È giusto lasciar decidere ai bambini?

È giusto lasciar decidere ai bambini?

Mi sono trovata tempo fa in una discussione in rete sulla giustezza o meno di far decidere al bambino cosa vuole nelle varie circostanze.

Si tratta di un tema complesso e che non comprende risposte semplici e uguali in ogni situazione. Non si può dare una risposta generalizzata, del tipo: “Sì, nella disciplina dolce il bambino ha diritto che i suoi bisogni vengano ascoltati e soddisfatti, quindi è giusto far scegliere, per quanto possibile, anche a loro”; oppure: “No, il bambino non sa di cosa ha bisogno veramente, ed è la madre e il padre che devono assumersi la responsabilità e decidere il meglio per lui”.

In realtà, non c’è una risposta buona per tutti e tutte le situazioni. Alla fine, tutto dipende dal contesto, e da quanto si riescano a conciliare i bisogni di tutti in ogni situazione.

Proposte, non pretese

Quando chiediamo direttamente al bambino cosa vuole, qual è il nostro scopo? Stiamo realmente facendo una domanda per sapere e per orientare meglio le nostre decisioni, tenendo conto anche della volontà del bambino? Quando gli proponiamo delle opzioni, le abbiamo davvero ponderate, e siamo disposti ad accettare qualsiasi decisione di nostro figlio?

Per prima cosa dobbiamo avere chiaro noi adulti cosa abbiamo intenzione di concedere al bambino oppure no. Cioè nel momento in cui lasciamo al bambino la libertà di scegliere (cosa di per sé non sbagliata) dobbiamo essere disposti ad accettare la sua scelta, quale che sia. Cioè se chiediamo “vuoi uscire?” e lui (o lei) risponde “No, voglio stare a casa”, non possiamo poi protestare e cercare di convincerlo a uscire.

Se invece abbiamo in cuor nostro già deciso cosa fare, evitiamo di tentare di accattivarci il bambino e portarlo verso la nostra decisione con delle false domande. Quando una richiesta non contempla la possibilità di un rifiuto, diviene una pretesa; e alle pretese i bambini, che colgono subito la sfumatura, tendono ad opporsi fieramente! Se vogliamo che faccia una determinata cosa, allora semplicemente decidiamo noi e informiamolo, con garbo e calma: “Fra dieci minuti usciamo”. “Oggi a pranzo c’è risotto”.

A volte il genitore semplicemente trova faticoso prendere decisioni su ogni cosa, e offrire al bambino la libertà di decidere è un modo per delegare la responsabilità delle nostre scelte. E allora, se da un lato non c’è niente di male a chiedere l’opinione dei nostri figli e a orientarci in base alle loro preferenze, quando questo ci sia possibile, dall’altro non deve diventare un modo per non farsi carico della gestione quotidiana delle nostre giornate.

Attenzione alle domande manipolatorie

Attenzione dunque che le nostre domande siano davvero sinceri tentativi di sapere il punto di vista del bambino, e non domande retoriche alle quali non vogliamo in realtà che il bambino risponda.  E occhio alle domande manipolatorie, fatte allo scopo di convincere il bambino ad acconsentire a ciò che abbiamo in realtà già deciso. A volte per semplificarci la vita proponiamo infatti la scelta fra due alternative, di cui solo una è accattivante, oppure l’alternativa è irrilevante nella cornice invece di una imposizione:

“Vuoi andare dal dentista colla maglia rossa o con quella blu?” (la finta libertà di scelta…)

oppure:

“Vuoi venire con me ad aiutarmi al supermercato, stai nel carrello e prendi le cose dai banchi, oppure vuoi restare a casa a riposare con la zia?”

È vero che a volte siamo troppo stanche per imporci, ma questo sistema può ritorcersi contro di noi, nel momento in cui il bambino comunque si rifiuterà, oppure non sceglierà l’opzione che speravamo.

Le domande retoriche sono inutili e inefficaci. Se la mamma ha deciso che ora si va a dormire, magari semplicemente perché ha deciso che lei ha bisogno di chiudere la giornata, si fa una affermazione (andiamo a dormire) e non una domanda retorica (andiamo a dormire?).

Troppe scelte possono essere stressanti

Lasciare il bambino libero di esprimere le sue preferenze e desideri (perché hanno preferenze anche i bimbi piccolissimi!) non significa semplicemente delegare a lui ogni decisione e scelta, cosa che alla fine può diventare per lui stressante, anche perché i bambini, specie molto piccoli, non vanno al di là del momento presente, e quindi chiedere loro di decidere per una cosa futura (esempio, cosa mangiare a pranzo, o dove andare quando si uscirà) è impossibile; oppure scelgono ciò che vorrebbero in quel momento, ma quando si trovano a tavola la voglia di quel cibo è passata e vogliono altro… e l’adulto si arrabbia perché si era creato un’aspettativa!

A volte porre scelte con alternative è troppo per un bimbo di due o tre anni, perché mal sopporta l’idea che scegliendo una cosa perde l’altra. meglio proporre una cosa alla volta, ad es. “vuoi una mela?” (piuttosto che “vuoi una mela o un arancio?”). Meglio la proposta specifica, piuttosto che la domanda troppo aperta: “cosa vuoi mangiare?” (poi magari il bambino chiede le fragole a dicembre e si va in crisi!).

Il genitore in genere decide tante cose: che vestiti mettere al bambino, che cosa cucinare per pranzo, come organizzare la giornata. Non ha molto senso chiedere sempre al bambino e delegare a lui la scelta anche delle cose minime: Vuoi i biscotti o il pane e marmellata? vuoi la pasta o il riso? vuoi mettere la maglia gialla o quella verde? vuoi andare al parco o ai giochi?

I bambini spesso vanno in ansia con tutte queste opzioni da scegliere, perché sono tutte desiderabili per lui nello stesso momento in cui l’adulto le nomina. Davvero non lo sanno, anche perché finché non ci si trovano davvero non sanno anticipare di cosa hanno voglia! Quindi queste continue richieste di scelta con tante opzioni possono effettivamente disorientare.

In sintesi

Mentre sulle decisioni importanti sarebbe sempre bene approfondire anche i bisogni e i desideri dei bambini che ne saranno coinvolti, a volte tali decisioni vengono prese sopra le loro teste, mentre si chiede loro troppo spesso di scegliere fra alternative futili, e questo crea incertezza. Ma naturalmente dipende anche dal bambino.

Allora forse si può dire che ci si può regolare a vista, senza farne un “metodo”, senza assolutismi sia min un senso che in un altro. Il primo passo è vedere come il bambino reagisce alle scelte, se si vede che si confonde o entra in crisi, meglio evitare di creargli dilemmi e scegliere direttamente per lui o lei, lasciando magari aperto uno spazio di negoziazione per quanto possibile, cioè se non vuole ciò che abbiamo scelto lasciare la possibilità di cambiare decisione e ricercare alternative migliori.

Come criteri generali, e per riassumere:

  • non proponiamo scelte se abbiamo già deciso noi cosa sarebbe meglio;
  • non chiediamo di decidere riguardo a eventi troppo lontani nel tempo o nello spazio: i bambini sono nel presente, quindi ad esempio se chiediamo se vogliono mettersi il golfino quando ancora sono dentro casa, diranno di no perché in quel momento non sentono freddo;
  • non ci arrabbiamo se dopo un po’ ci ripensa. È fisiologico nei bambini piccoli! Se è possibile, a quel punto proviamo a fare un passo indietro e ragionare sulle alternative; se questo non è possibile, prepariamoci ad accettare e accogliere il suo disappunto con comprensione ed empatia. Non lo fa apposta.

Prima di proporre, comprendere i bisogni

Ricordiamo che a volte il bambino non sa ancora esprimere (e nemmeno focalizzare bene) un disagio che prova. Sta a noi andare oltre l’immediato e cercare di capire il problema, senza fretta di proporre subito soluzioni. La connessione con i sentimenti del bambino ci condurrà alla comprensione dei bisogni di base che li sottendono. A volte il bambino chiede una cosa anche se non risolverà il suo problema; ad esempio può chiedere di mangiare se è frustrato o annoiato. C’è bisogno di un grosso esercizio di ascolto per andare un po’ oltre la superficie della richiesta e risalire al sentimento e al bisogno del bambino.

Assecondare, quindi, non è in sé sbagliato; ma va fatto con consapevolezza e giudizio. Quando un bambino ha già una preferenza, lo fa capire chiaramente. Allora, se non crea problemi, perché non assecondarlo? Vuole uscire con il berretto d’estate o la camicia d’inverno? Se avrà caldo se lo sfilerà, se avrà freddo noi avremo portato dietro una giacca per coprirlo e la cosa finisce lì.

E se una volta messo in tavola il bambino scoprirà che invece voleva un’altra cosa, se è già pronta gliela daremo, se dobbiamo rimetterci ai fornelli, diremo che non c’è, e se si dispera lo consoleremo!

Questo fa parte dell’apprendimento dei limiti generati dal mondo intorno al bambino, un percorso in cui lo accompagniamo, senza caricarlo però anche delle decisioni minime: con comprensione, empatia, sostegno emotivo, ma non necessariamente prevenendo ogni contrarietà.

Antonella Sagone, 11 dicembre 2021

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