Perché i metodi per insegnare a dormire non sono consigliabili

Perché i metodi per insegnare a dormire non sono consigliabili

I metodi di estinzione, cioè le tecniche per condizionare il bambino a non cercare più la mamma la notte, si basano su lasciare il bambino piangere per periodi progressivi di tempo. Funzionano? Sì, se con funzionare si intende che il bambino a un certo punto non piange più e si rimette a dormire. No, se si intende con questi metodi migliorare la qualità del sonno del bambino o addirittura rendere le sue notti più serene. La mamma non lo sente più e pensa che abbia smesso di svegliarsi, ma non è così. Ha solo smesso di chiamarla.

Infatti diversi studi sul sonno hanno monitorato l’elettroencefalogramma di mamme e bambini e anche i loro livelli di stress presi con campioni della saliva (che misura il tasso di cortisolo). Osservando bambini allattati, si è visto che togliendo il seno il bambino passa ugualmente, o anche più spesso, allo stato di veglia, e che semplicemente smette di piangere o chiamare, ma il suo livello di cortisolo, quindi lo stress, resta alto, mentre quello della mamma scende perché si illude che il bambino stia dormendo.

La nostra cultura alimenta la frustrazione dei genitori, affermando che non sia normale che il bambino si svegli spesso e chieda della mamma, e insinuando che questo succeda per colpa di errori educativi del genitore stesso, ad esempio a causa del fatto che il bambino è allattato, dorme coi genitori, viene preso in braccio quando si sveglia la notte. Ora sappiamo che queste sono false credenze, non supportate dai dati scientifici. Per ulteriori approfondimenti e riferimenti, potete leggere qui.

Allora chi cerca di abituare il figlio a dormire sbaglia?

Non si può abituare a dormire, perché il sonno non è un comportamento ma uno stato del sistema nervoso e non dipende dalla volontà. Si può abituare i bambini a non chiamare i genitori quando sono messi a letto.

Alcuni bambini sono particolarmente adattabili e non manifestano un bisogno di contatto così intenso, o magari i loro cicli di sonno sono compatibili con una routine. Se in una famiglia si è percorsa una soluzione che non contempla il bambino nel letto o nella stanza, e il bambino si è adattato a quella sistemazione senza manifestare stress, non c’è nulla di sbagliato in questo. L’importante è che la soluzione sia tale da permettere ai genitori di captare i segnali di stress e i risvegli del bambino e che ci sia la flessibilità di andare da lui se chiama la mamma. Inoltre va tenuto presente che specialmente per il periodo dell’esogestazione (i primi 9-10 mesi fuori dall’utero) è fondamentale per il bambino mantenere il contatto o almeno la prossimità con la mamma durante la notte, perché il suo sistema psico-neuro-endocrino si mantenga organizzato e stabile.

Spesso i genitori le tentano tutte per poter avere meno interruzioni notturne, e quindi a volte si cerca aiuto nel ciuccio o si prova a seguire i consigli del manualetto che promette miracoli. E a volte, come detto sopra, il metodo “funziona” nel senso che il bambino smette di chiamare la mamma. Questo non vuol dire che chi non ha risposto prontamente e sempre sia un “cattivo genitore”. Noi madri siamo in una condizione totalmente innaturale, da sole ad accudire un bambino piccolo 24h 7/7, ed è chiaro che a un certo punto siamo sfinite perché nessuno ci dà il cambio. Non sono responsabili i bambini, e non sono colpevoli le madri se cercano strategie per allentare il ritmo. Ma questo può essere fatto con la consapevolezza che non è la soluzione ideale per il bambino, che comunque si adatta a non cercare più il seno quando si sveglia, dato che non è più disponibile.

Conclusioni

È molto importante che i genitori prendano le loro decisioni e scelgano le strategie conoscendo la fisiologia del sonno del bambino e non basandosi su miti infondati; e che possano tenere conto correttamente dei segnali che il bambino manda, i quali dipendono dai bisogni e dal potenziale di adattamento tipico di ogni fase ed età, evitando di pretendere dal bambino cose che ancora non è in grado di fare.

I genitori non hanno bisogno di venire giudicati e colpevolizzati, bensì informati e supportati, in modo da poter cercare serenamente strategie ed equilibri il più confortevoli per loro e per i loro bambini, e una gestione dei risvegli notturni che sia quella che meglio riduce il trambusto e lo stress.

Se desiderate un affiancamento per analizzare la gestione notturna delle poppate e come armonizzarla con il sonno di tutta la famiglia, potete richiedere qui una consulenza professionale.

L’ideale è che i genitori possano cercare le soluzioni PRATICHE che funzionano per la loro famiglia, cercando un equilibrio fra i loro bisogni e quelli del bambino, senza dover mettere in mezzo questioni educative o giudizi, e senza timore di creare “cattive abitudini” nei loro figli: tutti i bambini prima o poi crescono, il loro sistema nervoso matura e cominciano a dormire spontaneamente tutta la notte e a non cercare più il seno, e il modo in cui si è scelto di accudire i loro risvegli notturni quando erano più piccoli non incide su questa maturazione.

Antonella Sagone, 8 gennaio 2022

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.