altri modi di interagire con i loro genitori. E che altrettanto naturalmente perdono interesse in queste cose crescendo. E allora a che pro forzare?

Replicare o no alle critiche e ai giudizi?

Ogni volta che una mamma vede messo in dubbio il suo allattamento si trova nel dilemma se raccogliere il guanto di sfida e imbarcarsi in una discussione spesso logorante, o ignorare le critiche e tirare avanti per la propria strada.

Il primo passo è verso se stesse: ricordarsi sempre che chi esprime un giudizio sta offrendo informazioni su se stesso, cioè su ciò che egli (o ella) prova nei confronti della persona davanti a sé. Diceva Rosenberg, il fondatore della Comunicazione Non Violenta, che smettere di preoccuparsi di ciò che gli altri pensano allunga la vita!

Ricordiamoci anche di riservare, al di là dell’irritazione, un po’ di comprensione per chi ci fa sempre le stesse domande ed osservazioni: nessuno conosce davvero l’allattamento al seno, e quello che è scontato per noi per gli altri quasi mai lo è; ad esempio, potrebbe essere utile dissipare subito alcuni fraintendimenti, spiegando che il bambino che poppa al seno mangia anche con appetito i cibi solidi già da molti mesi!

Come rispondere dunque alle pressioni per svezzare di nonne, suocere eccetera? È utile controbattere a citazioni di ricerche e linee guida?

Ognuno ha le sue idee e riferimenti, però è importante che gli altri sappiano che il vostro allattamento ha le sue regole che non sono necessariamente le loro.

Cara mamma, se controbatti a colpi di OMS e citazioni scientifiche, ottieni spesso un irrigidimento, perché chi ascolta lo può percepire come una critica alle sue scelte: infatti spesso queste pressioni nascono dal fatto che la gente si sente messa personalmente in discussione dalle scelte (differenti) del suo prossimo. Meglio allora chiarire che non c’è una regola assoluta, tagliar corto e rispondere tranquillamente che hai intenzione di allattare “il giusto per voi”.

Ed ecco un po’ di spunti su come rispondere alle pressioni.

Alcune di queste risposte sono serie, altre fanno sorridere, ma a volte una replica leggera e velata di umorismo è più efficace di lunghe argomentazioni.

PREMESSA: rispondi sempre con un sorriso smagliante, qualunque cosa replichi mostra loro la gioia pura che provi allattando.

  • “Credo che dovrai fartene una ragione, ho intenzione di allattarla almeno fino alla scuola dell’obbligo”.
  • “Mi rendo conto che per voi questo è insolito / sconcertante / imbarazzante / irritante / sconvolgente (scegli l’aggettivo più appropriato) ma per noi due è proprio quello che ci vuole”
  • Quando rimproverano direttamente il tuo bambino: “Amore, la nonna / zia / parrucchiera (eccetera), poverina, è spaventata dalla cosa meravigliosa che stai facendo perché non la conosce e da piccola non le hanno permesso di farlo”.
  • “Vedo che su questo argomento abbiamo idee completamente diverse” (Ricordati sempre di sorridere rilassata).
  • “Ti ringrazio per l’interessamento ma ho deciso che per ora continueremo l’allattamento”.
  • “In realtà il bambino si sta gradualmente svezzando da solo”.

E se le pressioni e le critiche si fanno davvero troppo insistenti? Porta con te un taccuino e una penna, e ad ogni osservazione tiralo fuori e trascrivila. Se ti chiedono spiegazioni rispondi che vuoi scrivere un libro su quello che la gente dice del tuo allattamento. Anzi, fai domande al tuo interlocutore, intervistalo: è preoccupato da quello che vede? Come si sente? Che esperienza personale ha avuto con l’allattamento? C’è altro che vorrebbe aggiungere? (continua a prendere appunti). Vedrai che le osservazioni inopportune caleranno drasticamente!

Conclusioni

Lo svezzamento può essere, come lo è l’allattamento, un processo a due. Non è solo il bambino a decidere, ma è l’interazione fra due persone. Fra l’inizio dell’allattamento, quando il bambino chiede e la mamma corre a offrire il seno, e la fine, quando non si poppa più, c’è tutto un percorso, e nelle fasi più tarde di questo percorso ci sono dei sì e dei no, dei momenti in cui la poppata è pacifica e altri in cui il bambino non è interessato nemmeno se è la mamma a proporre, e altri in cui il bambino propone e la mamma… pospone. Può avvenire in tante maniere, e tanti sono i modi per modulare la richiesta del bambino: contrattare, dilazionare, distrarre, offrire alternative, essere disponibili eccetto che in una situazione “X” (che dipende dalle esigenze di entrambi e può essere la notte, o fuori casa, o dalla suocera, o quella volta che la mamma è stanca, eccetera).

Se al no della mamma risponde una reazione accanita e disperata, e la richiesta del bambino non si attenua col tempo, allora probabilmente quel bambino non è pronto per quel passo e bisogna cambiare ritmo o modalità. Se invece accetta facilmente, probabilmente era pronto.

Ovviamente l’allattamento può anche continuare a completa richiesta del bambino, lasciando completa disponibilità del seno finché non è lui a stancarsi, insomma finché a tutti e due va bene; ma dubito che la mamma di un bambino grande non abbia mai detto “aspetta dopo che ho finito di lavarmi i denti” o simili… Quindi come per tutte le altre cose, anche qui la mamma, via via che il bambino cresce, comincia a dare dei limiti, sempre ascoltando e comprendendo i bisogni e il punto di vista del bambino, restando disponibile all’ascolto, e nello stesso tempo rendendolo gradualmente consapevole dei bisogni degli altri, cercando un compromesso o meglio ancora trovando soluzioni creative che tengano in considerazioni i sentimenti e i bisogni di tutti. E questo non è egoismo, ma proprio l’esatto contrario.

Antonella Sagone, 3 luglio 2021

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *