Perché il bambino non rispetta gli orari?

Perché il bambino non rispetta gli orari?

Perché il bambino non rispetta gli orari?

“Come mai il bambino non rispetta gli orari?” Si sente chiedere e si chiede spesso la madre alle prime esperienze, pressata dagli esperti, dai parenti e da libri e riviste pieni di ricette pronte per tutte le situazioni.

L’aspettativa della nostra società è che il bambino cessi presto di chiedere la poppata ad ore imprevedibili, dorma tutta la notte e si “regolarizzi”. Si definisce arbitrariamente l’abitudine del bambino a mangiare quantità fisse a orari predefiniti come “naturale” e si esortano i genitori ad aiutare i loro figli a seguire questi ritmi “naturali”. Si pensa che la madre possa intervenire in modo tale da condizionare ed abituare il bambino, e che senza questo intervento tale normalizzazione non possa avvenire. Ma se è il ritmo naturale e fisiologico, perché occorre condizionarvi il bambino? E siamo sicuri che questo intervento condizionante sia efficace / necessario / utile / benefico?

La cosa che più frequentemente accade è che il bambino, nonostante si cerchi di forzarlo in uno schema, continui a poppare in modo irregolare. A questo punto, spesso la soluzione è fargli succhiare qualcosa che non sia il seno materno – un ciuccio, un biberon di camomilla o di formula artificiale. Il bambino non è stato condizionato; sono gli adulti che vengono condizionati!

Qual è lo standard dell’alimentazione infantile?

Tutte le regole che una madre sente continuamente citare, e legge su certe riviste “per genitori” (la cui principale fonte di finanziamento, come si può immaginare, sono le industrie di alimenti per l’infanzia), sono regole che sono state create per l’alimentazione artificiale.

La formula che si compra in farmacia ha una composizione fissa, e quindi a uguale volume di formula ricostituita corrisponde uguale contenuto di nutrienti. Pertanto le prescrizioni per una adeguata nutrizione del lattante si basano sulle quantità di formula da offrire a ogni data età. Così si è instaurata una prassi, quella di distanziare le poppate e dare una certa quantità fissa di latte artificiale, ad ore prestabilite. Inoltre poiché la formula, a differenza del latte materno, non aumenta in nutrienti col passare dei mesi, e questi ultimi vengono assimilati con meno efficienza, per nutrire artificialmente un bambino occorrono volumi di latte maggiori rispetto a quello umano, e a quantità sempre crescenti via via che il bambino cresce.

Questo non è però il modo fisiologico di nutrirsi della specie umana.

Va ricordato infine che mentre il biberon di formula è solo un modo per dare alimenti al bambino, l’allattamento al seno è uno strumento biologico molto più sofisticato, perché serve a passare al bambino anche ormoni, enzimi, neurotrasmettitori, anticorpi e cellule vive del sistema immunitario. Sostanze che servono non solo a fornire energia e fabbricare i tessuti del corpo del neonato in continua crescita, ma anche a mettere a punto e stimolare nel modo giusto i suoi sistemi biologici – il sistema neuro-endocrino-immunitario – e le sue bilance di regolazione interna – per gli zuccheri, il colesterolo e tante altre sostanze. Il latte materno fornisce e nutre inoltre l’assortimento adatto di batteri per l’intestino (il cosiddetto microbioma), che di quel sistema immunitario ed endocrino è una parte fondamentale. Questa “messa a punto” precoce avrà in certi casi influenza per tutta la vita, anche adulta, del bambino. La suzione poi ha una funzione calmante per il neonato, e la sua ripetizione per molte e molte volte nell’arco della giornata modella le strutture della sua bocca (il palato, la mandibola, le arcate dentarie) in modo fisiologico.

Quindi quando il bambino segnala di voler poppare, la richiesta non è necessariamente legata al bisogno di nutrienti, può aver bisogno di idratarsi, di calmarsi, di assumere ormoni, enzimi, sostanze protettive o fattori di crescita… ma comunque non ha importanza capire qual è il bisogno momentaneo ogni volta che il bambino va al seno, perché la natura ha previsto che comunque ad  ogni poppata, breve o lunga che sia, vengano assicurati al bambino contemporaneamente i nutrienti insieme a tutto il resto, e al conforto del contatto con la mamma. Non è dunque biologicamente corretto cercare di distanziare le poppate o far fare al bambino la pausa notturna, e pretendere che succhi qualcos’altro quando segnala di voler poppare “fuori orario”.

Cosa dice l’antropologia e la biologia comparata

Sono stati fatti molti studi di biologia comparata (fra l’uomo e le specie più vicine ad esso sulla scala evolutiva) e di antropologia (guardando come avviene l’allattamento in varie parti del mondo). Basandosi su questi studi ed osservazioni, si può ragionare su cosa è davvero fisiologico nell’allattamento, nei primi mesi e oltre.

Da questi studi emerge che:

  • Tutte le specie di primati antropomorfi allattano a richiesta con un’elevata frequenza (varie decine di volte al giorno) e il piccolo è in contatto continuo con la madre; questo avviene per diversi anni.
  • Nella specie umana allattare diviene un comportamento per gran parte appreso e soggetto a una grande variabilità culturale; comunque nella maggior parte delle popolazioni nel mondo la mamma attacca il bambino quando questo cerca il seno, e l’allattamento prosegue sia di giorno che di notte; in alcune popolazioni più vicine ad uno stato naturale, in cui il neonato è tenuto addosso alla mamma, l’allattamento è continuo – 2-3 minuti per diverse volte in un’ora); anche nel mondo occidentale, le donne che seguono la richiesta del bambino in genere vedono che il bambino nei primi mesi va al seno dalle 10 alle 20 volte al giorno, per periodi che variano da pochi minuti a mezz’ora e più.
  • La prolattina (l’ormone che fa formare il latte nel seno) è più elevata durante la notte, il che fa pensare che le poppate notturne non siano un “incidente” da far cessare al più presto, ma la normalità e una parte fondamentale per il pieno successo della lattazione.
  • Il latte si forma molto velocemente ogni volta che il seno viene svuotato dalla suzione del bambino, e la produzione rallenta via via che il seno si riempie di nuovo, il che fa pensare che il modo ottimale di allattare comporti un drenaggio frequente del seno, che in questo modo non è mai molto pieno; il latte non resta nel seno, ma va al bambino.
  • Non tutte le donne hanno la stessa capacità di immagazzinamento di latte nelle mammelle (ci sono differenze anche del 300%), quindi una donna che ha una capacità minore avrà bisogno di allattare più spesso; tuttavia, se l’accesso al seno non viene limitato, nelle 24 ore ogni bambino riceve un’adeguata quantità di latte, quale che sia il suo stile di poppata e la capacità di immagazzinamento del seno della sua mamma.
  • Il contenuto di grassi nel latte aumenta verso la fine della poppata, quindi interrompere la poppata dopo un tempo limitato può ridurre il valore calorico del latte assunto dal bambino; inoltre poppate frequenti mantengono costantemente alta la presenza di grassi nel latte. Sono i grassi a dare senso di sazietà al bambino, che in questo modo può autoregolarsi nel migliore dei modi secondo le sue esigenze; quindi è errato limitare non solo la frequenza, ma anche la durata della poppata a un tempo stabilito – il bambino col suo modo di poppare regola da sé di volta in volta la proporzione di grassi e di acqua di cui ha bisogno in un dato momento.
  • Data la variabilità di composizione che il bambino assume ad ogni poppata, anche i tempi di digestione sono diversi, e vanno da un massimo di un’ora e mezza-due ore a un minimo di pochi minuti: anche questo fa pensare che la nostra specie sia predisposta a un allattamento molto frequente.
  • I benefici del latte materno si mantengono e per certi aspetti aumentano con il passare dei mesi e per tutta la durata dell’allattamento, e sono cumulativi, cioè più a lungo si allatta, maggiori sono i benefici di salute sia per la mamma che per il bambino. Questo significa che la funzione dell’allattamento non cessa nel momento in cui il bambino inizia a mangiare i cibi solidi, ma continua ad affiancare il bambino per molti mesi ed anni ancora.

Tutte le nostre informazioni fanno insomma pensare che la specie umana sia predisposta per nutrire i piccoli al seno con una frequenza elevata, molte volte al giorno per tempi e quantità variabili, per molti mesi e anni.

Per un approfondimento su come funziona l’allattamento a richiesta potete leggere questo articolo.

Ma così non si finisce nel caos?

Attaccare il bambino al seno ogni volta che mostra di volerlo fare, è un’idea che può spaventare i genitori e far sorgere il timore che questo creerà un’abitudine ad un’alimentazione disorganizzata, rendendo anche il bambino incapace di staccarsi dalla mamma. Si tratta di timori infondati, come può testimoniare ogni madre che abbia allattato a richiesta e svezzato il bambino seguendo i suoi tempi e preferenze. I comportamenti relativi al mangiare si consolidano appunto mangiando, cioè nella fase in cui si introducono i cibi solidi, e non nella precedente fase in cui il bambino poppa esclusivamente al seno. L’allattamento ha i suoi tempi e le sue irregolarità, che sono fisiologiche e rispondono perfettamente ai mutevoli bisogni del neonato nei primi mesi. Quanti bambini, tenuti a regime prussiano nei primi mesi – sei poppate ad orari fissi, niente poppata notturna, pasti di 20 minuti al massimo –diventano poi totalmente caotici nell’alimentazione qualche anno più tardi, con dolciumi, merendine, pizze, gomme da masticare e quant’altro l’industria mette a loro disposizione? L’Italia ha ormai un tasso di obesità infantile che è il più alto di Europa, e non è certo a causa dell’allattamento al seno a richiesta.

Conclusioni

Un allattamento a richiesta richiede oggi da parte della mamma una grande presenza e disponibilità nei primi mesi, oltre a metterla di fronte al faticoso compito aggiuntivo di confrontarsi ogni giorno con il resto della società, che le dice (esplicitamente o velatamente) che quello che sta facendo non è “normale”. A volte questo può sembrare un compito difficile da conciliare con tutto ciò che la società chiede alla donna, ma da un altro punto di vista, abbandonare la pretesa di far rientrare le poppate del bambino un uno schema permette di indirizzare altrove le proprie energie, risparmiarsi stress e frustrazioni e godersi semplicemente la maternità rilassandosi col bambino senza doversi preoccupare di abitudini, orari e quantità.

Bisogna ricordare che i nostri figli restano piccoli per un tempo molto breve, e che rispettare i tempi e i modi che la natura ha riservato per tutti gli esseri umani permette ai bambini e alle loro madri di sviluppare pienamente tutto il potenziale di salute legato all’allattamento al seno.

Se hai dubbi riguardo alla gestione dell’allattamento, i ritmi o le modalità delle sue poppate, oppure hai difficoltà a conciliare le richieste del bambino con le tue esigenze quotidiane, una Consulente professionale in allattamento materno può aiutarti a valutare l’efficacia delle poppate e la loro gestione in modo da ottimizzare il tuo allattamento; puoi richiedere qui una consulenza.

Antonella Sagone, 29 gennaio 2022

2 Replies to “Perché il bambino non rispetta gli orari?”

  1. Parole pienamente condivise ( nonna di un bimbo di 13 mesi ancora allattato )
    Purtroppo spesso l’allattamento viene osteggiato da giudizi falsati da disinformazione che arrivano a rendere imbarazzante un gesto unico di amore.

    1. cara Lia,
      purtroppo la non conoscenza della fisiologia dell’allattamento al seno è trasversale a ogni professionalità, e i magistrati e gli avvocati non fanno eccezione; si tratta di un problema serio perché questi professionisti agiscono su un aspetto delicatissimo della relazione fra madre e bambino. Non c’è che parlarne sempre di più, diffondere le conoscenze basate sulle evidenze scientifiche, diffondere le linee guida già esistenti del Ministero della salute, e cambiare ila cultura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *