I cibi solidi sono qualcosa in più

I cibi solidi sono qualcosa in più

I cibi solidi sono qualcosa in più

“Ora che il bimbo ha sei mesi, inizi a sostituire con una pappa la poppata di mezzogiorno. Poi sostituirà anche quella delle sette con una cena. Così resterà con due pasti e tre poppate al seno”.

Quante mamme si sentono dire, spesso con sgomento, questo tipo di consigli dal pediatra quando il bambino si avvicina all’età dei cibi solidi? E spesso questi suggerimenti cominciano anche molto prima del momento in cui il bambino è pronto, persino a soli 4 mesi…

Chi offre consigli di questo tipo mostra non solo di non seguire le raccomandazioni dell’OMS, ma anche di non avere la più pallida idea di come funziona un allattamento veramente a richiesta.
La mamma che allatta al seno seguendo i segnali del bambino non ha la più pallida idea di quale dovrebbe essere la “poppata di mezzogiorno”, figuriamoci sostituirla. Le poppate al seno a sei mesi spesso non sono meno numerose di quelle che erano a sei giorni. A volte anche più frequenti. Non esistono dei “pasti” definiti e distanziati, e questo perché l’allattamento al seno NON è solo fornire nutrimento ma un sistema biologico di sostegno completo del bambino. E anche perché nessun individuo, anche adulto, fa 5 pasti completi e basta in 24 ore, nemmeno un bicchier d’acqua o uno spuntino o un caffè!

Ma ora non voglio soffermarmi ancora sul concetto di allattamento a richiesta (per approfondire, leggete questo articolo), ma solo sul suggerimento di sostituire una poppata con un pasto. Questo modo di procedere non è fisiologico, è poco pratico, causa ansia e tensioni, porta a forzature, e rischia di compromettere rapidamente la prosecuzione dell’allattamento al seno, che invece l’OMS raccomanda di mantenere come fonte prevalente di nutrimento per tutto il primo anno e di proseguire almeno fino ai due anni (ma anche oltre se si vuole).

Complementazione, non sostituzione

Non è un caso che lo svezzamento inteso come apprendimento a mangiare si chiami alimentazione complementare. Questo termine significa infatti in aggiunta, in più. Non invece di qualcosa che già c’è.

Questo significa che dopo i sei mesi, o poche settimane più tardi, se il bambino non è ancora pronto (per i segni di prontezza guardare qui) ci saranno due aspetti paralleli e indipendenti nell’alimentazione del bambino:

  • da un lato, la graduale introduzione di cibi solidi;
  • dall’altro, l’allattamento al seno a richiesta, che continua come prima, o meglio, secondo la richiesta del bambino.

Piccoli assaggi vanno offerti non sostituendoli alle poppate. Poiché a parità di volume il latte materno continua ad essere la cosa più nutriente che il bambino può mangiare, se la poppata viene sostituita con altro, lo stomaco si riempirà di qualcosa di meno nutriente, che però potrà dare ugualmente senso di sazietà, e alla fine della giornata il bambino avrà ricevuto meno, e non più, elementi nutritivi.

Inoltre la lattazione per essere mantenuta ha bisogno che si poppi al seno, quindi è importante che i bambini continuino a succhiare al seno a volontà. Togliendo poppate per introdurre pasti solidi si riduce il tempo di suzione al seno, con relativo declino dell’allattamento.

Senza contare che una riduzione troppo veloce del numero delle poppate può esporre la mamma anche a rischio di ingorghi!

Prendere per fame?

I primi tempi il bambino vorrà solo fare piccoli assaggi. Se si diviene ansiosi che il bimbo mangi di più al piatto, spesso si accuserà il latte materno di essere la causa di questa presunta riluttanza a mangiare. Si suggerisce allora di togliere l’allattamento materno con la speranza che il bambino cominci a vuotare il piatto.  Questa convinzione è del tutto infondata. Non è la poppata a essere in concorrenza con i cibi solidi: quando un bambino è pronto a mangiare, mangia, anche se poppa ancora spesso al seno. L’allattamento non è mai stato un ostacolo per millenni, fin dai nostri più remoti antenati. Piuttosto, se si toglie il latte, può succedere (e spesso succede) che il bambino non aumenti gran che la quantità di cibo solido, e quindi rischi la malnutrizione. In altri casi, si riesce a sostituire con il latte materno un volume equivalente di cibo solido, e anche in questo caso il bambino perde peso, perché il cibo solido è meno nutriente del latte materno.

Per il bambino che fino ad allora ha placato la fame poppando, occorre tempo per riuscire a saziarsi con un procedimento del tutto diverso, cioè masticare e deglutire cibo solido. Inizialmente avrà bisogno di esplorare a fondo i sapori, le consistenze, e passare dal riflesso di estrusione del cibo (spingere fuori con la lingua), che è istintivo nei primi mesi, al riflesso di masticazione, che non viene dalla pratica ma dalla maturazione del suo sistema nervoso. Dovrà anche imparare a gestire il cibo in bocca, portandolo di lato per masticarlo e poi riportandolo al centro della lingua per deglutirlo. Mettergli fretta significa aumentare il rischio che si senta sopraffatto e che cominci ad associare i pasti ad esperienze spiacevoli. Allora ecco che comincerà a serrare le labbra, a voltare il capo, a piangere o a sputare il cibo. Non sono capricci, e non è un rifiuto del cibo: sta solo dicendo: Aspetta! Dammi tempo! Devo provare, capire, assaggiare… un pezzetto alla volta, un sapore alla volta!

I bambini non devono mangiare chissà quali quantità di cibo solido quando poppano. Se gli si toglie il seno, probabilmente la sua crescita si ridurrà perché l’apporto nutritivo sarà decisamente inferiore, anche se si riuscisse (e in genere non succede) a rimpiazzare le poppate con uguale volume di cibo. Per ottenere un rimpiazzo di nutrienti valido al posto del latte materno, si dovrebbe fargli mangiare un volume maggiore di cibi solidi… ma che fretta c’è?

Un’introduzione troppo veloce di cibi solidi può rallentare la crescita

Il latte materno dopo l’anno e oltre mantiene sempre tutti i suoi nutrienti (anzi il potere calorico aumenta) nonché tutti i benefici di salute (anzi aumentano i fattori protettivi immunitari). Parlare di “pasti veri” o di “pasti completi” riferendosi al cibo solido in contrapposizione al latte materno è assolutamente errato e fuorviante. Per un bimbo nel secondo semestre il fabbisogno nutrizionale viene soddisfatto in modo ottimale dal latte materno, con aggiunta di una piccola quota di cibi solidi qualitativamente appropriati, ma non quantitativamente così abbondanti. Comunque fra un pasto solido, anche il più ben assortito ed abbondante, e una poppata al seno, sicuramente il pasto di latte materno è più vicino a un pasto completo rispetto a qualsiasi pasto solido.

Ma poi basterebbe il buon senso. Che senso ha dire a una madre che allatta (e sta quindi fornendo al bambino un alimento che è un concentrato di nutrienti perfettamente calibrati) di sostituire alla poppata della mela omogeneizzata (cioè poco più che acqua e fruttosio) o pappine di riso (cioè carboidrati e scarsissime proteine e niente vitamine o grassi), giustificandolo con l’urgenza di migliorare l’apporto nutrizionale? La mela in sostituzione di altri cibi noi adulti la mangiamo per dimagrire!

Finché le poppate sono abbastanza consistenti (almeno 5 poppate al giorno), allora l’unica cosa di cui ci si dovrebbe preoccupare è che il bambino assuma abbastanza ferro dagli altri alimenti (per approfondire questo aspetto, vedere questo articolo).

La sostituzione come causa del declino dell’allattamento

Quando si cominciano a introdurre cibi solidi, se l’allattamento continua veramente a richiesta non c’è declino della produzione in genere, cioè può ridursi un po’ l’apporto di latte assunto ma non più di tanto, a meno che il bambino non mangi veramente quantità notevoli non solo di pappe ma anche di altri liquidi (per esempio se si comincia a dargli da bere acqua, o peggio bevande zuccherate).

Quando il bambino ha imparato a mangiare e preso gusto ai cibi tanto da mangiare fino a sazietà, il mantenimento della lattazione si manterrà grazie al bisogno di suzione del bambino, che va oltre la sazietà. Un bambino allattato a richiesta, oltre a poppare per mangiare, va al seno anche per soddisfare il suo bisogno di suzione; ecco perché le poppate spesso sono 10 o più al giorno, e generalmente non scendono sotto le 8 poppate durante il periodo dell’allattamento esclusivo e anche oltre.

Se invece il bambino oltre a poppare al seno prendeva già il ciuccio, con l’introduzione di pasti solidi la fine dell’allattamento potrebbe essere molto rapida. Infatti, se si incentiva il bambino a sfogare il suo bisogno di suzione con un ciuccio, limitando il suo tempo al seno solo per nutrirsi, al momento dell’introduzione dei cibi solidi egli potrà soddisfare la fame con i pasti solidi, e avrà il ciuccio per il bisogno di succhiare, e quindi potrebbe perdere interesse per il seno molto repentinamente.

Lo stesso fenomeno può succedere se il bambino si succhia molto il dito; o se si cerca di ridurre le poppate e allungare gli intervalli distraendolo, cullandolo o dandogli qualcosa da bere.

Pappa e poppa non sono in competizione!

Perché mai si considera un pasto solo quello solido? Perché il latte materno deve essere visto come in competizione con il cibo solido? Non è nutrimento tanto quanto il resto? Che importa quale sia la quota di latte materno e quale sia la quota di altri cibi, se nell’insieme assume tutto l’assortimento di nutrienti di cui ha bisogno? In questa fase di transizione, il bambino si nutre sia al piatto che al seno, e il cibo più nutriente lo assume proprio dalla sua mamma. Il bello di uno svezzamento fatto con poppate a richiesta ed assaggi di cibo, è che i genitori non devono preoccuparsi di far mangiare di è più il bambino perché si nutra abbastanza: mentre il piccolo fa esperienza di nuove consistenze e sapori, con tutta calma e con i suoi tempi, si può star sereni perché il suo fabbisogno nutrizionale viene ancora pienamente soddisfatto dal latte materno che è libero di assumere.

Occorre maggior fiducia nelle capacità che ha il bambino di autoregolarsi, in base ai suoi gusti e al suo senso di fame e sazietà.

Se il bambino rifiuta un cibo o non sembra interessato, ha i suoi buoni motivi: forse non è ancora pronto (per sapere perché non bisognerebbe introdurre prematuramente cibi diversi dal latte materno vedere qui), o magari è allergico a qualche componente dei cibi, o semplicemente quel gusto non gli piace o non gli va in quel momento!

Ma il seno va offerto prima o dopo il pasto?

Non c’è una regola che dica se va offerto prima o dopo la pappa… il concetto è: l’allattamento continua a richiesta come sempre. Quando il bambino è nella prima fase dell’apprendimento al mangiare, farà solo piccoli assaggi e quindi è poco rilevante se ha già poppato, sono esperimenti. Più avanti, potrà essere capace di mangiare pasti più consistenti. Ma se nella prima fase gli si offre cibo quando è affamato, non vorrà fare esperimenti, vorrà subito poppare. Ecco perché si suggerisce di non mettere il bambino a tavola affamato; se il pranzo è all’una, e a mezzogiorno il bambino non poppa da due ore, anche se non ha chiesto la tetta magari gli si può dare una poppatina, per far sì che non sia troppo agitato per la fame.

Nei primi tempi dunque, per aver voglia di fare esperimenti il bambino non deve essere nervoso per la fame: ancora non è in grado di saziarsi rapidamente col cibo solido, e allora semmai sarà meglio dargli una piccola poppata e poi metterlo a tavola. Ma anche qui non c’è una regola scolpita nella pietra! Come sempre, guardate il vostro bambino e seguite i suoi segnali. 

Successivamente comunque, questo espediente non sarà più necessario perché il bambino avrà preso gusto ai cibi solidi e saprà godersi un pasto anche se si mette a tavola con un certo appetito.

Per i pasti, volendo i genitori possono dare degli orari secondo ciò che è comodo per la famiglia. Infatti sarebbe bene che il bambino imparasse a mangiare assieme al resto della famiglia e non da solo, magari imboccato. Se la famiglia ci tiene a fare pasti regolari tutti insieme, si introdurrà il bambino ai pasti dei grandi mettendolo a tavola negli orari decisi dalla famiglia. Le poppate invece resteranno libere: prima, durante o dopo che siano.

Conclusioni

L’introduzione dei cibi solidi non deve per forza essere un periodo di stress, di ansie e di lotte fra adulti e bambino. Può essere un processo sereno, graduale, sicuro, e anche divertente e piacevole, se si mantiene il sostegno dell’allattamento a richiesta e si permette al bambino di gestire in cibo da solo, con piccoli assaggi, soddisfacendo il suo bisogno di toccare, sperimentare e rispettando i suoi segnali di fame e sazietà, di interesse o di stanchezza: proprio come si fa con il seno materno!

Per un affiancamento a sostegno dell’allattamento al seno nella fase dell’introduzione dei cibi solidi, puoi richiedere l’aiuto della Consulente professionale in allattamento materno.

Letture consigliate

Emanuela Barbero, Antonella Sagone, La cucina etica per mamma e bambino, Sonda. 2012.

Carlo Gonzales, Il mio bambino non mi mangia, Bonomi, 2004.

Martina Carabetta, Svezzamento senza stress (ebook).

Antonella Sagone, 27 febbraio 2022

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