Pari ma non uguali: trattare i fratelli con equità

Pari ma non uguali: trattare i fratelli con equità

Pari ma non uguali: trattare i fratelli con equità

Molto spesso la mamma, quando è in attesa del secondogenito, comincia a preoccuparsi della gelosia e della competizione tra fratelli, e chiede consigli su come prevenire nel bambino più grande questi sentimenti. Quando il secondo figlio poi è nato, una preoccupazione dei genitori è quella di non dare all’uno più dell’altro, cioè di trattare entrambi con la stessa misura di amore, attenzioni, cure, giocattoli, porzioni nel piatto. Specialmente se i bambini sono molto vicini di età, la competizione fra loro può essere forte e i genitori si preoccupano che uno dei due non si senta trascurato rispetto all’altro.

Certo non è bello quando fra fratelli si assiste a continui battibecchi, o se il maggiore entra regolarmente in crisi quando i genitori sono presi nel prendersi cura del fratellino: ma prima di intervenire ad “aggiustare” le cose, occorre chiedersi se davvero i bambini hanno bisogno di essere rassicurati sull’amore dei loro genitori, e se trattarli “allo stesso modo” sia davvero il modo migliore per prevenire questi sentimenti.

Un po’ di competizione è naturale

Il fatto che i fratelli si confrontino fra di loro, valutando e comparando anche le attenzioni che ricevono dalla mamma o dal papà, è in fondo inevitabile e naturale; per quanto i genitori si sforzino di “pareggiare” le loro attenzioni, capitano sempre quei momenti in cui uno dei due deve pazientare e aspettare il suo turno. La frustrazione, l’invidia, la gelosia sono sentimenti che fanno parte della gamma delle possibilità, e che i genitori devono imparare anche ad accettare nei loro figli. Il fatto che in una certa misura i fratelli siano in competizione non è il segno di un loro errore nel modo di essere genitori, ma finché si mantiene entro certe proporzioni è anche un’esperienza necessaria, che non sempre richiede l’intervento degli adulti; anzi, lasciarli liberi di confrontarsi consente ai bambini di apprendere e sperimentare diverse strategie di mediazione, imparando a negoziare nei conflitti e trovare soluzioni tutte loro.

Uguaglianza o equità?

Uno degli approcci più frequenti messi in atto dai genitori per cercare di prevenire le conflittualità è quello di trattare i propri figli “proprio allo stesso modo”. Comprano due copie dello stesso giocattolo, gli permettono gli stessi minuti davanti alla TV, si mette loro nel piatto la stessa quantità dello stesso cibo.

Eppure, ecco che nonostante tutte queste attenzioni, i bambini appaiono insoddisfatti: protestano che l’altro “ne ha avuto di più”, oppure litigano per l’uso dello stesso giocattolo, mentre l’altro identico è abbandonato in un angolo e nessuno lo vuole.

Cosa è successo?

Partiamo intanto dal fatto che dare “esattamente lo stesso” a ogni figlio è un’utopia. Se i bambini fanno propria la teoria del “proprio lo stesso” possono arrivare a contestare anche la minima sfumatura di differenza, vedendola anche dove non c’è. La realtà è che a loro non importa veramente di avere la stessa porzione dello stesso cibo, lo stesso gioco o le stesse scarpe. Un tipo di scarpa può essere comodo a uno e scomodo all’altro; un cibo può essere più o meno gradito, perché i bambini, persino i gemelli identici! Sono diversi l’uno dall’altro, e anche i loro bisogni, sentimenti, reazioni differiscono grandemente.

Nessun bambino ha bisogno davvero di quel giocattolo, di quel cibo, o di quella trasmissione TV. Quelli sono modi per soddisfare temporaneamente i reali bisogni, che sono qualcosa di più profondo; nutrimento, sicurezza, connessione, affetto, apprezzamento, gioco, attività, riposo. I bisogni possono essere tanti, e ogni individuo li ha e li vive in modo diverso. Due bambini diversi fra loro che ricevono esattamente lo stesso trattamento, sono trattati con uguaglianza, ma non con equità.

Equità significa ricevere una risposta appropriata ai propri bisogni, proporzionata alle proprie necessità, adeguata al proprio modo di essere. Che ciascuno riceva il cibo che incontra i suoi gusti, nelle quantità necessarie a saziarsi, e rispettando il proprio senso di appetito, e non l’orologio o la bilancia. Che riceva non un regalo identico a quello del fratello, ma proprio il regalo che incontra i suoi desideri, che gli fa capire che i genitori sanno cosa gli piace e hanno davvero pensato a lui quando lo hanno scelto. Equità significa che se in un dato momento uno dei figli ha maggior bisogno di attenzioni e cure (perché è più piccolo, perché è ammalato, perché ha bisogno di conforto), in quel momento i genitori si dedicheranno di più a lui, e l’altro fratello o sorella saprà che lo stesso faranno quando sarà il suo momento di maggior bisogno.

Conclusioni

Ogni individuo, anche da piccolissimo, ha i suoi differenti modi di reagire all’ambiente, le sue necessità, ed è triste o felice per differenti situazioni. È importante che i genitori imparino ad accettare queste differenze naturali. Sarebbe forse meglio, più semplice per adulti e bambini, che mamma e papà chiarissero fin dal principio che non sempre ciascuno dei figli avrà lo stesso trattamento, ma che i genitori hanno davvero a cuore il loro benessere, desiderano sinceramente comprendere di cosa hanno bisogno e rispondere alle loro necessità ed emozioni, accogliendole senza risposte stereotipate.

Quello di cui realmente ogni bambino ha bisogno, e sentirsi ascoltato, accolto, accettato senza riserve, amato senza se e senza ma per quello che è. Quello che desidera ogni figlio è essere in connessione con le persone care, essere parte del mondo degli adulti, avere riconoscimento e presenza viva e sincera da parte della mamma, del papà e di coloro da curi ricevono cura e attenzioni.

Se la mamma, il papà, i nonni o gli educatori si preoccuperanno meno di dosare e misurare le loro attenzioni, e più ad empatizzare con ciò che ciascun bambino prova, andando incontro ai bisogni unici di ciascuno, questo significherà molto per loro, e anche se non avranno “proprio la stessa cosa” si sentiranno comunque appagati e sereni, certi dell’amore incondizionato dei loro genitori.

Antonella Sagone, 7 luglio 2021

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