Basta, non mi toccare più!

Basta, non mi toccare più!

Basta, non mi toccare più!

Una mamma mi scrive:

Sono la mamma di una bimba di 14 mesi. Lei è adorabile ma molto impegnativa. Chiede il seno molto spesso ed è sempre attiva. Quando torno dal lavoro alle due non mi lascia respirare, ed è così fino a quando non va a dormire, e poi la notte ancora si sveglia spesso. Arrivo a sera che non sopporto più nemmeno di essere sfiorata, ne ho abbastanza di prendere in braccio e di sentire le sue manine addosso… vorrei solo starmene da sola in silenzio, sul divano, a leggere un libro senza essere interrotta… divento brusca e le rispondo male, poi lei va in crisi e io mi sento una pessima madre!

Cara mamma, il disagio che stai vivendo ha un nome, si chiama “overtouching”, e cioè l’insofferenza per essere toccata, causata dalla sensazione di essere toccata “troppo” durante il giorno. Ne soffrono le mamme di bambini grandicelli o con due o più bimbi piccoli.

Accudire un bambino piccolo 24/24 significa non solo allattare, ma anche piccole mani che ti toccano, tirano i vestiti, manine appiccicose sulla faccia che cercano di girare il tuo volto verso di loro, tirate di capelli, bimbi che ti si arrampicano addosso gomiti ginocchia scarpette sulla pancia, aggrappati al bordo dei calzoni tirandoti giù la felpa 100 volte al giorno, che bussano alla porta quando stai al bagno, ecc… Anche se c’è pure la tenerezza, a un certo punto tutta questa stimolazione tattile diventa semplicemente troppa.

Lo stacco del lavoro non è certo una ricarica, perché ti sottopone a un altro tipo di pressione, di impegno in cui devi comunque essere a disposizione e rispondere alle esigenze del tuo ambiente di lavoro e delle persone intorno a te, a volte (come hai subito di recente) anche in situazioni ostili; e i bambini la cui mamma lavora, al suo ritorno spesso chiedono un contatto intenso e prolungato per recuperare il distacco che hanno vissuto nelle ore precedenti.

Manca quello spazio per prendere fiato e ritrovarsi con se stessa in un luogo intatto, indisturbato, silenzioso e fuori del tempo…

Essere in una continua intimità coi nostri cuccioli dovrebbe essere una cosa naturale, però consideriamo che noi siamo state cresciute in una cultura a basso contatto che non ci ha preparato a questo. Ci hanno insegnato a fare le brave e adattarci alla solitudine, al non contatto, al sonno solitario, a limitare gli abbracci e i baci, al saper stare da sole… poi a un certo punto ci si richiede l’opposto, disponibilità totale e continua fusione anche fisica con un’altra persona a cui sembra che il contatto “non basti mai”… non c’è da stupirsi che ci siano momenti di panico e di insofferenza!

C’è poi la solitudine in cui viviamo come madri, senza un villaggio intorno che ci offra momenti di stacco. In una condizione più naturale effettivamente il bebè starebbe spesso in braccio anche ad altre persone del villaggio, a parte quando ha bisogno di poppare; il bambino più grandicello scorrazzerebbe con la banda degli altri bambini di diverse età, coi più grandi che badano ai piccoli, salvo sempre far ritorno alla “base” per la poppata; e nel villaggio, la madre che ancora allatta non dovrebbe nello stesso tempo mandare avanti la casa, andare a lavorare, fare la fila alla ASL e alle poste per pagare le bollette, e aiutare nei compiti il figlio più grande.

Da un lato vorremmo dare ai nostri figli tutto ciò che è stato negato a noi, dall’altro il contatto stesso fa emergere antiche sofferenze e abbatte le difese che avevamo eretto per poter sopportare il distacco. La nostra “pelle dura” si assottiglia di nuovo sotto l’effetto dell’esperienza coinvolgente della maternità e a volte non siamo preparate a tutto questo.

Ignara di tutto questo groviglio, tua figlia chiede solo di essere parte del tuo mondo, e la sua richiesta di contatto è normale per la sua età.

A volte tutto ciò che servirebbe sarebbe la presenza di altre persone capaci di ascoltare, di comprendere e riconoscere la fatica della mamma, di dirle che è una fase transitoria, e magari di dare una mano sul piano pratico, senza criticare, giudicare o dare consigli non richiesti, permettendo alla mamma di ritagliarsi brevi momenti solo per lei per ritrovarsi e ritrovare il suo centro, in modo da affrontare poi più serenamente questa fase della vita che, anche se oggi sembra un tunnel senza uscita, è in realtà di breve durata.

Antonella Sagone, 23 gennaio 2021

11 Replies to “Basta, non mi toccare più!”

  1. Solo GRAZIE!! Ti leggo avidamente da quando ti ho “trovata” su “Masn” e da allora ti seguo e cerco i tuoi articoli le tue “trag-scompisciose” top 10.. Ho acquistato 6 copie del tuo libro da regalare, no una è la mia!!❤ E davvero nutro una profonda gratitudine per il lavoro che fai per molte di noi donne e mamme.. grazie grazie grazie!!!

  2. Wao… Non ho mai letto niente di così vero sulla maternità. Ci nascondono così tanti aspetti della maternità, ci chiedono di essere perfette, di essere belle, di lavorare di avere la casa più bella… Ci chiedono così tanto gli adulti che a momenti sono più le richieste di chi ci circonda che quelle del bambino stesso…

  3. Condivido e sento profondamente anche questo aspetto della maternità e soprattutto dell’allattamento che purtroppo interferisce molto spesso con la mia serenità. Bisognerebbe dare indicazioni più chiare e incisive dei pro ma anche dei contro di un allattamento prolungato e delle varie dinamiche che si attivano che impediscono di trovare una via d’uscita nel pieno rispetto dei i bisogni di entrambi, madre e bambino.

    1. Certo carmen è difficile oggi avere in anticipo una visione realistica della maternità, perché le famiglie sono nucleari e non c’è un “villaggio” intorno che permetta alle donne di condividere le loro esperienze ed anche le fatiche di accudire i bambini. E’ importante tenere presente che anche l’allattamento al seno, dopo i primi mesi, diventa negoziabile, cioè non è una faccenda di tutto o niente, ma si può mediare su alcune poppate o richieste, così come per qualsiasi altra richiesta del bambino, che impara così a conciliare i suoi bisogni con quelli del resto della famiglia.

  4. Bell’analisi Antonella. Condivido in pieno quello che dici…io allatto da 10 anni e devo dire che anche io a volte mi sento come descrivi tu…solo che mia figlia 4enne mi consente di avere dei momenti solo per me, nonostante siamo sempre insieme. Credo che l’aiuto di qualcuno in queste situazioni sia indispensabile…io ho sempre trovato grosso conforto grazie a mio marito…

  5. Cara Antonella, è tutto vero quello che scrivi. A volte, questo rapporto esclusivo mal si concilia con i bisogni di entrambi, madre e figlio. Il mio bambino ha 21 mesi, non ha mai voluto il ciuccio, ma richiede il mio seno per tutta la notte e durante il sonnellino pomeridiano, senza mai staccarsi. È da un bel pò che non dormo come vorrei e avrei più tempo per me il pomeriggio se solo riuscisse a dormire senza la mia costante presenza, ma solo desiderare di trovare un modo per allentare questa simbiosi, questo bisogno ancora così forte per mio figlio, fa nascere in me enormi sensi di colpa. Adoro le sue manine che mi accarezzano il volto mentre ciuccia. Allattare è un’esperienza magica che non tutte le mamme hanno la fortuna di vivere. Io sono stata fortunata e sono una madre felice, così come lo è il mio bimbo. Non vorrei mai rinunciare a tutto questo, ma solo ritrovare un pò più di me stessa.

    1. Cara Linda, hai descritto molto bene il mix di sentimenti che spesso accompagnano questo periodo così impegnativo. Prendersi cura di un bambino nel secondo e terzo anno di vita richiede tanto impegno, energie, tempo. Spesso come nel tuo caso non è facile dormire; alcune madri imparano a dormire anche mentre il figlio poppa, ma questo non sempre è possibile. Una consulente in allattamento ti potrà suggerire posizioni e sistemazioni sicure e comode per allattare di notte. Non sentirti in colpa per desiderare anche momenti per te, ricorda che le madri oggi vivono una situazione innaturale, lontane dal villaggio dei nostri antenati, dove le cure dei piccoli erano condivise e non gravavano ininterrottamente sulla sola madre. Comunque si tratta di fasi, ci sono periodi in cui i risvegli sono frequenti e altri in cui diminuiscono, e gradualmente il tuo bambino comincerà a dormire per periodi più lunghi. Non avrà bisogno del seno per sempre, ma ora è ancora piccolo. Un giorno ti renderai conto, con sollievo e rimpianto insieme, che si è emancipato dal bisogno di poppare e di essere così intensamente a contatto con te.

  6. Mia figlia ha 4 anni, io soffro ancora di overtouching. Non le permetto più di toccarmi il seno, ma mi pizzica il collo, ‘impasta” come i gatti su di me sia con le mani che con i piedi, non dorme più di 2 ore se non è appiccicata a me, spesso con la testa appoggiata a me. Sono satura, stanca, purtroppo disgustata, soprattutto da me che non sono in grado di affrontare questa situazione, di farle togliere questa abitudine. Noi viviamo da sole, so di essere l’unico suo punto fermo, so che non dovrei arrabbiarmi con lei quando mi tocca insistentemente ma giuro che sono esausta, ho bisogno di aiuto

    1. cara Valeria, non ti rimproverare per i sentimenti che provi. I sentimenti, e i bisogni che vi sono dietro, non sono buoni o cattivi, semplicemente… sono!
      non siamo fatte per vivere isolate e sole con i nostri figli, senza una comunità intorno con la quale dividere l’impegno, le energie, e sì, anche i pizzichi sul collo!
      Ci sono poi bambini che hanno un bisogno più intenso di altri di contatto fisico, e c’è poi la nostra indole, che può aiutarci o meno quando ci si richiede la disponibilità totalizzante che richiede un bambino che non ha altri che noi. La pecca non è in te o in tua figlia, ma in una società che lascia le madri da sole. Se poi un bambino si sente respinto, sente che l’adulto sfugge ai suoi tentativi di contatto, può moltiplicare gli sforzi per riconnettersi, e lo fa con i suoi modi che possono essere anche sgraditi o fastidiosi per l’adulto, però è il meglio che sa fare; e si innesca un circolo vizioso in cui il bambino è l’inseguitore e l’adulto è il fuggitivo… con dinamiche che rendono tutti infelici. La soluzione non è “disabituare” il bambino a ricercare il contatto, ma cercare insieme altri modi di soddisfare i bisogni del bambino – e anche quelli del genitore! Se sei esausta hai diritto a un po’ di sollievo e di aiuto. A volte si tratta solo di trovare il proprio “villaggio”, altre madri, genitori affini con cui condividere esperienze e tempo passato insieme. Questo rende meno gravoso l’impegno di accudire e aiuta a vedere le cose im prospettiva.

Rispondi a Antonella Sagone Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *