Allattamento e fertilità

Allattamento e fertilità

Allattamento e fertilità

Luisa allatta da 7 mesi e non ha il ciclo. Non sta usando anticoncezionali perché ha letto che allattare è un efficace metodo per non rimanere incinta.

Maria allatta un bimbo di 13 mesi e vorrebbe dargli un fratellino, ma nonostante ci stia provando da diversi mesi, non riesce a rimanere incinta. Eppure il suo ciclo è tornato a 9 mesi… le hanno detto che finché non svezza suo figlio, non riuscirà mai a concepirne un altro.

Emma allatta da 21 mesi e non ha ancora ripreso ad avere le mestruazioni. È molto preoccupata perché le hanno detto che l’allattamento ha bloccato il suo ciclo fertile e che sta rischiando la menopausa precoce.

Ma quante se ne dicono!? È indubbio che fra allattamento e fertilità ci sia un legame, però mentre a una donna che allatta le mestruazioni tornano dopo 40 giorni, a un’altra tardano anche anni; e a una terza vanno e vengono senza regolarità.

Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza su questo aspetto forse poco conosciuto dell’allattamento.

La danza degli ormoni

Il ciclo fertile è governato da diversi ormoni, fra i quali i più importanti sono estrogeno e progesterone. L’oscillazione mensile della concentrazione di questi ormoni provoca l’ovulazione e successivamente, se non c’è concepimento, le mestruazioni.

L’ormone che presiede invece alla produzione di latte è la prolattina. La prolattina ha in realtà anche una funzione preparatoria per la mammella stimolandole lo sviluppo ghiandolare.

Questi due gruppi di ormoni interagiscono fra di loro in una danza che a seconda delle reciproche proporzioni e della condizione fisica (periodo fertile, gravidanza, allattamento) provocano un effetto oppure un altro nell’organismo femminile.

Vediamo cosa succede a questi ormoni nelle varie fasi della lattazione.

  • In gravidanza la Prolattina aumenta moltissimo, e il suo effetto è diretto soprattutto al tessuto ghiandolare del seno, stimolando la crescita delle cellule ghiandolari che dovranno poi produrre il latte. Il latte però non viene prodotto, a causa del livello elevato di estrogeni, prodotti dalla placenta, che ne bloccano la sintesi; questi ormoni sono fondamentali per il mantenimento della gravidanza.
  • Dopo il parto, con il secondamento (l’espulsione della placenta), questo blocco viene meno e la donna comincia quindi a secernere il colostro (il primissimo latte, che è in piccole quantità ma denso di nutrienti). La Prolattina è ai livelli massimi, e dopo 2-3 giorni questo fa sì che ci sia una produzione massiva di latte, spesso in sovrabbondanza rispetto al fabbisogno del bambino (la montata lattea).
  • Nelle prime 6-8 settimane dopo il parto avviene la calibrazione, ossia la produzione di latte si assesta in base a quanto spesso il seno viene drenato, quindi più un bambino poppa, più latte si produce, e viceversa. La prolattina scende di poco ed è sempre a livelli piuttosto elevati. Ad ogni poppata la prolattina sale e poi gradualmente nei minuti successivi scende leggermente e si riporta a un livello “di base”, detto appunto livello basale. In questa fase se l’allattamento continua con poppate frequenti l’alto livello basale di prolattina inibisce gli estrogeni e quindi l’ovulazione. Inoltre nella fase di calibrazione la prolattina stimola anche la moltiplicazione dei recettori che rendono la ghiandola sensibile ai segnali della prolattina stessa.
  • Nei mesi immediatamente successivi la prolattina scende notevolmente, anche se rimane sempre a livelli maggiori di quelli precedenti il concepimento. Finché il livello basale resta superiore a un certo minimo, gli estrogeni continuano a venire inibiti; ma per ottenere questo risultato occorrono una serie di accortezze che spieghiamo più avanti.
  • Quando gli intervalli fra le poppate aumentano, come avviene se si riducono le poppate, si introduce il ciuccio, le aggiunte, le tisane o i cibi solidi, la prolattina a volte scende sotto quel livello minimo che bloccava gli estrogeni, e quindi può avvenire un’ovulazione. Riprendono le mestruazioni e riparte il ciclo fertile.
  • Ecco perché c’è tanta variabilità nel rapporto fra ciclo e allattamento: dipende da molti fattori, come la distanza dal parto, il drenaggio del seno, la suzione del bambino, la frequenza delle poppate, l’allattamento notturno, le caratteristiche dell’allattamento.

    Quindi allattare è un metodo sicuro per prevenire le nascite oppure no?

Il controllo della fertilità attraverso l’allattamento

Prima di tutto è importante chiarire che l’allattamento non può essere tecnicamente definito un anticoncezionale, perché non impedisce il concepimento, bensì inibisce la fertilità, quindi è meglio considerarlo non tanto un metodo di prevenzione della gravidanza, ma un metodo di pianificazione familiare che, se attuato secondo regole rigorose, ha un elevato tasso di efficacia.

L’inibizione dell’ovulazione però avviene solo a determinate condizioni che devono essere tutte presenti senza sgarrare MAI nemmeno una volta. Si può essere sicuri (allo stesso grado della pillola) di non essere fertili se esistono TUTTI questi requisiti:

  • allattamento a richiesta (cioè niente ciuccio, niente temporeggiamenti, allattare ai primi cenni di richiesta del seno, permettere al bambino di poppare per tutto il tempo che vuole. Tutta la suzione del bambino deve essere al seno)
  • allattamento esclusivo (cioè prende solo latte materno, niente altri liquidi, nemmeno acqua, niente cibi solidi, nient’altro)
  • intervalli brevi, inferiori a 4 ore il giorno e 6 ore la notte. L’intervallo si calcola dall’inizio di una poppata all’inizio della poppata successiva
  • almeno una poppata notturna (se il bambino dorme nell’altra stanza, potrebbe sfuggire qualche suo risveglio e venire meno il requisito dell’allattamento a richiesta)
  • non è mai tornato il ciclo.

In questo modo la sicurezza del metodo è elevatissima, come quella della pillola, cioè intorno al 98%; almeno nei primi sei mesi. Basta però che si deroghi a UNA SOLA di queste regole per UNA SOLA VOLTA per perdere la sicurezza del metodo, cioè diventare a rischio ovulazione (esempio, basta un solo intervallo fra le poppate superiore alle sei ore). Dopo il ritorno del ciclo, anche se si presenta una sola volta e poi di nuovo scompare (anche questo può capitare e rientra nella fisiologia in allattamento), l’effetto di inibizione della fertilità può a volte proseguire, però non è più garantito.

 

Interpretare i segni

Sicuramente il segno più eclatante che la fertilità si sta rimettendo in moto è la ricomparsa delle mestruazioni. Ma per interpretare correttamente questi segni, occorre osservare come e quanto ricompaiono.

  • Il capoparto (cioè perdite di sangue circa 40 giorni dopo il parto) non sono necessariamente il segno di una ripresa della fertilità, ma una sorta di “rinnovo” della mucosa uterina, che non è preceduto da un’ovulazione. Attenzione però: se c’è stato un intervallo lungo fra le poppate nei giorni precedenti, o l’allattamento non è esclusivo, non si può garantire che non ci sia anche una ovulazione precocissima; ma se si seguono attentamente le regole elencate poco sopra il rischio è minimo.
  • Nei mesi successivi, se compaiono le mestruazioni nei primi sei mesi, probabilmente i primi cicli saranno anovulatori (cioè non preceduti da ovulazione); però non c’è da contarci perché l’infertilità da allattamento non è garantita. In genere dopo uno o più cicli anovulatori riprendono i cicli fertili.
  • È possibile avere un’ovulazione (quindi la ripresa del periodo fertile) in allattamento, senza aver avuto prima delle perdite mestruali. Questo rischio aumenta quanto più si prolunga il periodo di amenorrea. In pratica, se la fertilità torna nei primi mesi di allattamento, p uò capitare che ci sia un primo ciclo anovulatorio (mestruazione senza ovulazione), o anche per un paio di mesi; e poi riprenda il normale ciclo ovulazione/mestruazione. Se invece le mestruazioni non sono tornate dopo molti mesi, aumenta la possibilità che la prima ovulazione preceda la prima mestruazione.
  • Alcune donne continuano a non ovulare per lunghi periodi finché dura l’allattamento, altre appena inseriscono la prima pappa o fanno una pausa notturna, ecco che le tornano le mestruazioni e il ciclo ovulatorio. È molto soggettivo e varia anche da un allattamento a un altro.

Va puntualizzato che nessun metodo è sicuro al 100%. Anche la pillola potrebbe non garantire il blocco della fertilità se si salta un giorno, oppure si ha vomito o diarrea o si prende un farmaco che ne impedisce l’assorbimento. Non per questo si afferma che la pillola sia inaffidabile; e così è anche per il metodo dell’amenorrea lattazionale.

E quando il ciclo non ricompare per molti mesi o addirittura anni?

Ci sono forti variazioni individuali, con donne che hanno una ripresa molto precoce della fertilità anche saltando solo un’unica poppata; e altre in cui il blocco dell’ovulazione si protrae finché c’è almeno una poppata (generalmente quella notturna è quella più cruciale). Alcune donne hanno riavuto il ciclo smettendo di allattare la notte, pur continuando a farlo di giorno.

Se si desidera rimanere incinta di nuovo, non c’è che da provare eventualmente a variare gli intervalli (sempre che il bambino collabori). Non ci sono rimedi miracolosi per ovulare durante l’allattamento… se non funziona, non c’è che aspettare con pazienza.

Bisogna imparare a considerare il fenomeno dell’amenorrea in allattamento non come un problema, ma come una soluzione efficace che la natura ha trovato per distanziare sufficientemente fra loro gravidanze e nascite.

I benefici di un’amenorrea prolungata

Troppo spesso questa assenza di mestruazioni (o di cicli regolari) in allattamento viene visto con allarme e la donna subisce pressioni per svezzare subito il bambino, oppure viene sottoposta ad accertamenti costosi o le vengono prescritti farmaci per far tornare le mestruazioni, come se l’assenza di perdite mestruali potesse causare chissà quale danno.

In realtà l’allattamento, inducendo il riposo dell’organismo dal ciclo degli estrogeni, comporta numerosi benefici per la donna:

  • Riduce al minimo le perdite di sangue dopo il parto e nei mesi successivi, permettendo all’organismo di ricostituire pienamente quelle scorte che ha perduto con il parto.
  • Previene gravidanze troppo ravvicinate fra loro, con stress fisico e psichico per la mamma, permettendole di dedicarsi completamente a un bambino alla volta.
  • Allattando, il seno viene drenato dalla suzione e anche la circolazione linfatica è potenziata, permettendo la massima salute dei tessuti ghiandolari della mammella.
  • L’inibizione del ciclo estrogenico è proprio il fattore attraverso il quale gli organi riproduttivi della donna si proteggono dal rischio di sviluppare tumori. Più a lungo si allatta, quindi, minore è il rischio di tumori al seno, all’utero, alle ovaie, all’endometrio.

 

Non c’è dunque da allarmarsi, non c’è da correre dal medico temendo chissà quale atrofia uterina o menopausa precoce (come talvolta si paventa alle povere mamme), non c’è da aggiustare ciò che non è rotto! Semplicemente c’è da lasciar fare il suo corso alla natura. In natura non esistono anticoncezionali, kit per i giorni fertili, biberon di formula e ciucci… quindi al tempo dei nostri progenitori le femmine umane in età fertile passavano da un lungo periodo di amenorrea (gravidanza più qualche anno di allattamento intensivo) a pochi mesi di ciclo fertile, per poi iniziare una nuova gravidanza… così fino alla menopausa. in pratica in tutta la loro vita fertile potevano avere tutt’al più una trentina, una cinquantina di cicli mestruali al massimo… a fronte dei circa 400 della madre occidentale di oggi che ha in media 2 figli allattati pochi mesi.

La vera normalità della specie umana è proprio nell’organismo materno che si riposa e sospende la fertilità finché il bambino, smettendo di chiedere il seno, non segnala al corpo della mamma che non ha più così intensamente bisogno di lei e che può restare di nuovo incinta. E così la fertilità riprende distanziando opportunamente le nascite fra loro. Ci si dovrebbe piuttosto chiedere cosa rischia la donna che non allatta e riprende subito il suo ciclo ovulatorio.

 

Conoscere meglio questi processi permetterà a Luisa di adottare la prudenza appropriata se non desidera altre gravidanze, a Maria di ottimizzare le possibilità di concepire di nuovo, e a Emma di non allarmarsi inutilmente.

 

Una maggiore comprensione dei meccanismi che regolano il delicato equilibrio fra fertilità e allattamento, attraverso una delicata danza ormonale, permetterà alla donna che allatta di gestire al meglio la sua sessualità fornendo un prezioso strumento di pianificazione familiare complementare ai tradizionali metodi anticoncezionali. Comprendere la meravigliosa funzionalità di questi meccanismi naturali permette un vero e proprio cambio di prospettiva, restituendo questi processi alla fisiologia in un’ottica di salute.

 

 

 

Antonella Sagone, 24 dicembre 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *