Neonati: troppi antibiotici

Neonati: troppi antibiotici

Neonati: troppi antibiotici

La Sepsi neonatale precoce (EOS) è una patologia spesso mortale che può colpire i neonati prematuri o per altri motivi fragili. Per questo motivo è importante determinare quali neonati sono a maggior rischio per effettuare terapie preventive mirate. Per i prematuri sono state messe a punto delle linee guida che si avvalgono di criteri per identificare i neonati a basso rischio, che non necessitano di antibiotici; questi criteri includono il cesareo senza travaglio, la non rottura del sacco durante il travaglio, assenza di sintomi di sofferenza fetale o dubbi riguardo alla possibilità di una infezione intra-amniotica durante la gestazione. Per i neonati a termine, invece, non ci sono criteri definiti per decidere chi di loro avrà bisogno di una terapia preventiva di antibiotici.

La questione è di cruciale importanza, in quanto l’uso precoce di antibiotici dopo la nascita altera profondamente il delicato microbioma intestinale del neonato, ancora in via di formazione, interferendo sul suo equilibrio proprio nelle prime cruciali ore dopo la nascita, durante le quali avviene quella che viene definita la prima e la seconda inseminazione, cioè la colonizzazione ad opera di ceppi selezionati di germi provenienti dall’ambiente vaginale materno e dal colostro. Alterazioni di questo processo hanno un effetto a catena che determina profonde differenze nel tipo di microbioma, differenze che possono incidere sulla salute dell’individuo anche per tutto il resto della sua vita.

Lo studio multicentrico effettuato da questo gruppo di ricercatori ha preso in esame 7549 bambini e ha utilizzato i criteri adottati per i prematuri per suddividerli in due gruppi, a basso ed alto rischio. 41 di questi neonati (lo 0,5%) ha in seguito sviluppato l’EOS; nessuno nel gruppo a basso rischio. Analizzando l’utilizzo di antibiotici per scopo preventivo, si è visto che il 91% dei neonati ad alto rischio li aveva ricevuti; ma lo stesso era avvenuto per l’80,4% di quelli a basso rischio; in pratica, non c’erano differenze significative fra i due gruppi.

Considerando quanto già detto riguardo ai rischi a lungo termine per la salute dei bambini che ricevono antibiotici nelle prime ore di vita, nonché della problematica sempre più emergenziale della antibiotico-resistenza causata dall’uso eccessivo e immotivato di questi farmaci, gli autori concludono che è urgente implementare criteri adeguati per l’identificazione dei neonati a rischio di EOS per circoscrivere a questa sola categoria la pratica della somministrazione preventiva di antibiotici.

L’abstract (in inglese) della ricerca può essere letta qui.

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